Francesco Daveri (UniBocconi): scenari economici post Covid 19

Francesco Daveri è Professor of Macroeconomic Practice e Direttore del Full-Time MBA presso la School of Management dell’Università Bocconi di Milano. Ha insegnato in varie università italiane e internazionali, come l’Università Cattolica (sede di Piacenza), Parma, Brescia, Monaco e Lugano. Ha svolto attività di consulenza presso il Ministero dell’Economia, la World Bank, la Commissione Europea e il Parlamento Europeo. È stato Visiting Fellow presso varie università e centri di ricerca internazionali come l’Università di Harvard. l’Università di Copenhagen e la Banque de France. Le sue ricerche si concentrano sulla relazione tra le riforme economiche, l’adozione delle nuove tecnologie e l’andamento della produttività aziendale e settoriale in Italia, Europa e Stati Uniti. È editorialista del Corriere della Sera e managing editor del sito LaVoce.info. Si è laureato in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi. Ha poi conseguito un M.Sc. in Development Economics presso l’Università di Oxford e un Dottorato in Economia presso l’Università di Pavia. Lo abbiamo intervistato sugli attuali scenari economici.

Professor Daveri, partendo da prima della crisi Covid-19, il 2019 si era chiuso con un dato negativo, -0,3% di pil, per il quarto trimestre 2019. Possiamo dire che l’emergenza Coronavirus è arrivata in un momento in cui l’Italia era già in difficoltà?

L’Italia un po’, ma l’economia mondiale certamente no, dato che la pace tariffaria arrivata a fine anno tra USA e Cina lasciava sperare in un buon 2020 dal punto di vista della crescita. È vero che il 4° trimestre si era chiuso male, ma i mercati finanziari andavano bene e di solito anticipano quello che succede nei successivi 3 e 6 mesi. Quindi avere le borse che vanno bene non è coerente con un’aspettativa negativa, ma con un’economia che ci si aspetta vada bene. Detto questo, i dati risultati dal World Economic Outlook dello scorso gennaio evidenziavano un inizio di anno che era ancora positivo, l’economia mondiale era prevista in crescita per il 3,3% con una sostanziale tenuta anche per il 2021 al 3,4%. Questa percentuale è la media degli ultimi 45 anni, è anche vero che l’Italia non vede una crescita di questo tipo dalla metà degli anni ’90, ma anche che stiamo parlando della media mondiale che è data dagli emergenti che crescono del 5% e da quelli sviluppati che si fermano al 2%. Tra quelli sviluppati ci sono quelli che vanno e altri meno bene, l’Italia è sotto del 1% rispetto l’Europa che a sua volta è sotto del 1% rispetto gli USA, quindi partirei da qui per parlare della crisi data dal Covid-19.

Il rallentamento dell’economia cinese nel 2019 con la contrazione della domanda di petrolio e rame poteva essere un indicatore negativo?

Sicuramente se l’economia cinese rallenta, petrolio e rame seguono su questa strada, ma l’economia mondiale non è trainata dalla Cina, ma dagli Stati Uniti. Fondamentalmente, se non crescono gli Stati Unit,i la Cina da sola non è in grado di trainare l’economia mondiale, al massimo sé stessa. Può persino erodere un poco di crescita, se la Cina produce acciaio per esempio, mangia qualche quota di mercato a Stati Uniti ed Europa. Rispetto alla guerra tariffaria dell’anno precedente, la pace tariffaria Usa-Cina di inizio 2020 – per quanto ancora da precisare nei contenuti – lasciava presagire uno scenario positivo.

Il DEF prevede un calo del pil all’8 per cento, una media che comprende una forbice, a seconda dei settori, tra il -7,4% e il -15,8% secondo le stime di Prometeia. Cosa possiamo aspettarci?

Siamo in presenza di una crisi peggiore di quella seguita al crack Lehman Brothers, allora il pil mondiale scese dello 0,5%, oggi si prevede un -3%. Quindi anziché un’aspettativa di +3,3% avremo un calo del 3%, in sintesi ci mancherà un 6%, se si pensa che un punto di pil vale 900 miliardi di dollari, quindi parliamo di 5.400 miliardi di dollari, cifra che corrisponde al Pil del Giappone. Nei paesi ricchi il calo dovrebbe essere del 5%, mentre negli emergenti del 1%, ma ricordiamo che normalmente gli emergenti crescono del 5%; per loro avere -1% invece che +5% li mette nella nostra stessa condizione.

