Iran, mille e una lotta al velo

Per denunciare l’obbligo per le donne del suo Paese di indossare, la giornalista iraniana Masih Alinejad ha lanciato qualche giorno fa l’hashtag #meninhijab. Ma questa non è l’unica iniziativa che, tramite la Rete, tenta di scardinare questa usanza ultraconservatrice in un Paese che stenta di adeguarsi ai tempi.

In Iran le donne ne hanno abbastanza di indossare il velo, e qualche uomo comincia a capirle. Anzi, ha fatto di più, ha cominciato a portarlo lui stesso per testimoniare la propria solidarietà. Molte loro foto hanno circolato in rete mentre posano accanto a giovani donne capelli al vento. E’ la giornalista e attivista iraniana Masih Alinejad ad aver lanciato su Twitter il movimento qualche giorno fa da New York, con l’hashtag #meninhijab. L’idea gli è venuta quando il Ministro degli Affari Esteri iraniano, in visita ufficiale in Francia, ha preteso che le turiste che visitavano l’Iran non avevano alcuna difficoltà ad indossare il velo, e che fosse normale rispettare la culture locali. Ricordiamo anche che lo scorso Aprile le hostess di Air France avevano manifestato la loro contrarietà quando la compagnia aerea aveva chiesto loro di indossare il velo atterrando a Teheran. Rapidamente, Masih Alinejad ha ricevuto una trentina di immagini di uomini velati. Ha anche dichiarato all’Indipendent  che qualcuno di loro aveva postato le immagini sui propri account di Instagram. “La maggior parte di loro vive in Iran ed è testimone della sofferenza delle donne e delle umiliazioni subite per via della buoncostume. Da anni siamo obbligate a portare il velo e mettere da parte la nostra dignità, se molti uomini non ci fanno neanche più caso, per milioni di iraniane il velo equivale ad un insulto!”

In Iran, le donne sono costrette a portare il velo dai tempi della rivoluzione islamica del 1979. Chi non applica la legge va incontro a sanzioni che arrivano alla carcerazione se non alla lapidazione. Per le strade, cartelloni pubblicitari ricordano alle donne l’importanza di nascondere i capelli per non essere considerata “impura” da parte degli uomini. Altri spiegano che una donna non velata si espone a spiacevoli proposte sessuali. “Nel nostro Paese, la vita e l’identità di una donna dipendono dalla moralità del marito. E spesso, l’autorità religiosa o il Governo influenzano gli uomini facendogli credere di possedere le donne. Questo è il motivo che mi ha spinta a pensare che sarebbe stato fantastico invitare gli uomini a promuovere i diritti delle donne”, spiega Masih. La giovane attivista è anche all’origine della campagna My Stealthy Freedom, lanciata nel 2014,che mostra bellissime immagini di donne iraniane nell’atto di liberarsi del proprio velo. La sua pagina Facebook conta più di un milione di contatti.

Non è la prima volta che il velo infiamma la rete, e non sarà l’ultim. Lo scorso Maggio, otto persone sono state arrestate in Iran, accusate di  propagazione di “cultura anti-islamica” su Instagram, per avervi pubblicato foto di donne senza velo. Il tribunale iraniano incaricato della lotta contro il crimine informatico indaga da due anni tutti i meandri d’Instagram, nell’ambito dell’operazione “Ragnatela 2”, che ha come obbiettivo incastrare tutti quelli che postano foto “anti-islamiche”. Una vastissima comunità di professionisti della moda è stata schedata, tra di essi figurano 170 tra fotografi, modelle e stilisti. Secondo i dati della polizia postale iraniana, 60% degli iscritti a Instagram seguono quelle pagine. Ricordiamo che la piattaforma è molto seguita in Iran dove Facebook e Twitter sono proibiti. Alcune delle modelle fermate sono state accusate di “istigazione alla prostituzione e corruzione”. La televisione di Stato in una diretta televisiva ha fatto “volontariamente” ammettere alla modella Elham Arab, davanti al pubblico ministero di Teheran, il suo pentimento per aver commesso quegli atti, soprattutto la pubblicazione sui social di sue foto senza velo, portandola a “consigliava” alle iraniane di non commettere lo stesso “errore”. Recentemente, i Corpi dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (organizzazione paramilitare iraniana che dipende dal Capo dello Stato) si è detto preoccupato per la popolarità su Instagram di Kim Karadashian. Secondo Vanity Fair, non sarebbe che “una spia” che lavora per la rete con l’intento di prendere di mira giovani e donne” e corromperle con uno stile di vita in contraddizione con l’Islam.

Malgrado la vittoria dei riformisti e moderati in Parlamento, il controllo dell’espressione su Internet non ha fine in Iran. Per quanto riguarda il velo, anche qui le cose non sembra possano cambiare rapidamente, a meno che la saturazione dei giovani a tante costrizioni non riesca in qualche modo a far evolvere più rapidamente le mentalità.

©Futuro Europa®

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