Trump. E adesso?

È impossibile sottrarsi all’impulso di commentare “a caldo”, la strepitosa vittoria di Donald Trump. Intanto, l’evento ha ancora una volta ridicolizzato i sondaggi, le dotte previsioni dei politologi, persino il senso comune. Ho ascoltato fino a tarda notte i programmi su reti italiane e straniere, ho ascoltato, fino e dopo i risultati chiarissimi della Florida, in molti sentenziare che la vittoria di Hillary Clinton restava comunque probabile. Una sorpresa? Non per chi riesce a interpretare  quelle correnti sotterranee che a volte percorrono una società e un’epoca.

A me, l’ho scritto in più occasioni, la vittoria di Trump pareva non solo possibile ma assai probabile. Perché? Perché c’è un’America profonda, emarginata dalla globalizzazione e dalla delocalizzazione delle imprese, un’America “cristiana” nauseata dagli eccessi del permissivismo, dalla insidie del terrorismo e dell’immigrazione (spesso, anche se a torto, confusi tra di loro), e ansiosa di tornare a una morale più solida e semplice. Che le speranze di tutta questa gente si siano incarnate in un libertino milionario, aggressivo e volgare, alla fine non deve stupire più di tanto. Con la sua irruente retorica, il neo-Presidente è riuscito a convincerli dell’impossibile. In secondo luogo, perché Hillary Clinton – l’ho scritto e l’hanno scritto in molti – era una avversaria molto vulnerabile, non solo per la storia mai chiarita degli email, ma per gli errori della politica estera USA in Medio Oriente e per i suoi vincoli coll’alta finanza di Wall Street. Certo è che il suo tasso di impopolarità superava il 50%. Si potrebbero aggiungere altre ragioni, ma a questo punto le analisi meglio lasciarle agli specialisti che, dopo aver sbagliato le previsioni, ora cercheranno laboriosamente di spiegarci il perché

L’importante è capire che cosa accadrà adesso, o almeno dal 20 gennaio prossimo, quando Trump entrerà alla Casa Bianca. Sarà il Trump imprevedibile e pericoloso che si è esibito nella campagna o quello, composto e pacificatore, apparso nel suo discorso a New York? Probabilmente un misto dei due, perché non potrà smentire del tutto sé stesso, ma la realtà del governo di un grande Paese impone realismo e limiti, pur tenendo conto che i repubblicani controlleranno le due Camere del Congresso e quindi Trump avrà, almeno all’inizio, vita facile sotto questo aspetto.

Ci sono due aspetti del neo-Presidente che vanno considerati: quello “interno” e quello “esterno”. L’interno riguarda gli americani che lo hanno eletto e al massimo i rapporti col vicino Messico. L’esterno riguarda tutti noi. Non credo che abbia in animo di far saltare le vecchie alleanze, ma certo intende rimetterne in discussione molti aspetti, specie finanziari. Reggerà la NATO questo colpo? Ancora: Putin ha esultato per la vittoria di Trump e si è detto pronto a ricostruire i rapporti USA-Russia. Non una cattiva cosa in sé, purché non a danno delle alleanza esistenti. Vedremo. Tutto è possibile e, come ha detto uno sconsolato Obama, “il sole comunque continuerà a sorgere”.

Alcuni giorni fa, Sergio Romano ha scritto un profetico editoriale prevedendo un forte appannarsi della leadership americana dell’Occidente. E ha concluso, con ragione, che la sola risposta possibile, anzi obbligata, per l’Europa è maggiore unità. Credo proprio che noi europei dovremo riflettere presto e a fondo sulla situazione e trarne le debite conseguenze. Accadrà? Forse lo scossone Trump è quello che serviva per svegliarci dal lungo sonno. Ma a prima vista mi pare improbabile. Su La Repubblica, Zucconi ha invece scritto un articolo catastrofico, vedendo nero dappertutto. Vincerà  l’ottimismo della volontà o il pessimismo della ragione? Matteo Renzi e Juncker, si renderanno  conto che le loro battaglie sono insensate? La eterna sinistra insoddisfatta, che continua imperterrita a voler demolire Renzi, come se vivessimo in una sfera di cristallo isolata dal mondo, capirà che, coll’elezione di Trump e la prevedibile avanzata del FN in Francia, il pericolo è la destra estrema? Quando si decideranno a mettere da parte le loro vendette suicide e unirsi. E unire tutte le persone che ancora ragionano, contro il populismo alle porte? La Storia non insegna davvero nulla a nessuno?

Alla fine, una nota davvero minore e fastidiosa, come tante altre che riguardano le nostre  squallide risse da pollaio: che miseria la gara tra i vari Salvini, Grillo, Brunetta, per appropriarsi la vittoria di Trump!  Ma non si accorgono che essa impone un rafforzamento dei vincoli europei, cioè esattamente il contrario di quello che essi propongono? Perché ogni altra soluzione vuol dire condannarsi a un possibile condominio russo-americano e a una lenta ma certa agonia per la nostra Europa. Italia per prima.

©Futuro Europa®

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