Spagna, nuovo Parlamento al femminile

Madrid – Alle elezioni politiche di domenica scorsa in Spagna il Partito socialista (PSOE) ha raggiunto la maggioranza e salirà al governo. Con grande meraviglia si tratta del primo Parlamento con la più alta percentuale femminile nella storia del Paese. Se il PSOE di Pedro Sanchez è il primo partito al Congresso spagnolo ad avere 64 donne su 123 deputati, in Europa la Spagna si aggiudica il secondo posto con un totale del 46,8% di donne elette in Parlamento (166 contro 184 uomini), superata solo dalla Finlandia con il suo 47% di rappresentanza femminile.

Finalmente si iniziano a vedere i primi risultati della battaglia combattuta ogni giorno dalle donne per farsi largo in un mondo della politica connotato quasi unicamente al maschile. Sebbene la figura della donna sia stata sempre presente in politica, forse non lo è mai stata come oggi.

E’ vero, fa male soffermarcisi a pensare, però è l’unico modo per capire e ragionare su quello che succede da sempre nella società. Purtroppo, il ruolo della donna (salvo alcune eccezioni) in termini di potere politico è sempre stato condizionato all’uomo; le donne sono state puntualmente messe in secondo piano, come figura di contorno al marito “politico”.

Oggi, nel XXI secolo, finalmente la figura della donna non è più solo vincolata all’uomo (anche se ciò non vale purtroppo per tutti i paesi), ma è simbolo di potere e decisione indipendente dal genere maschile. Lo dimostrano paesi come Spagna e Finlandia, dove le donne fanno un grande passo avanti in termini quantitativi e qualitativi, perché per la prima volta nella storia della politica raggiungono una percentuale più che significativa in Parlamento. In Spagna la legge sull’uguaglianza è del 2007, secondo cui, per avere parità di rappresentanza di genere in Parlamento, nessuno dei due sessi può superare il 60% o scendere sotto il 40%.

Secondo i dati della Banca mondiale, negli ultimi trent’anni il ruolo delle donne è in netta ascesa, ma certo ancora è difficile parlare di “parità di sessi”, giacché in molti paesi la rappresentanza femminile in Parlamento non arriva al 20% e in nessun paese al 50% (un dato, questo, piuttosto allarmante). E ciò dimostra quanto purtroppo la disuguaglianza di genere sia ancora molto radicata nei “sistemi Stato”, specie a livello socio-culturale.

Se questa affermazione numerica delle donne nel Parlamento spagnolo può essere definita una sorta di traguardo, non è in effetti altro che il trampolino di lancio ed un piccolo spiraglio verso quella che un giorno sarà la vera “uguaglianza di genere”.

Si tratta di traguardi compiuti anche grazie all’inarrestabile movimento femminista spagnolo che in questi ultimi anni è cresciuto enormemente in Spagna. Ricordiamo che la memorabile mobilitazione dell’8 marzo dello scorso anno per i Diritti della donna in Spagna ha raggiunto per la prima volta un numero sorprendente di partecipanti (sia uomini che donne). La manifestazione è infatti ricordata dai mass media spagnoli come “la movilización histórica por la igualdad de las mujeres” perché vi parteciparono più di 5 milioni di persone in tutta la Spagna.

In queste ultime Elezioni generali di Spagna è stato molto chiaro il messaggio sul ruolo della donna nella Politica e soprattutto nella società spagnola (ed è, come dicevamo, un traguardo ma certo non la fine della “battaglia”). E´ stata dunque la dimostrazione che il “senso dello Stato” non è qualcosa che possa essere declinato solo al maschile e che finalmente la mentalità, anche se a fatica, sta iniziando a trasformarsi. Avere più donne come rappresentanti dei cittadini nel luogo dove “si fanno le leggi” (il Parlamento, appunto) comincia ad essere garanzia di uguaglianza di genere perché nessuna meglio di loro può rappresentare il mondo al femminile. Questa quasi parità nel nuovo Parlamento spagnolo porterà sicuramente grande beneficio non solo a livello di rappresentanza, ma anche e soprattutto a livello culturale e sociale. E non solo alle donne.

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