Stando ai dati previsionali riferiti alle tre pandemie passate, ufficialmente riconosciute da OMS, risulta che dal punto di vista economico è molto peggio un virus molto contagioso, ma poco letale, per lo shock molto più forte che provoca. Calo forza lavoro, deflazione, aspettative, propensione acquisto. Dal rapporto Implications for business di McKinsey rileva che fra uno scenario grave e uno molto grave la differenza è la possibilità che il virus non sia stagionale, quindi non passi con la primavera. Cosa aspettarsi?

Io starei ai dati del FMI, che si basano sul presupposto che la pandemia esaurisca i suoi effetti nel secondo semestre 2020, senza che si verifichi una seconda ondata nell’autunno 2020 o inverno 2021. Se dovesse verificarsi uno, o entrambi questi eventi, le cose andrebbero molto peggio. ENl caso di prolungamento della pandemia nel 2020, il Pil vedrebbe un calo del 6% a causa della ‘non fine’ del lockdown. Per il 2021 il FMI prevede una crescita del 5,8%, che in caso di recrudescenza del contagio calerebbe al 1%, se poi si verificassero entrambe le condizioni autunno e inverno, la situazione diverrebbe difficilmente controllabile.

Quello che diceva prima corrisponde alle previsioni per cui nel secondo anno l’economia si riprende e lo shock economico da pandemia viene riassorbito completamente nel terzo anno. Valutando la particolare situazione italiana, con debito pubblico esploso e litigiosità tra le parti politiche al governo e non, possiamo sperare resistere per tre anni? Cosa suggerirebbe?

La situazione del nostro debito pubblico appare abbastanza stabile, la FED ha azzerato i tassi di interesse, la BCE aveva già fatto altrettanto portandoli addirittura in zona negativa per i depositi delle banche presso la BCE. Quindi prendere soldi a prestito, pur avendo un debito molto alto, sarà possibile a tassi di interesse molto contenuti. Poi dobbiamo aggiungere uno spread che al momento ci costa 1,5-2 punti percentuali in più rispetto alla Germania; ma al momento non si vedono allarmi relativi alla sostenibilità del debito italiano. Il supporto della BCE è ampio e solido, ha già messo in atto la possibilità di acquistare titoli degli stati senza guardare alle capital keys. Il che significa che non è più tenuta ad acquistare titoli in proporzione alla quota detenuta dal singolo paese, l’intervento della BCE può ora essere asimmetrico acquistando quote maggiori dall’Italia rispetto la Germania, ad esempio. E’ necessario ripartire dal punto di vista economico, ma con le dovute cautele dal punto di vista sanitario. I prossimi interventi del governo dovranno necessariamente essere chirurgici, operando in modo tale da fare arrivare i soldi a chi servono, contando che certe attività come crociere ed eventi quali teatri e concerti, non saranno possibili a breve-medio termine. Cosa servirà su questi settori? Non possiamo lasciare scomparire il settore crociere, cui è legata la cantieristica ad esempio, perché incide in maniera forte sulla manifattura. Lo stesso discorso vale per tutti gli ambiti relativi al turismo e potremmo continuare con questi esempi. Forse servirebbero più aiuti che prestiti, o perlomeno finanziamenti con tempi di rimborso molto più lunghi di quelli finora messi in campo. Per ora il governo ha usato il canale bancario per erogare i finanziamenti, ma pare che la cosa non stia funzionando, probabilmente si dovranno attivare canali diretti quale potrebbe essere la Cdp.

A fronte delle negatività, calo forza lavoro, deflazione, le poste positive come la gig economy, runner, online, può aiutare l’economia?

Il pil rispecchia la media nazionale, quindi ci saranno settori che risentiranno in modo minore della crisi, il dato del pil è il netto tra i numeri negativi e quelli positivi, e il saldo è certamente un calo molto forte. La speranza è che ci sia una ripresa molto forte nel secondo semestre sulla base della fine dell’emergenza sanitaria, contando che il sistema produttivo delle regioni più colpite, che sono anche quelle più produttive, non ne esca distrutto. Ci sono ambiti come il tempo libero e i trasporti che andranno probabilmente ripensati.

Veniamo ai casi spinosi di cui si parla tanto, Recovery Fund, MES e ultimamente la proposta di una patrimoniale.

