Un giorno di pioggia a New York (Film, 2019)

Sono fermamente convinto che dovremmo giudicare l’opera, non il suo autore, senza lasciarsi prendere da eccessivi sentimenti di giustizia. Non voglio conoscere le possibili nefandezze commesse da Woody Allen, mi basta entrare in una sala cinematografica e gustarmi il suo cinema, così geniale e così poco nordamericano, per pensare soltanto alla storia che sto vedendo.

Un giorno di pioggia a New York è una commedia sentimentale garbata e romantica, divertente e complessa, leggera e profonda, scritta da un autore di 84 anni che dirige con disinvoltura un cast di giovani attori ben calati nelle rispettive interpretazioni. Fotografia del grande Vittorio Storaro, che immortala una New York plumbea e piovigginosa, crepuscolare e decadente, ebbra di suggestioni nostalgiche e intrisa di divagazioni pittoriche. Colonna sonora scandita da sonorità jazz e suadenti note da piano bar che – grazie anche a una suggestiva scenografia – sottolinea un ritorno nostalgico ai luoghi del passato. La sceneggiatura, piena di colpi di scena dal sapore surreale che si concatenano alla perfezione, racconta la storia d’amore tra due studenti universitari che invece di raggiungere il culmine durante un fine settimana a Manhattan finisce con l’imprevedibile rottura, dopo la reciproca scoperta dei diversi caratteri. Gatsby (Chalamet) incontra un nuovo amore (Gomez) mentre Asheig (Fanning) si perde nel luccicante mondo del cinema grazie a un’intervista non realizzata.

Forse il miglior Woody Allen degli ultimi anni, che rischiavamo di perderci per le beghe giudiziarie messe in campo dal movimento Mee Too contro il regista, rispolverando una vecchia storia di violenza (mai provata) che risale al 1992. Distribuito non benissimo in Italia, soprattutto con colpevole ritardo, è un film che vale la pena di cercare per gustare fino in fondo quel suo sapore di nostalgica decadenza, di rimpianto del tempo perduto, di leggera gioia di vivere e malinconica sofferenza che diffonde a ogni sequenza. New York, Manhattan, Central Park, i quartieri ebraici, Soho, la borghesia cittadina non potevano trovare un miglior cantore dotato di tanta poetica leggerezza. Un film da vedere senza pregiudizi, per scoprire – grazie a una commedia! – il senso profondo della vita.

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Regia, Soggetto, Sceneggiatura: Woody Allen. Fotografia: Vittorio Storaro. Montaggio: Alisa Lepselter. Effetti speciali: Roy Savoy. Scenografia: Santo Loquasto. Costumi: Suzy Benzinger. Produttori: Erika Aronson, Letty Aronson. Case di Produzione: Gravier Productions, Perdido Productions. Distribuzione: Lucky Red. Genere: Commedia romantica. Durata: 92’. Interpreti: Timothée Chalamet (Gatsby Welles), Elle Fanning (Asheigh Enright), Selena Gomez (Shannon Tyrell), Rebecca Hall (Connie Davidoff), Cherry Jones (signora Welles), Jude Law (Ted Davidoff), Diego Luna (Francisco Vega), Liev Schreiber (Roland Pollard), Kelly Rohrbach (Terry Ford).

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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