L’era del Rimpianto

Una volta era il Medioevo, periodo buio in cui si mangiava poco e si condiva molto con Dio, il peccato, i demoni e gli angeli; tutta la  vita era considerata come un lungo pellegrinaggio che porta l’individuo a ricongiungersi con Dio che è visto come il centro del mondo. Una concezione teocentrica. E con questa scusa i re si facevano la guerra gli uni con gli altri, espansione e possesso ossessionavano il genere umano.

Poi il cambiamento, la rinascita: il centro dell’esistenza si sposta da Dio all’uomo, che è visto come la cosa più importante e per questo è molto apprezzato. Una concezione antropocentrica.

E stavolta i re continuano a farsi la guerra ma non più in nome di Dio ma in nome del casato, della famiglia, del padre, del nonno etc. Insomma la rinascita, il Rinascimento. Periodo straordinario, cominciava un risveglio culturale che sarebbe stato connotato da capolavori immortali. Insomma bellezza ovunque. Si sposta anche il centro deputato alla cultura: nel Medioevo era il Monastero, nel Rinascimento diventa la corte dei vari regnanti o ricchi signori, i mecenate. I salotti buoni per intenderci, dove artisti di ogni parte, al servizio del Signore o Papa o re, producevano opere straordinarie.

E da lì tutto di bene in meglio: nell’arte, nella letteratura, nella filosofia. Ma anche invenzioni che avrebbero migliorato la vita di tutti i gironi, insomma si entra nell’età moderna. Quindi – per riassumere, come si studiava a scuola ai miei tempi – il mondo antico finiva nel 476, con la caduta dell’Impero romano d’Occidente; il Medioevo nel 1492, con la scoperta dell’America che lasciava il posto all’età moderna, la quale a sua volta cedeva il passo nel 1815, alla chiusura del Congresso di Vienna.

Poi naturalmente venne per noi Italiani il Risorgimento; orsù risorgiamo, dalle ceneri di antichi regni, dalle polveri di dinastie obsolete. Insomma si risorse. Nel bene e nel male. Per cominciare un’età moderna che sarebbe poi sfociata in questa.

Ecco, adesso la domanda: come chiamare quest’epoca che stiamo vivendo? Io un’idea l’avrei: Il Rimpianto. All’inizio un’era effervescente piena di principi e idee, invenzioni fantastiche, menti eccelse, pittori e letterati superbi. Poi un blocco mentale e morale che ha prodotto due guerre terribili e cominciato una guerriglia mondiale infinita. Morti i re e i mecenati o almeno ridotti al minimo, si è visto un pullulare di mezze figure, di mezzi assassini, di mezzi governanti. Il mondo è andato in malora. Per arrivare ai nostri giorni: incerti, insultanti, inconcludenti, l’epoca delle grida e degli sputi, delle aggressioni e della violenza.

Epoca senza futuro che non ha imparato dal passato. Anche Dio si è dissociato ed è in vacanza da anni. Ecco l’epoca del Rimpianto, di come eravamo e di come avremmo potuto essere.

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