Rassegna stampa estera

Molti i media internazionali, soprattutto francofoni e dell’area africana come l’Expression e Afrik.com, che hanno ripreso l’intervista rilasciata Domenica scorsa al Corriere della Sera dal Premier Matteo Renzi, nella quale esprimeva tutta la sua contrarietà ad un intervento diretto dell’Italia all’attuale campagna di bombardamenti in Siria, vista l’esperienza libica: “possiamo permetterci tutto, tranne una Libia bis”, l’errore di Sarkozy è costato troppo a tutti. L’Industan Times e Ghana Web, riprendendo la Reuters riportano anche la reazione negativa del centrodestra alle motivazioni esposte da Renzi, che agendo così non “farebbe che isolare ulteriormente Roma”, con la battuta finale di Lucio Malan (FI) mette la ciliegina sulla torta della denigrazione: “la verità è che l’Italia di Renzi conta molto poco sulla scena internazionale, anche se i nostri militari sono coinvolti in molte operazioni delicate, e questo perché è (Renzi, ndr) incapace di presentare una strategia valida e coerente”.

Ma è proprio così? La Conferenza organizzata dall’Italia per gennaio, su richiesta degli Stati Uniti, con tutti i Paesi impegnati nella lotta all’Isis e la riunione indetta a Roma Domenica per trovare una via d’uscita alla questione libica, ormai legata a doppio nodo all’espansione dell’Isis, sembrerebbero indicare il contrario. Ne parlano ancora il marocchino Le Matin e il libanese l’Orient Le Jour, ma soprattutto il Financial Times che in un lungo articolo di James Politi e Heba Saleh, analizza l’attuale situazione libica, i mancati accordi mediati dall’ONU, l’infiltrazione dell’Isis in un territorio completamente allo sbando. Spiegano i due giornalisti che “l’obbiettivo della Conferenza – modellata sulla falsariga dei colloqui di Vienna sulla Siria – consiste nel fornire la ‘spinta decisiva’ per un accordo nel realizzare un governo di Unità Nazionale in Libia, che potrebbe contribuire ad arginare l’Isis. Il Financial Times riporta anche le parole del Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che definisce una “leggenda metropolitana” l’attribuire al nostro impegno l’aggettivo “inferiore” rispetto a quello di altri Paesi. Si fa anche riferimento all’”endorsment” fatto da Gentiloni alla Russia, per il suo “ruolo chiave” nei colloqui diplomatici in Siria e Libia. Endorsment prontamente ripreso dalla Tass che, in un colloquio con l’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, Staffan de Mistura, ha detto che bisognava “apprezzare gli sforzi importanti di Stati Uniti e il costruttivo approccio della Russia nella ricerca di una soluzione”.

C’è poi tutto un capitolo di “costume”, che va dalla chiara puntualizzazione delle differenze tra Front National e Lega Nord spiegate da Philippe Ridet per rimettere con i piedi per terra Matteo Salvini (ricordandogli che il miglior risultato nazionale rimane il 10,8% ottenuto alle politiche del 1996, ossia 20 anni fa), al rapporto pubblicato dall’Istat sull’economia sommersa del nostro Paese quantificata al12,9% del Pil del 2013 (evasione fiscale, lavoro in nero, affitti non dichiarati, attività illegali), alla prima alla Scala di Milano. Qui è curioso vedere come Rosie Scammell su The Guardian abbia sottolineato soprattutto come “Matteo Renzi abbia sfidato “i timori per la sicurezza per una notte all’opera di Milano”, mentre Le Parisien abbia osannato il trionfo della Giovanna d’Arco. Forse perché la “pulzella d’Orleans” era figlia loro? Ciliegina sulla torta il sarcastico commento di Michael Day su The Indipendent in riferimento alla mise di Renzi il giorno della visita del Presidente delle Filippine Benigno Aquino III: “l’idea che i politici italiani vengano giudicati più da quello che indossano che da quello che esce dalle loro bocche sembra più vera che mai”. La critica maggiore viene rivolta in realtà al lungo dibattito aperto sulla questione dal Corriere della Sera.  Teniamo bene a mente questa frase del giornalista affinché anche la grande stampa non perda occasioni preziose per “redimere” il nostro Paese: “Renzi aveva guadagnato molti plausi la scorsa settimana per l’appello fatto all’Occidente chiedendo di agire con cautela nell’affrontare il calderone in Medio Oriente. Questo è stato tuttavia rapidamente dimenticato, visto che i media hanno deciso che fosse più importante per i politici fare “bella figura” (esteticamente parlando).

