Lo sguardo dell’altro (Film, 1997)

Vicente Aranda (1926-2015) ha fatto dell’erotismo la sua cifra cinematografica fondamentale, in funzione antiborghese, per indagare la psicologia umana, soprattutto l’animo ribelle che si nasconde in una donna. Amantes (1991) è il suo film più celebrato, vincitore del Premio Goya, Orso d’Argento a Berlino assegnato a una perfida Victoria Abril, protagonista molto almodovariana. Abbiamo già affrontato il suo cinema con L’amante bilingue (1993), interpretato da una conturbante Ornella Muti, approfondiamo il discorso con un film che vede protagonista la sensuale Laura Morante, nel ruolo più estremo della sua vita artistica.

Lo sguardo dell’altro racconta la ribellione di Begonia (Morante) alle convenzioni di una famiglia borghese dove tutto deve andare secondo certe regole prestabilite, la sua totale assenza di convenzionalità e di pudore, il suo estremo bisogno di ricercare un piacere sessuale fine a sé stesso. Begonia è una donna che trasgredisce ogni regola, afferma la sua personalità attraverso il sesso, non esita a intrattenere rapporti con un diciottenne, persino a sposarlo e a fare un figlio con lui, solo per contraddire la famiglia. Al tempo stesso non rinuncia ai vecchi amanti, siano ex compagni di liceo, pittori che l’hanno avvicinata ai piaceri della carne, uomini del passato che non si dimenticano. La trasgressione di Begonia tocca il culmine quando si finge prostituta, finisce sodomizzata dal magnaccia che comanda la zona insieme a quattro loschi figuri, uscendo malconcia da un rapporto contro natura e rischiando di contrarre l’Aids.

Il film è un melodramma erotico con accenni da commedia grottesca, genere molto frequentato dai cineasti iberici che non rinnegano le loro origini. Aranda è un regista originale, dotato di uno stile ben definito, sceneggia a dovere un soggetto di Fernando G. Delgado (La mirada del otro) che si aggiudica l’Orso d’Oro a Berlino. Laura Morante è bravissima, si doppia in italiano, recita sempre in primo piano, protagonista assoluta di una pellicola per niente facile che la vede al centro dell’azione erotica.

Il ritmo compassato di questo tipo di cinema gode comunque di una certa suspense, gli eventi che si susseguono non sono mai scontati, i personaggi sono imprevedibili, ben scritti, forse il solo Daniel (Miguel Angel Garcia) è il più stereotipato, ma il ruolo da diciottenne innamorato lo impone. Un buon film che utilizza un erotismo perverso e conturbante – comunque raffinato – per tentare di spiegare l’animo umano e la società borghese. Pretese forse troppo alte, ne vien fuori comunque una buona storia, non convenzionale, che si segue con piacere.

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Regia: Vicente Aranda. Soggetto: Fernando G. Delgado (romanzo omonimo). Sceneggiatura. Alvaro del Amo, Vinente Aranda. Montaggio: Teresa Font. Musiche: José Nieto. Scenografia: Josep Rosell. Fotografia: Flavio Labiano. Interpreti: Laura Morante, José Coronado, Miguel Angel Garcia, Juanjo Puigcorbé, Sancho Gracia, Blanca Apilanez, Alonso Caparros, Jesus Valdés, Ana Obregon, Miguel Bosé, Txema Sandoval, Pedro Miguel Martinez, Nuria Soler.

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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