Spagna, le ingombranti spoglie di Franco

Il 10 Giugno i resti di Francisco Franco lasceranno il mausoleo della Valle de los Caidos per essere tumulati accanto alla sua sposa in un cimitero a nord di Madrid. Il Governo spagnolo ha preso questa decisione malgrado la forte opposizione posta dalla famiglia del dittatore.

La data è stata finalmente fissata, malgrado le mille difficoltà che si sono dovute superare, e che pare non siano finite. Le autorità spagnole riesumeranno il prossimo 10 Giugno le spoglie del generale Francisco Franco dall’imponente mausoleo della Valle de los Caidos (“la Valle dei caduti”), vicino a Madrid. Venerdì 15 Marzo, all’uscita del consiglio dei Ministri la vice-presidente del Governo, Carmen Calvo, ha comunicato che i resti del “caudillo” saranno trasferiti in un cimitero a nord di Madrid dove si trova già la tomba della moglie. Appena arrivato al potere nel Giugno del 2018, il Governo socialista di Pedro Sanchez aveva annunciato che avrebbe ritirato le spoglie di Franco dal gigantesco mausoleo della Valle de los Caidos. Il decreto è stato approvato lo scorso Settembre dai deputati spagnoli con 172 voti a favore, due contrari e 164 astensioni. I numeri la dicono lunga sull’ambiguità della situazione storica che vivono molti nel Paese. Un situazione di disagio che divide ancora. La famiglia di Franco, che si oppone ovviamente all’esumazione e chiede il rispetto del mausoleo della Valle de los Caidos, aveva proposto che i resti fossero trasferiti nella cattedrale di Almudena, al centro di Madrid, dove possiede una cripta, proposta prontamente rifiutata dal Governo. Il caso è stato allora portato davanti alla Corte suprema che però non si è ancora pronunciata. Un ricorso alla giustizia che potrebbe ritardare la riesumazione, se non addirittura bloccarla.

Il Generale Franco fu l’organizzatore della rivolta militare del 18 Luglio 1936 contro le autorità legittime della Seconda Repubblica spagnola. Le sue forze nazionaliste ebbero la meglio dopo una lunga e violenta guerra civile. Negli anni ’40, Franco aveva ideato e fatto costruire la Valle de los Caidos, un complesso monumentale in onore della guerra civile spagnola, definito ancora oggi patrimonio nazionale. L’ex dittatore vi era stato tumulato nel 1975 vicino all’altare della basilica, ai piedi di San Lorenzo de l’Escorial, immensa croce di pietra alta 150 metri. La sua tomba è sempre piena di fiori freschi e si trova vicina a quella del fondatore del Partito filofascista della Falange, Josè Antonio Primo de Rivera. Ogni 20 Novembre, anniversario della morte di Franco, nostalgici del franchismo si riuniscono davanti al mausoleo, braccia alzate, mani tese, cantando Cara al Sol. Per molti in Spagna un vero insulto alla democrazia e alle vittime della dittatura. Una ferita che brucia soprattutto  la sinistra spagnola e i militanti antifascisti che non si perdonano ancora di aver lasciato morire nel suo letto il dittatore.

In nome di una sedicente “riconciliazione” nazionale, Franco aveva peraltro trasferito i resti di più di 33mila vittime della guerra civile nelle cripte della basilica, nazionalisti così come repubblicani. Tendenzialmente senza avvertire le famiglie. Ricordiamo che tra il 1941 e il 1959, questo complesso fu costruito da prigionieri repubblicani, condannati ai lavori forzati e molti dei quali morirono nel cantiere. Il monumentale mausoleo sembra essere diventato il simbolo delle difficoltà che il regno ha a voltare la pagina di uno dei capitoli più neri della sua storia contemporanea. Quarantatre anni dopo la morte del dittatore, le ferite non sono affatto chiuse e tutto ciò che ruota intorno alla Memoria di quel periodo divide ancora la Spagna. Nel “The Spanish Holocaust”, lo storico britannico Paul Preston stima che ci siano stati 200mila morti durante i combattimenti, e ritiene che la stessa cifra possa applicarsi a coloro che sono morti assassinati o vittime di esecuzioni. Tra questi,  150mila sarebbero vittime dei franchisti.

Anche se morto e sepolto da più di 40 anni, Franco continua a tormentare la Spagna e imporre la sua ingombrante “presenza”. Da quando Sanchez ha annunciato che avrebbe messo fine alla ”anomalia storica” rappresentata dalla Valle de los Caidos, niente è andato nel modo in cui l’esecutivo avrebbe voluto.

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