“L’italia si chiama fuori dall’intervenire con bombardamenti in Siria”, scrivono sull’Induastan Times e su Ghana Web, perché, a sentire le parole di Renzi, questo non farebbe che aggiungere caos nella regione. Riportano anche il confronto fatto da Renzi con i bombardamenti Nato in Libia nel 2011 che non hanno portato che a quattro anni di guerra civile. Oggi serve una strategia diversa.” Assanatou Baldé su Afrik. Com da parte sua riferisce della riunione di Paesi impegnati nella lotta contro l’Isis che si terrà a Roma il prossimo gennaio, ma torna sulla Libia, ormai definitivamente definita dossier caldo subito dopo la minaccia dell’Isis e scrive: “da parte sua, il primo Ministro francese Manuel Valls ha ammesso, la scorsa settimana, che la comunità internazionale doveva dedicarsi al più presto al caso Libia che sarà senza ombra di dubbio il prossimo caso in ordine di importanza dopo la minaccia Isis. Promemoria: l’ex Presidente francese Nicolas Sarkozy è stato il fautore del conflitto in Siria”. Su l’Orient Le Jour scrivono che “l’Italia ha convocato con gli Stati Uniti una conferenza per spingere le parti libiche a firmare un accordo per un governo di Unità Nazionale il più presto possibile, unica base di partenza per ‘contrastare’ lsis. L’italia, in prima linea sul caos libico, che ha favorito l’arrivo di centinaia di migliaia di migranti sulle sue coste, è preoccupata per l’espansione dell’Isis. Ha affermato che sarà disponibile nel dirigere una forza di mantenimento della Pace sul terreno, ma una volta ottenuto l’accordo delle parti e con un mandato delle Nazioni Unite”. L’accordo “ufficioso” tra le parti sembra in itinere, anche se per ora senza l’intervento della Nazioni Unite. Che sia di buon auspicio per il futuro.

James Politi e Heba Saleh approfondiscono la questione Libia ripercorrendo la storia dei tanti accordi mediati dalle Nazioni Unite “quasi” raggiunti, ma caduti a pochi passi dall’arrivo finale. “L’isis nel frattempo ha approfittato della situazione caotica per stabilire una roccaforte nella città strategica di Sirte, che è diventato ancora più preziosa per il gruppo islamista perché rifugio privilegiato per i suoi combattenti in fuga dai campi di battaglia di Siria e Iraq (…) Il ruolo centrale dell’Italia nel campo della diplomazia sembra voler contrastare la percezione che sia rimasta ai margini della lotta contro l’Isis in Siria, rifiutandosi di raggiungere Francia, Russia, Stati Uniti e ora anche Gran Bretagna a bombardare le milizie jihadiste presenti su quel territorio”. (…)

Capitolo Salvini-Le Pen. Philippe Ridet con il suo delicato sarcasmo cita punto per punto le differenze tra  i due leader politici, che “al di là delle classiche effusioni tra partner” che ci si scambia dopo una vittoria importante,”bisogna notare che la situazione delle due formazioni politiche non hanno molto in comune”. Matteo Salvini  sembra essere anni luce dalla Le Pen. “Marine Le Pen e Matteo Salvini giocano due campionati diversi, con regole diverse: sistema presidenziale da una parte e elezioni a due turni, sistema parlamentare dall’altra, anche se la nuova legge elettorale votata in Italia dovrebbe aprire le porte ad un ballottaggio alle elezioni politiche dalle quali segue la scelta del Primo Ministro (…) Altra differenza. Mentre il FN è ormai radicato su tutto il territorio francese, dal nord al sud (ad eccezione della Bretagna, della Corsica e dell’Ile de France), la Lega non è ancora riuscita a conquistare le roccaforti al di là dell’Italia settentrionale malgrado gli sforzi de suoi leader, che hanno poco a poco abbandonato le loro velleità secessioniste (…) Infine, se Marine è unica interprete (o quasi) del populismo  cavalcando l’onda della paura, Matteo Salvini subisce la forte concorrenza del Movimento 5 Stelle, anch’esso antieuropeista e con molte riserve sulla questione dell’accoglienza dei migranti”. (…)

Afp per L’Orient Le Jour, L’Otan serait prete à ‘assister un future gouvernement libyen (Soltenberg), 6 Dicembre 2015; Reuters per Ghana Web;Italy rules out joining Syria airstrikes”, 7 Dicembre 2015; Reuters per Hindustan Times, Italian Prime Minister Matteo Renzi makes a speech on the theme ‘A response to terror’ during a news conference in Rome”, 7 Dicembre 2015; L’Expression, Syrie: l’Italie ne rejoindra pas la coalition anti-Daech; 7 Dicembre 2015; Agnzie per Le Matin,Rome. Réunion en Janvier des pays en lutte contre EI, 7 Dicembre 2015; Assanatou Baldé,  Lutte contr EI: reunion en Janvier à Rome, Afrik.com, 8 Dicembre 2015; Tass, Italy notes Russia’s contructive role in Syrian settlement – foreign minister, 7 Dicembre 2015; James Politi e Heba Saleh,Italy and US launch Libya peace push amid fears on Isis expansion, Financial Times, 8 Dicembre 2015; Philippe Ridet, Leçon Française pour la Ligue Nord, Le Monde, 7 Dicembre 2015; Michael Day, Matteo Renzi: Italy in shock as politician is caught with his trousers up, The Indipendent, 4 Dicembre 2015, Afp per Chllenges, Italie: l’économie au noi et le crime représentent 12,9% du PIB, 4 Dicembre 2015; RFI, Italie: L’economie non observe représentait 12,9% du PIB en 2013, 4 Dicembre 2015; OlJ, L’économie au noir et criminelle pesait 223 miliards de dollars en 2013, L’Orient Le Jour, 5 Dicembre 2015; Rosie Scammell, Italy’s Matteo Renzi defies security fears for a night at the opera in Milan, The Guardian, 7 Dicembre 2015; Le Parisien, La Scala triomphe avec ‘Jeanne d’Arc, oeuvre de Verdi quasi oubliée, 7 Dicembre 2015.

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