Una disgrazia chiamata Trump

Il 2016 (non per niente un anno bisestile) ha prodotto una delle peggiori disgrazie che potevano toccare all’Occidente: l’elezione di Donald Trump alla Presidenza degli Stati Uniti.

Cominciamo dal principio. Hillary Clinton aveva vinto il voto popolare, con una margine di 2.900.000 voti. La ragione della vittoria di Trump sta nell’arcaico sistema elettorale americano, basato ancora sul principio di “un collegio elettorale”. Per ragioni storiche che hanno a che vedere con la natura veramente federale delle origine degli USA, ogni Stato dell’Unione dispone di un certo numero di delegati nel collegio, non però strettamente proporzionale alla sua popolazione, per cui gli Stati minori hanno in proporzione molti più delegati di quelli maggiori. Questi però pesano numericamente  in modo decisivo sulla bilancia elettorale. Il problema sarebbe minore se per ogni Stato partecipassero delegati in proporzione dei voti ricevuti dai due partiti. Ma così non è: in certi Stati, come la Florida, il principio è che il vincitore prende tutto. In altre parole, se il voto popolare nello Stato è, diciamo, 51% contro 49%, il 51% prende tutti i delegati. È un sistema che di fatto favorisce i repubblicani, tradizionalmente forti in Florida, lo Stato con maggiore partecipazione al collegio elettorale, e difatti ha permesso l’elezione di Trump, come a suo tempo quella di George W. Bush (non per combinazione, i due peggiori presidenti americani della storia recente).

In qualsiasi altro paese più o meno razionale, il sistema sarebbe stato modificato per renderlo rispettoso delle regole democratiche. E attualmente i sondaggi mostrano che oltre il 52% degli americani lo vorrebbe. Ma è molto improbabile, quasi impossibile, che ciò avvenga. Le procedure costituzionali sono tanto complesse da risultare scoraggianti.

La disgrazia è che Trump  ha dimostrato di essere inadatto a governare e non solo per ragioni morali, ma politiche (Nixon lo era evidentemente sul piano morale, ma politicamente era astuto e capace). Lasciamo stare il palese appoggio russo alla sua elezione; lasciamo stare la persistente ostruzione di giustizia, puntualmente rilevata nel Rapporto Mueller, lasciamo anche stare il razzismo, l’estremismo di destra, il catalogo spaventoso di bugie e negazioni della realtà, ampiamente documentato. Pensiamo invece alla sua disastrosa politica estera, un misto di ignoranza e di incompetenza. Non ha risolto un solo problema, vinto un solo nemico: con la Corea del Nord un comportamento inconcludente, nel Medio Oriente una serie di ritirate, in Venezuela un fiasco così evidente da far vergogna. Rispetto alla Russia di Putin, un misto di velleità sconsiderate e ingenue. È abbastanza chiaro che il disegno trumpiano era e forse resta di stabilire un dialogo che consenta una gestione comune delle crisi, creando così una sorta di rinnovata diarchia USA-Russia nel mondo. Il problema è che di fronte a sé Trump ha un giocatore politico di raffinata e spregiudicata capacità.  In realtà, finora, la sola cosa che Trump è riuscito a fare è irritare gli amici tradizionali, in particolare l’Europa, e distruggere quel poco che si era fatto per combattere il crescente e preoccupante degrado ambientale..

Sul fronte interno, la battaglia in corso riguarda la divulgazione del testo completo del Rapporto Muleler. Il Dipartimento di Giustizia lo ha comunicato al Congresso con alcune parti cancellate. Il Congresso ha richiesto al Ministro di Giustizia, Barr, di comunicarlo integralmente. Barr si è rifiutato e si è anche rinegato di comparire ad un’udienza della Commissione Giustizia della Camera. Ora la Commissione, presieduta e controllata dai democratici, ha avviato contro di lui la procedura per “comptent” (disprezzo) del Congresso, che si svilupperà nelle prossime settimane.

Per il momento, Trump è protetto dalla maggioranza repubblicana nel Senato. Bisognerà misurare però l’effetto della incompetente e pericolosa conduzione della politica estera sull’establishment di Washington: CIA, militari e Partito Repubblicano conservatore, nazionalista e visceralmente antirusso. Credo che un effetto sia immancabile, ma solo a medio e forse lungo termine. Per il momento, Trump continuerà a fare danni.

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