Iniziamo dalla patrimoniale, ritengo sia una sciocchezza totale e che questa idea venga accantonata al più presto. In un momento di crisi come questo non riesco a comprendere l’idea di imporre nuove tasse, un politico che porta avanti questa proposta non saprei proprio a quali elettori pensa di rivolgersi. In un momento come questo è necessario puntare alla coesione sociale, e non si può certo mettere in atto con nuove tasse. Stante i vincoli di bilancio si potrebbe pensare a erogare un trasferimento a chi quest’anno abbia un reddito inferiore a quello dello scorso anno, con l’impegno a restituirlo nei prossimi 3-5 anni se il reddito del soggetto torna a crescere. Il piano Marshall nel dopoguerra fece arrivare nell’arco di 4 anni una cifra pari al 10% del pil di un anno degli Stati Uniti, serve qualcosa del genere. Se saranno prestiti andranno a pesare sul debito pubblico, altrimenti no, ci vorrà sicuramente una qualche forma di solidarietà europea verso i paesi più colpiti dalla crisi Covid-19. Può essere il MES anche se diretto alle spese sanitarie per fare funzionare per bene tutto quello che non è andato bene finora, visto che non si può escludere una recrudescenza della pandemia. I Recovery Fund sono un altro aspetto che serve per aiutare l’economia, bisogna vedere se li farà l’Italia o l’Europa, poi ci sono i fondi Sure per alleviare la crisi del lavoro. Per ora i Recovery Fund si limitano a un orientamento politico senza che il quadro sia stato riempito di contenuti.

La crisi ha tagliato il valore delle società mettendole a rischio di scalata, per evitare takeover indesiderati il governo ha pensato a una golden power speciale, come vede questo intervento statale?

Andrebbero pensate regole precise con criteri stabili e resi pubblici a cui attenersi per l’intervento. Un intervento di questo tipo non dovrebbe sottostare alle idee del premier di turno. Ci sono regole europee che stabiliscono che questi interventi devono essere limitati il più possibile per non influire sul libero mercato, è necessario individuare quali sono i criteri e i settori da salvaguardare. Il caso Alitalia ad esempio non mi pare rientri tra questi, porta più passeggeri Easy Jet di Alitalia, ci sono banche e utilities, occorre delineare linee di intervento che chiudano fuori gli investitori stranieri tout-court per non farli allontanare dal nostro paese. Anche altri paesi stanno introducendo strumenti simili, entrando con capitale pubblico in società private, come anche la KFW in Germania. MA ciò avviene entro una cornice di regole certe.

Una riapertura a zone, tipo la Spagna che già sta riaprendo al turismo con date certe, non rischia di destabilizzare il mercato e quindi chi apre prima si accaparri le poche quote di mercato rimanenti con una politica di prezzi predatori?

E’ un discorso che andrebbe affrontato a livello europeo, io sono più preoccupato dal discorso sanitario, posso immaginare che Schengen rimanga sospeso, vedremo come si procederà, per ora non si parla di aprire le frontiere.

La globalizzazione non aiuta l’economia in questa crisi da Covid-19, il WTO ha rilasciato una previsione in merito all’interruzione delle catene di produzione prevedendo un calo dal 13 al 32% a seconda degli sviluppi, la UE è più ottimista e si ferma al 9%. Resta il punto che tutti mettono al centro il problema dell’innalzamento di barriere o dazi, rifiuto di vendere beni perché servono al proprio paese, dagli strumenti sanitari al grano (il cui prezzo è già lievitato), mentre servirebbe un maggiore apertura commerciale, quanto può influire questa situazione?

Il fatto che il commercio globale vada avanti è sempre stato considerato il fratello gemello della crescita dell’economia mondiale degli ultimi 30. In questo momento di crisi anche la globalizzazione ne risente, ma una forza come la globalizzazione tecnologica non si può fermare. Al momento non si commercia e il pil ne risente, quando il pil ripartirà tutto si rimetterà in moto, a meno che non siano state innalzate barriere protezionistiche da parte dei vari stati.

Aggiungo una domanda al volo perché è appena uscito il dato Prometeia sui disinvestimenti sui Fondi Comuni, dopo anni di crescita nel primo trimestre 2020 viene rilevata una dismissione pari a 11,5 miliardi di euro, 3% a livello europeo e 1,5% per l’Italia. Un calo che non avveniva dal 2008, crisi di fiducia o i cittadini stanno erodendo i propri risparmi per affrontare l’emergenza?

Probabilmente i risparmiatori avevano considerato la crisi passeggera, ma considerando che la borsa era salita molto, è ipotizzabile che gli investitori siano rientrati guadagnandoci avendo comprato quando i prezzi erano bassi. Di questi tempi è sicuramente meglio affidarsi a esperti e non usare il fai da te.

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