Fondi UE per la transizione ecologica

La UE si è impegnata a fondo per il passaggio a un’economia green deal e un ambiente più sano per i suoi cittadini. Ma il passaggio a un’economia climaticamente neutrale comporta grandi cambiamenti per le regioni più dipendenti dal carbone. Ecco perché è stato creato il Fondo per una transizione giusta (JTF-Just Transition Fund), con cui la UE intende raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e contrastare i cambiamenti climatici. Questo obiettivo ambizioso richiede un’economia a basso tasso di carbone, ma molti territori ancora oggi si reggono sui combustibili fossili e le loro industrie sono ad alto tasso di consumo di carbone. Secondo le stime della Commissione europea, il raggiungimento dell’obiettivo intermedio di riduzione del 40% dei gas serra entro il 2030 richiederà un investimento annuo aggiuntivo di 260 miliardi di euro. Il Meccanismo si baserà su tre pilastri: il Fondo per una transizione giusta (sette miliardi e mezzo di euro), il flusso di finanziamenti di InvestEU e i prestiti della Banca europea per gli investimenti sostenuti dal bilancio UE. Circa metà dei fondi dovrebbe provenire dal bilancio UE; ad esempio dai programmi che contribuiscono a progetti climatici e ambientali, dai fondi per l’agricoltura, dal Fondo europeo di sviluppo regionale, dal Fondo di coesione e da programmi come Orizzonte Europa e LIFE.

La commissione parlamentare Sviluppo regionale aveva chiesto già a luglio scorso un bilancio più consistente per il Fondo per la transizione giusta e anche una portata più estesa, investimenti sostenibili per microimprese e piccole e medie imprese, incluse start-up e operatori del turismo sostenibile. Sono richiesti investimenti anche per mobilità intelligente e infrastrutture rispettose dell’ambiente; progetti contro la povertà energetica, in particolare edilizia sociale e promozione di un approccio climaticamente neutrale e di riscaldamento a basse emissioni. Per infrastrutture ecologiche, rinnovamento e de-contaminazione dei siti di costruzioni esistenti e riconversione dei progetti, nel caso in cui il principio del “chi inquina paga” non possa essere applicato. La proposta del PE per i Finanziamenti nel quadro dello Strumento Europeo per la ripresa NextGenerationEU del 15 luglio ammontava a € 32mld, il Consiglio Europeo del 21 luglio ne ha deliberati appena € 10mld. Durante la plenaria del 23 luglio 2020 il Parlamento ha chiesto al Consiglio di giustificare i tagli massicci al bilancio per il Fondo per la transizione e a InvestEU nel contesto del Green deal. Tutti gli stati membri hanno accesso ai fondi, ma le risorse verranno concentrate su quelle regioni che sono più in difficoltà perché fanno ancora affidamento sui combustibili fossili (carbone, lignite, torba, olio di scisto). Il grado di prosperità del paese membro verrà comunque tenuto in considerazione. Gli eurodeputati hanno chiesto una deroga per gli investimenti legati al gas naturale nelle regioni che fanno ancora affidamento sull’estrazione e la combustione di carbone, lignite, torba e olio di scisto. Inoltre il PE chiede un considerevole aumento del bilancio portando il co-finanziamento fino al 85% dei costi per i progetti selezionati di cui beneficiano le comunità più vulnerabili in ciascuna regione; l’1% del totale per le isole e l’1% per le regioni più periferiche adottando un sistema di ricompense per i paesi che riducono più velocemente le proprie emissioni. Gli obiettivi di investimento del Fondo per la transizione giusta sono diretti a piccole e medie imprese e nuove imprese; ricerca e innovazione; energia pulita, riduzione delle emissioni, efficienza energetica ed energia innovabile; digitalizzazione e connettività; decontaminazione e riconversione di siti esistenti e bonifica del suolo; economia circolare, incluse prevenzione dei rifiuti, efficienza delle risorse, uso, riparazione e riciclo; formazione e riconversione professionale dei lavoratori; assistenza nella ricerca del lavoro; trasformazione di fabbriche e infrastrutture a carbone esistenti.

Mercoledì 16 settembre, i deputati europei hanno approvato la posizione negoziale del PE sulla proposta della Commissione relativa al JTF, con 417 voti favorevoli, 141 contrari e 138 astenuti. Il Parlamento ha insistito per un sostanziale aumento delle risorse del JTF dal bilancio UE per il periodo 2021-2027 (25 miliardi di euro a prezzi 2018, rispetto agli 11 miliardi proposti dalla Commissione e alla riduzione a 7.5 miliardi di euro concordata dal Consiglio europeo). Questo importo dovrebbe essere integrato da ulteriori 32 miliardi, a prezzi correnti, come proposto dallo Fondo UE per la ripresa. I deputati hanno confermato le disposizioni fondamentali delineate dalla commissione per lo sviluppo regionale nei suoi progetti di raccomandazione: fornire sostegno alle persone, all’economia e all’ambiente; creare un “meccanismo di ricompensa ecologica” che permetta l’assegnazione del 18% del totale delle risorse del Fondo ai Paesi UE che riducono le emissioni di gas serra più rapidamente.

Manolis Kefalogiannis (PPE, GR), relatore, ha affermato: “L’obiettivo dell’UE, nel contesto del Green Deal europeo, è la trasformazione socioeconomica delle regioni che dipendono da combustibili fossili e da industrie ad alta intensità di carbonio. Il 6 luglio, la commissione per lo sviluppo regionale ha approvato il progetto di relazione che istituisce il Fondo per una transizione giusta. Il JTF diventerà una componente chiave della politica di coesione dell’Unione. Siamo adesso pronti per avviare i negoziati interistituzionali e, nel contempo, il Fondo per una transizione giusta sarà strettamente collegato al QFP per il periodo 2021-2027 e al nuovo strumento per la ripresa (Next Generation EU)”. I negoziati interistituzionali dovrebbero iniziare il prima possibile e riguardare tutti i temi in discussione, tranne la dotazione finanziaria, su cui si dovrà trovare un accordo durante i colloqui sul quadro finanziario pluriennale (QFP), organizzati in parallelo.

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