Tolo Tolo (Film, 2020)

Fabio Medici debutta alla regia per dirigere il suo alter ego rozzo e qualunquista, quel Checco Zalone ancora capace di riempire le sale, producendo fenomeni incredibili per il cinema italiano. Tanto per dire, a Piombino, piccolo centro dove vivo, le due grandi sale cittadine sono dedicate a Tolo Tolo, con orario continuato e proiezioni mattutine, per tacere quella speciale di fine d’anno, dopo i fuochi d’artificio. Fenomeno culturale, senza dubbio, come un tempo furono le pellicole interpretate da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Diciamo subito, però, che Fabio Medici orfano di Gennaro Nunziante, coinvolto in un progetto ideato da Virzì – al quale contribuisce così tanto da guadagnarsi la regia – non convince molto. E ve lo dice un fan di Checco Zalone, uno che si è visto (apprezzandoli) i precedenti lavori e che reputa Quo vado? uno dei migliori prodotti comici degli ultimi vent’anni.

Tolo Tolo ha molti pregi: è ambientato tra Marocco, Kenya, Malta, Italia (Puglia, Roma, Trieste) con una fotografia straordinaria (bravo Zamarion!), ricostruzioni di ambienti e situazioni perfette, regia tutto sommato solida, con buona direzione di attori. Il problema sta tutto nella sceneggiatura che presenta elementi disturbanti, persino imbarazzanti, costruita su una contaminazione di generi eccessiva: lo spettatore non comprende se sta vedendo una farsa, un musical, un cartone animato, una commedia impegnata, un film d’autore. Tutto questo non sarebbe un difetto, se la contaminazione di generi funzionasse e se le battute facessero ridere come in un vecchio film con Checco Zalone, diretto da Nunziante.

Niente di tutto questo. La storia è un pretesto per parlare di immigrazione, del nostro atteggiamento nei confronti degli sbarchi di disperati che sognano l’Italia come soluzione per i loro problemi, ma il personaggio di Checco Zalone è scritto così male da risultare spesso fastidioso invece che simpatico. Checco è un imprenditore fallito che fugge in Africa per farsi dimenticare dalle due ex mogli e dai parenti che ha coinvolto nel disastro economico, ma a un certo punto si trova a dover compiere un viaggio della speranza insieme a un gruppo di migranti in fuga dalla guerra civile. Ne succedono di tutti i colori, in un caleidoscopio di situazioni incredibili, che cominciano con l’amore per la bella Idjaba (brava Manda Touré!) – rivoluzionaria sotto mentite spoglie – e terminano con la riconsegna di un figlio al padre, emigrato in Italia. In mezzo a questi parametri narrativi Checco Zalone imita un paio di volte Mussolini, provocando non poco imbarazzo per i suoi attacchi di fascismo, fa battutacce sul razzismo, canta qualche canzoncina durante sogni surreali e riproduce un onirico naufragio di migranti davvero da dimenticare.

In definitiva, a salvarsi davvero è il cartone animato finale, che sembra citare vecchie opere Disney (Pomi d’ottone e manici di scopa) dove le animazioni convivevano con personaggi in carne e ossa. Checco Zalone racconta in musica le disavventure di una cicogna sbadata che consegna i bambini in Africa, decidendo per loro un destino difficile. Altri motivi d’interesse: la colonna sonora, con pezzi di repertorio di Sergio Endrigo (L’Arca di Noé) e Nicola Di Bari (Vagabondo), oltre a brani originali come Immigrato che risultano riusciti. Brevi apparizioni nel cast per Barbara Bouchet e Nicola Di Bari.

Tolo Tolo è un film che si può vedere, persino sorridendo, ma è distante mille miglia dal cinema popolare di Checco Zalone, troppo influenzato da Virzì, con il risultato che tale commistione produce un ibrido informe che non accontenta né i fan storici dell’attore pugliese, né i sostenitori del regista livornese. Sufficiente, ma con il consiglio di tornare alle origini, al cinema che sa fare e chi ci faceva star bene.

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Regia: Fabio Medici (Checco Zalone). Soggetto e Sceneggiatura: Fabio Medici, Paolo Virzì. Fotografia: Fabio Zamarion. Montaggio: Pietro Morana. Produttore. Pietro Valsecchi. Casa di Produzione: Tao Due, Medusa. Effetti Speciali: Monica Galantucci. Musiche: Fabio Medici, in collaborazione con Antonio Iammarino e Giuseppe Saponari. Costumi: Monica Simeone. Interpreti: Checco Zalone, Souleymane Sylla, Manda Touré, Nassor Said Birya, Alexis Michalik, Arianna Scommegna, Antonella Attili, Gianni D’Addario, Nicola Nocella, Diletta Acquaviva, Maurizio Bousso, Sara Putignano, Barbara Bouchet, Nicola Di Bari.

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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