Una chance nella Costituzione

”E’ nato prima l’uovo o è nata prima  la gallina?“. Aristotele e Plutarco nel tentativo di spiegare la Cosmogonia con i loro ragionamenti circolari furono le prime vittime eccellenti di questo paradosso che ancor oggi  tenta di distrarci dal vero problema. Non  importa tanto capire se la crisi dei partiti sia la causa o l’effetto della crisi della politica, quanto invece comprendere che si stia mettendo in discussione la qualità della nostra democrazia e, quindi, il futuro dell’Italia.

E’ nel dinamismo, inteso come il lento scorrere del divenire, che si incarna in un momento storico, sociale e politico che una Carta Costituzionale nasce ispirata da un grande movimento di popolo ed afferma quei valori di libertà personali e collettivi. Infatti la Costituzione afferma che la democrazia poggia sulla rappresentanza e la partecipazione dei cittadini, sul diritto di scelta degli eletti, sulla centralità della persona, sul riconoscimento dei “diritti inviolabili dell’uomo” e “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” (art. 2). La  realtà ahimè è ben diversa: questo progetto e’  ormai un surrogato degenerato. I partiti hanno maturato la malsana idea che la Costituzione possa essere “modificata” secondo le modalità dell’art. 138 che invece si riferisce ad un concetto totalmente diverso di “revisione”.

In effetti quel che resta dei partiti maggioritari  marcia  verso l’ultimo assalto alla Costituzione per ottenere l’impunità, il mantenimento del finanziamento pubblico, per mantenere il “Porcellum” scavalcando la volontà popolare e in ultima analisi  per proseguire in una politica criminale e scellerata che premia le banche e le centrali finanziarie facendo pagare la crisi ai cittadini, ai lavoratori, ai pensionati, ai precari e ai giovani. Il sistema bancario sta “affamando” il mondo economico-produttivo, realizzando così le condizioni perché il sistema finanziario possa appropriarsene a prezzi di saldo proprio come sta accadendo negli USA dove le maggiori banche, con i finanziamenti ottenuti dal Governo Obama, stanno acquisendo partecipazioni nelle maggiori imprese industriali. E’ lo stesso schema politico di fondo anche in l’Italia ove un sistema partitocratico e oligarchico in barba all’art. 49 della Costituzione vuole impadronirsi della Sovranità popolare pur realizzando che la politica ha perso la propria “centralità”. Quel subdolo sistema più volte definito finanz-capitalismo sta conquistando una sempre maggiore “egemonia” sulle ristrette oligarchie che guidano i partiti e controllano il Parlamento e Governo in Italia come pure in Europa. E’ lo scontro finale dicotomico storico: finanz-capitalismo contro popolarismo ovvero le Oligarchie pubbliche e private contro rappresentanza e partecipazione democratica. Tutto il resto sono solo diversivi demagogici di vecchie ideologie, tentati “rigurgiti” impossibili dell’altro secolo perché si è ormai capito che  le distinzioni tradizionali tra destra, centro e sinistra sono ridicole perché questi partiti dicono praticamente le stesse cose; e poi perché l’unica vera distinzione politica attualmente valida è tra popolarismo e finanz-capitalismo.

Se i Popolari vogliono una chance devono tornare in politica riappropriandosi di questa con spirito di servizio e di partecipazione attiva per farsi promotori di uno schieramento che si collochi veramente sul versante popolare centrista nel rispetto di quei valori e principi “garantiti” dalla Costituzione.

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