Abuso di diritto

Quali sono le parole più utilizzate da un politico, ma non solo? Sembra che la più gettonata, a più livelli e in più contesti, sia “Diritto”. Seguono poi altri termini come “Lotta alle diseguaglianze”, “Tuteleremo i più deboli”. A queste che hanno una connotazione di più ampio respiro possiamo aggiungere quelle più settoriali come, ad esempio “prima gli italiani” e “aboliremo la povertà”.

Niente di nuovo sotto al sole, si tratta di slogan ma, si noti bene, tutti sono declinazioni di quel termine usato in tutte le possibili declinazioni o variabili di “Diritto”. Del resto che cosa offrire ad un elettore, ad un consumatore, all’appartenente a qualsivoglia categoria, che non tutelare i propri diritti?

Anche la pubblicità, se andiamo a vedere fino in fondo, fa la stessa cosa, perché chiunque ha diritto al prodotto migliore, al prezzo più conveniente, ad essere tutelato quale consumatore. Una volta bastava essere cliente per avere sempre ragione. Oggi basta avere una definizione o essere portatore di un’istanza della più svariata natura che possiamo parlare di diritti dei consumatori, del malato, dei migranti, dei carcerati, dei padri vittima della giustizia, delle donne, delle minoranze etniche e linguistiche, dei diversamente abili fino a poi a incontrare chi decide di dar voce a chi non la ha e possiamo incontrare i protettori dei diritti degli animali o di chi non vuole vaccinarsi, autoproclamatisi paladini di categoria sulla base, spesso, di proprie idee personali, magari contro evidenze scientifiche.

In ogni caso tutti pronti a far valere i propri diritti e quelli della categoria che viene rappresentata. Se fosse un gioco tra bambini tutti Guardie e non ci sono i Ladri: tutti dalla parte dei buoni e non certo dei cattivi, in nome, anche, di un politically correct addomesticato ad uso proprio in nome di istanze che, talvolta, trovano una giustificazione nella obiettiva debolezza di una categoria ma che, spesso, si fondano su una propria supposta superiorità di idee, di presunzioni e presupposti o, peggio, sfociano in forme poco mascherate di intolleranza e pregiudizio verso il diverso. Abuso e distorsione totale del diritto.

Forse è però il caso di soffermarsi, o meglio partire, proprio da questa ultima osservazione, per ricordare che a fronte di ogni diritto esiste un dovere e che proprio per poter esercitare i propri diritti è indispensabile prerequisito l’adempimento del proprio dovere. Questo basilare concetto è contenuto nella dichiarazione americana dei Diritti e dei Doveri (o di Bogotà) del 1948, in cui vengono enunciati concetti che sembrano uscire dalla penna di Mazzini e hanno un sapore risorgimentale.

Storia a parte, si tratta anche di una questione terminologica e giuridica che viene fatta passare in secondo piano dalle veemenza con la quale i portatori di istanze basate sui diritti agiscono. Fino a conseguenze spesso estreme e senza alcun rispetto dell’esistenza di diritti altrui. Estremizzando esempi e contesti possiamo citare il movimento dei gilet gialli in Francia, ormai ridotto solo a occasioni di violenza per chiedere non si capisce più che cosa da un lato, e le manifestazioni di animalisti e vegani che bloccano autostrade o manifestazioni per salvare tre nutrie o un cinghiale.

Volutamente, si ribadisce, gli esempi sono estremi ma, in ogni caso, in tutte le situazioni qui brevemente citate, ma anche in mille altre che possono presentarsi, resta l’assoluta voluta dimenticanza e quindi di rispetto dei doveri fino a generare una confusione totale che, sobillata da politici che non perdono di certo l’occasione.

Esempi stavolta non estremi? Il diritto allo studio è diventato diritto al pezzo di carta senza che si ricordi il dovere di studiare; il diritto al lavoro diventa la pretesa di un posto fisso anche se fosse in un’azienda o un ente decotti o inutili, il diritto di un animale a vivere diventa la pretesa che il mondo diventi vegano e il diritto alla liberà di scelta sui vaccini si distorce nella pretesa di poter giudicare la scienza dall’alto di posizioni di comodo e  ignoranza.

Un ritorno a Mazzini sarebbe auspicabile in chi si fa forza nelle posizioni di diritto e che poi, alla resa dei conti, corre il rischio di illudere coloro che hanno creduto in lui e generi danni ben maggiori. Magari esistessero politici illuminati e lungimiranti che richiamassero ai doveri e, su questi, creare le basi dei diritti.

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