CETA, Accordo UE-Canada

Il 30 ottobre scorso l’Unione europea ed il Canada hanno infine firmato il Ceta (Accordo Economico e Commerciale Globale), l’accordo bilaterale per il libero scambio. La firma originariamente prevista era stata rimandata dopo che il Parlamento della regione autonoma belga della Vallonia aveva votato contro la firma chiedendo una revisione dello stesso. Il problema si è posto per la decisione della UE che il trattato doveva ricevere l’approvazione non solo dei paesi membri, ma di tutte le entità politiche parlamentari europee, portando il numero degli attori da 28 a 40. La firma è stata apposta in occasione del summit Ue-Canada, dal premier canadese, Justin Trudeau, e dai presidenti di Commissione e Consiglio Ue, Jean-Claude Juncker e Donald Tusk, insieme a Robert Fico, primo ministro della Slovacchia, il cui governo detiene la presidenza di turno del Consiglio.

L’acronimo “Ceta” sta per “Comprehensive Economic and Trade Agreement” e si  tratta di un accordo commerciale tra l’Unione europea e il Canada il cui iter ha preso il via nel 2009, terminando nel 2014, condotto, come il TTIP, in regime di assoluta segretezza a parte un paio di incontri con grandi aziende. Un sistema che, esattamente come il TTIP, ha generato sospetti e resistenze e contrasta con il fatto di dover poi sottoporre ad approvazione di qualunque parlamento regionale l’approvazione dello stesso. In sintesi il Ceta prevede l’eliminazione di una serie di barriere tra UE e Canda, la liberalizzazione del mercato dei servizi tra le due sponde dell’Atlantico, e la concessione dell’accesso agli appalti pubblici canadesi alle imprese europee, sia a livello federale che delle amministrazioni locali. D’altro canto si porrà fine al proliferare di pseudo prodotti tipici europei spacciati come originali, dal parmigiano all’aceto balsamico per un totale di 145 marchi doc, con tutta la ben nota serie di nomi fantasiosi di cui è diventato alfiere il parmisan.

Il mercato che si verrà a creare sarà composto da 35 milioni di canadesi e 510 milioni di europei in unico spazio di libero commercio e comporterà la cancellazione di 9mila tariffe. Dopo gli Stati Uniti, la UE è il secondo partner commerciale del Canada, mentre lo stesso è il 12 dell’Unione Europea. Il volume degli scambi di merci tra Ue e Canada ha raggiunto nel 2015 i 53 miliardi di euro l’anno, 28 miliardi in servizi. La Commissione Ue stima che con il Ceta gli scambi possano aumentare di 12 miliardi l’anno. Nel 2012 gli investimenti europei in Canada ammontavano a circa 260 miliardi di euro, mentre gli investimenti diretti canadesi nella Ue hanno superato i 142 miliardi di euro.

Ne trarranno vantaggio anche il mutuo riconoscimento dei titoli universitari ed il movimento dei lavoratori tra UE e Canada, oltre una migliore protezione del diritto d’autore e dei brevetti. Le imprese canadesi saranno comunque tenute a rispettare tutte le norme europee in materia di protezione dell’ambiente ed alimentare, sarà oltretutto vietare l’esportazione verso la UE di prodotti OGM e ove siano stati usati ormoni della crescita.

Restano le perplessità generate dal fatto che il CETA potrebbe trasformarsi in una porta secondaria per il TTIP considerando che molte aziende statunitensi hanno solide basi in Canada. Come nel TTIP è prevista l’assurda elevazione a rango di stato delle multinazionali in caso di chiamata in giudizio od arbitrato, qualunque impresa potrebbe chiamare uno stato membro a rispondere di una eventuale decisione avversa. Un  meccanismo discorsivo che ha permesso alla Philip Morris di agire contro l’Uruguay e ad Oceanagold contro El Salvador. In questo ambito Ue e Canada hanno deciso di scegliere i 15 giudici dell’ICS, Investment Court System, le cui udienze saranno pubbliche e che dovranno risolvere le controversie. Si sono inoltre rafforzati i codici di condotta ed e’ stato introdotta la possibilità di appello.

Curiosamente di tono diametralmente opposto, riguardo il voto avverso della Vallonia, i commenti della UE, che con il Presidente del Parlamento Donald Tusk dichiarò “Tutto può accadere, perché viviamo in democrazia, ed è bene che sia così, ma il Ceta è l’accordo meno controverso che ci sia, per questo sono cauto ma ottimista“. Mentre estremamente duro fu il commento del nostro ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, “mezzo miliardo di persone resta ostaggio di un piccolo parlamento nazionale. Ma chi vorrà mai più negoziare con noi? Non avremmo più nessuna credibilità e l’unica consolazione è che siamo stati l’unico Paese Ue a chiedere che il trattato fosse portato in approvazione non nei singoli parlamenti nazionali ma nel Parlamento europeo. Ma Francia e Germania hanno messo il veto e il risultato è che con il CETA probabilmente fallisce anche la politica commerciale dell’Unione”.

©Futuro Europa®

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