Il debito coniugale (Film, 1970)

Francesco Prosperi (Roma, 1926-2004), detto Franco, cresce alla scuola di Mario Bava, come sceneggiatore e aiuto regista, debutta in proprio con Tecnica di un omicidio (1965), firmandosi Frank Shannon. Autore di genere, non va confuso con l’omonimo collaboratore di Jacopetti, coautore dei vari mondo-movie che prendono le mosse da Mondo cane. Il nostro Francesco Prosperi, invece, si mette in luce come autore di commedie, alcune originali e ispirate come Io non scappo fuggo (interpretata da Noschese e Montesano) e Il debito coniugale, entrambe del 1970. Si ricorda come autore di film d’azione (Pronto ad uccidere, 1976; Gunan il guerriero, 1982), ma anche di un film trash come Vigili e vigilesse (1981), di cui ci siamo occupati.

Il debito coniugale narra le vicissitudini di Romolo (Orlando), benzinaio per conto della moglie Ines (Ekberg), che da tempo non sopporta, e di Orazio (Buzzanca), in fuga verso la libertà. La storia è un inno all’amore libero, un canto ilare e sconclusionato a favore dell’amicizia e di un’esistenza senza impegni, un atto di accusa antiborghese che prende di mira la noia della vita coniugale. Un film on the road, un road movie strampalato e assurdo, post sessantottino, come solo nel 1970 si poteva pensare, che pare sceneggiato improvvisando, ma non è così, ogni follia è prevista da Massimo Franciosa – vero autore della pellicola – in maniera certosina. I due amici vivono di espedienti, vagano senza meta, in una località di mare incontrano la ninfomane Candida (Bouchet) – che comprano da un marito buzzurro e condividono come compagna – e in una bettola conoscono un cantastorie trash (Franco). Divertente la parte in cui Nerina Montagnani stende i due amici a colpi di bicchieri di vino, dimostrando di reggere l’alcol meglio di un uomo; assurdo ed eccessivo il finale in cui Romolo sembra morire per un’indigestione di salsicce, nel corso di una gara contro il cantastorie. Non è così, ma tutto è provvidenziale perché Orazio si sistema con la moglie di Romolo, mentre l’amico prosegue il suo vagare da figlio dei fiori, senza meta, in compagnia di Candida e del cantastorie.

Un film girato in Puglia, provincia di Foggia, tra il borgo di Peschici e l’abbazia di Santa Maria Calena, alcune scene ambientate sulla costa del Gargano, anche se la finzione e il dialetto fanno pensare alla Ciociaria. Attori molto bravi, persino il cast secondario, da una felliniana Anita Ekberg, moglie giunonica e insoddisfatta, a un Mario Carotenuto, frate ironico e sboccato. Lando Buzzanca è ben calato nel solito ruolo da sciupafemmine, una tantum non siculo ma ciociaro, Orazio Orlando è un perfetto marito imbranato in cerca di libertà, Pippo Franco canta una canzoncina che più assurda non si può, una volgarissima ninna nanna piena zeppa di turpiloquio. Barbara Bouchet ha 26 anni ma ne dimostra meno, bella e sensuale come sempre, interpreta un ruolo da ragazzina ninfomane e ingenua, senza mai essere volgare o fuori posto. Prosperi è bravo nel far intuire senza mostrare e realizza una commedia che ancora non può dirsi sexy in senso pieno, ma neppure commedia all’italiana classica. Tra le parti da commedia sexy ricordiamo uno strip della Bouchet con relativa vendita di indumenti agli abitanti di un paesino, interrotto dall’arrivo di mogli e carabinieri.

Il debito coniugale è un film di genere indefinibile, di sicuro è una commedia ricca di elementi erotici, ma resta un interessante ibrido, una contaminazione di generi, che vanno dal romanzo di formazione al road movie, passando per il film di protesta e le pellicole sul movimento hippie. Il messaggio finale è da figli dei fiori, un inno alla libertà, contro l’istituzione del matrimonio, per la condivisione di tutto – come nelle comuni che proliferavano negli anni 70 – persino della compagna. Fotografia sublime di Aldo Tonti. Sceneggiatura assurda – in senso positivo! – di Massimo Franciosa, che scrive pure i dialoghi. Riscopritelo, ché ne vale la pena.

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Regia: Francesco Prosperi. Soggetto: Massimo Franciosa. Sceneggiatura. Massimo Franciosa, Giancarlo Del Re, Marina Chierici, Massimo Andrioli. Dialoghi: Massimo Franciosa. Fotografia: Aldo Tonti. Montaggio: Alberto Gallitti. Organizzatore Generale: Ottavio Oppo. Musiche: Carlo Pes, Peppino De Luca – Eseguite dai Mark 4. Edizioni Musicali: Iller srl (Milano). Scenografie: Arrigo Equini. Costumi: Osanna Guardini. Aiuto Regista: Luciano Palermo. Interni: Stabilimenti di Posa Cinecittà. Girato: Cinemascope. Pellicola: Tecnostampa. Casa di Produzione: Cinegai. Distribuzione: Panta Cinematografica. Interpreti: Lando Buzzanca, Orazio Orlando, Barbara Bouchet, Mario Carotenuto, Pippo Franco, Alberto Hammermann, Angela Luce, Vittorio De Bisogno, Nerina Montagnani, Anita Saxe, Ruggero Rosi, Anita Ekberg.

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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