Brexit nel labirinto

Martedì prossimo il Parlamento inglese dovrà pronunciarsi sull’accordo Gran Bretagna-UE che definisce i termini di quella che si rivela sempre più una separazione complicata e disgraziata. Le prospettive non sono incoraggianti. Una parte, anche se minore, del Partito Conservatore che sostiene il governo di Theresa May è contraria e contro si sono pronunciati anche i 16 deputati Unionisti dell’Irlanda del Nord, parte essenziale di quella maggioranza. È scontato che l’opposizione laburista e liberale non verrà in soccorso. Sulla carta, la May dovrebbe dunque perdere la partita anche se da qui all’11 dicembre metterà in atto tutte le possibili manovre di persuasione o di ricatto possibili.

L’accordo ha certo vari punti discutibili, ma è probabilmente il solo possibile. Il nodo principale, probabilmente decisivo, riguarda la frontiera tra Irlanda del Nord e Irlanda del Sud, che dovrebbe restare aperta, almeno per un periodo di transizione di due anni e mezzo, il che fa dire ai nemici dell’Europa che, di fatto, la Gran Bretagna vi resterà a tempo indeterminato. Socialisti e liberali, per parte loro, accusano la May di aver accettato per il Paese uno statuto associativo senza garanzie per il futuro.

Che accadrà se il  Governo non riuscirà ad allineare in extremis la sua  maggioranza? La prima conseguenza sarà di ordine interno. Pare difficile che la May possa restare al governo. È possibile un nuovo esecutivo conservatore, o sono da prevedere nuove elezioni che, allo stato attuale, favorirebbero i laburisti? E che accadrà dell’accordo? È difficile pensare che l’UE accetti di  riaprire un negoziato che è stato lungo e torturato, e comunque i nodi resteranno gli stessi.

Una soluzione intermedia è che la May convochi un Referendum popolare per approvare e respingere l’accordo, ma è un’ipotesi al momento difficile, che scavalcherebbe il Parlamento e i suoi poteri. Tutt’altro scenario si aprirebbe se ci fossero nuove elezioni e al governo tornassero i laburisti e i loro alleati liberali, dichiaratamente europeisti. Né gli uni né gli altri si sono espressi in proposito, ma in questo caso molti prevedono un nuovo Referendum.

Su tutto, pende inoltre un’altra incertezza. La Corte Suprema britannica deve pronunciarsi in questo mese sul possibile annullamento del Referendum per una violazione delle norme sul finanziamento della campagna elettorale. Insomma, più si va avanti e più risulta che gli inglesi che hanno votato a favore della Brexit si sono messi in un labirinto quasi senza uscita. Buona lezione per tutti quelli che, da noi e altrove, vorrebbero allegramente e sconsideratamente fare lo stesso.

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