Cronache dai Palazzi

È scontro sui migranti. Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, non arretra: “Sul Diciotti sono tutti irregolari, aspettiamo segnali concreti dall’Europa”. Per quanto riguarda la ricollocazione dei migranti, quindi, il Viminale per il momento non intende concedere nulla di più.

L’ex presidente della Camera, Laura Boldrini, ha invocato “un po’ di pietas con le venti donne eritree che stanno molto male a bordo”, ma il capo del Viminale ha sottolineato la compattezza dell’esecutivo affermando che “non ci sono tensioni nel governo” e  apprezzando, tra l’altro, le dichiarazioni di Luigi Di Maio sull’Unione europea. L’Italia “non verserà più i suoi 20 miliardi di contributi annui all’Unione se la Commissione non ci viene incontro con la ricollocazione dei migranti della nave”, ha affermato il ministro del Lavoro.

Sbarcati quindi solo 27 minori e i segnali che provengono dall’Unione europea non sono rassicuranti: “Non abbiamo ancora deciso”. In una situazione di stallo e di attesa prolungata il Quirinale potrebbe così ritrovarsi a dover prendere una decisione, soprattutto se la Ue non “batte un colpo” come auspicato anche dal premier Conte. La procura di Agrigento continua a non escludere l’ipotesi di sequestro di persona.

Sono tre le procure che stanno indagando sul caso Diciotti: Palermo, Catania, e Agrigento. È la prima volta che una nave militare italiana, autorizzata dal ministero dei Trasporti ad entrare in porto, versa in una situazione simile. In definitiva, ministro, questore, prefetto, comando generale delle capitanerie di porto sono eventualmente chiamate ad esplicare le ragioni del “trattenimento” a bordo di 150 migranti e 60 uomini dell’equipaggio.

Ha invocato “solidarietà” anche il presidente della Camera, Roberto Fico: “Per me fare il presidente della Camera significa fare sì che lo Stato non rinneghi mai principi fondamentali e dignità umana”, ha affermato Fico al quale Matteo Salvini avrebbe risposto: “Tu fai il presidente della Camera, io faccio il ministro dell’Interno”. Si è espresso anche l’ex premier, Paolo Gentiloni, twittando: “Il ministro degli Interni non è al di sopra della legge, non decide la grazia ai bambini e la condanna agli adulti”.

“O cambiate ministro o cambiate Paese”, è stata la replica dura di Matteo Salvini alle diverse voci. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, pur assicurando il suo sostegno al ministro dell’Interno lo avrebbe comunque invitato a non eccedere sulla linea dura. Percependo segnali di inquietudine a proposito della Diciotti anche da parte del Quirinale, Matteo Salvini non ha, inoltre, osteggiato un eventuale intervento del Colle ma “non con il mio consenso”, ha sottolineato il ministro dell’Interno. Con lo sguardo rivolto verso Bruxelles, invece, Salvini ha puntualizzato: “Non mi bastano ottantamila sbarchi in meno, Stiamo battagliando affinché i Paesi europei si prendano le proprie responsabilità. Ma la soluzione finale è fare come gli australiani: no way. Senza documenti non deve entrare più nessuno”.

“Mai più piedi in testa sull’immigrazione. Perché i cittadini ci chiedono di far rispettare l’Italia”, ha affermato a sua volta Luigi Di Maio rivolgendosi all’Ue, mentre la Commissione ha replicato che “le minacce non sono d’aiuto e non porteranno a avvicinarsi a una soluzione per i migranti a bordo alla Diciotti”; per di più “i soldi al bilancio Ue sono un obbligo legale”, ha ammonito Bruxelles. Nel frattempo Tove Ernst, portavoce della Commissione europea per la migrazione ha dichiarato che “la riunione degli sherpa non è stata organizzata per risolvere il caso Diciotti”. Infatti l’incontro (di venerdì 24 agosto) tra i 12 Paesi membri dell’Unione è finito senza prendere alcuna decisione riguardo alla nave italiana confinata nel mare di Sicilia. In pratica la richiesta dell’Italia non è stata accolta dai partner europei, che non sembrano aver rilevato la necessita di condividere la responsabilità di ripartire il flusso di migranti in quanto attualmente al di sotto di quello in altri Stati membri.

Dal blocco di Visegrad, il fronte duro sull’immigrazione, è arrivato un secco no a qualsiasi forma di collaborazione. La Farnesina guidata da Moavero, incontrando il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto, ha rilevato “dissonanze” con l’Ungheria a proposito della questione della nave Diciotti. Anche il segretario di Stato all’Asilo del Belgio, Theo Francken, si è opposto ad ogni forma di accoglienza escludendo che il proprio Paese possa ricevere una quota di migranti a bordo della Diciotti. “Non accoglieremo più migranti illegali che partono sui barconi dall’Africa del Nord, perché non è una soluzione”, ha affermato Francken. “Non bisogna lasciare l’Italia da sola”, è stata invece l’espressione di Ulrike Demmer, la portavoce di Angela Merkel.

La questione umanitaria è cara anche al presidente Sergio Mattarella, che continua a seguire con forte inquietudine la vicenda del pattugliatore d’altura Diciotti confinato nel porto di Catania. Nel mese di luglio una situazione analoga si era presentata a Trapani dove sbarcarono 67 naufraghi proprio dopo un intervento del Colle. In quell’occasione, però, Palazzo Chigi era stato avvertito che qualora si fosse ripresentata una vicenda simile il Quirinale non avrebbe battuto ciglio. “Non spetta a me scegliere quale nave può attraccare e quale no. La politica sulle migrazioni è responsabilità del governo”, aveva affermato in quell’occasione il capo dello Stato attraverso lo staff del Quirinale.

Il riserbo del Colle in questo frangente è il medesimo ma il problema si è riproposto ed ora si auspica magari un superamento delle regole di Dublino attraverso una “cabina di regia” da parte dell’Unione europea, come invocato anche dal premier Giuseppe Conte, per una redistribuzione più equa dei migranti che rischiano la vita attraversando il Mediterraneo.

Per cercare di risolvere il caso Diciotti è stato strutturato anche un Tavolo Asilo formato da decine di associazioni, dalla Caritas a Sant’Egidio, da Emergency a Save the children, per chiedere  “al governo italiano con urgenza di autorizzare lo sbarco delle 150 persone ancora a bordo”.

Per l’articolo 10 della nostra Carta Costituzionale “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”. Mentre per la Convenzione di Ginevra del 1951, ratificata dall’Italia nel ’54, ha diritto all’asilo chi fugge dal proprio Paese per il “giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni”.

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