La crisi bielorussa le manovre di Putin

Il potere logora chi non ce l’ha” era un aforisma di Giulio Andreotti, e Aleksandr Lukashenko ha fatto suo questo motto. Presidente da 26 anni e ora in vista del sesto mandato, numeri che forse solo il suo amico Putin potrà eguagliare, Lukashenko, definito l’ultimo dittatore in Europa, ha vinto le elezioni in Bielorussia con il 79,7% dei voti lasciando la sua rivale, Svetlana Tikhanovskaya, ferma a un misero 6,8%. Il regime si era assicurato che non ci fossero osservatori internazionali e giornalisti a garantire la regolarità del voto, ma non ha potuto impedire che una folla di manifestanti riempisse le strade di Minsk con una protesta che è degenerata in scontri aperti e la violenza della polizia ha portato a oltre 3.000 arresti tra i dimostranti e una vittima, Aleksandr Turaikovsky (secondo il gruppo di blogger investigativi russi Conflict Intelligence Team, l’uomo è stato ucciso dai colpi sparati da uno degli agenti delle forze speciali).

Lukashenko può contare sull’aiuto di Vladimir Putin, di fronte alle pressioni dell’Europa, lo zar ha ribadito a Michel e a Conte che non accetterà nessuna ingerenza negli affari bielorussi e ha intimato a Europa e USA di non intromettersi. Putin ha ricordato che in base al Trattato di Sicurezza Collettiva, la Russia è tenuta a intervenire in aiuto della Bielorussia se questa ne avanzasse la richiesta, fatto peraltro già avvenuto. Per ora la Russia non ritiene che ci siano le condizioni per un intervento, “Se però la situazione dovesse precipitare, e si dovessero verificare attacchi a palazzi delle istituzioni, allora la valutazione sarà diversa”.

La comunità internazionale si è mossa, pur se spesso in ordine sparso e tra cautele e distinguo, non riconoscendo il risultato elettorale e sostenendo la necessità di porre fine alla repressione violenta delle manifestazioni di protesta. Mentre il Consiglio dei ministri degli Esteri della UE si accordo per una serie di sanzioni da applicare a Minsk, l’Alto rappresentante dell’Ue, Josep Borrell, ha dichiarato: “L’Ue non accetta i risultati elettorali di una tornata non libera e non equa. Inizia il lavoro sulle sanzioni per i responsabili delle violenze e dei brogli”. Amnesty International ha denunciato “torture diffuse” subite dagli oppositori finiti in carcere. L’evolversi della crisi resta tuttora incerta, Lukashenko prima ha accennato a possibili cambiamenti della Costituzione, poi si è fatto ritrarre in televisione imbracciando un fucile, poi ha minacciato l’intervento dei russi.

Un rapporto quello con Putin che è improntato a una collaborazione che si fonda sulla necessità e non certo sull’amore, la Bielorussia non è un vassallo di Mosca, prima delle elezioni Lukashenko ha accusato la Russia di intromissioni nella campagna elettorale. L’agenzia di stato bielorussa BelTa, rese noto l’arresto di 32 mercenari della compagnia privata Wagner, lo scorso 28 luglio, in un sanatorio presso la capitale Minsk da un team delle forze speciali dei servizi segreti che qui si chiamano ancora Kgb. Un’altra persona sarebbe stata fermata più a Sud. In seno al Consiglio di Sicurezza subito convocato, Lukashenko ha dichiarato che era necessario chiedere spiegazioni a Mosca di quanto accaduto. Ma sicuramente Putin vuole avere voce nella scelta dell’eventuale successore di Lukashenko in caso di cambio al vertice.

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