Mi piace lavorare – Mobbing (Film, 2003)

Mi piace lavorare nasce per caso”, confida Daniele Ranieri (sceneggiatore, autore di saggi sul lavoro e sindacalista antimobbing). “Francesca Comencini, dopo aver girato il documentario Carlo Giuliani ragazzo, cercava un soggetto forte ed era rimasta impressionata da alcuni documentari francesi sul mobbing. Io lavoravo allo sportello antimobbing di Roma e cercavo un regista che raccontasse le storie di vita quotidiana e di vessazioni che molti lavoratori subivano. Una conoscenza comune ci ha fatto incontrare per dare vita a un film che è il risultato di due precise esigenze, una sorta di racconto neorealistico, ambientato negli uffici dello sportello antimobbing romano. Non immaginavamo di poter contare su una regista del valore di Francesca Comencini”. La spiegazione autentica sulla genesi del film compiuta dallo sceneggiatore in sede di proiezione al Piccolo Cineclub Tirreno di Follonica, in occasione della giornata delle pari opportunità, è la miglior introduzione a un lavoro socialmente interessante e cinematograficamente pregevole.

Francesca Comencini è regista impegnata in battaglie per i diritti umani e per la democrazia, abituata a non girare storie fini a sé stesse, ma ricercando sempre un contenuto sociale. Nicoletta Braschi è l’attrice ideale per interpretare una figura di donna debole, in balia di una ristrutturazione aziendale, vittima di un mobbing feroce per convincerla ad abbandonare il posto di lavoro. La sceneggiatura è sottolineata da un crescendo drammatico, la donna viene isolata, assegnata a lavori sempre più degradanti, stigmatizzata dal direttore del personale come incapace ed evitata da tutti i colleghi. Pure la sua vita familiare va a rotoli, divorziata, con una figlia che ama ma che finisce per trascurare, precipitando poco a poco nel gorgo oscuro della depressione. Un bel personaggio è la figlia Morgana, interpretato dalla bravissima Camille Dugay Comencini (figlia della regista), che finisce per assumere il ruolo della più forte in famiglia e sostiene la madre nel periodo più nero.

Un film realistico, che termina con uno spiraglio di luce, dopo la vittoria nella causa per mobbing contro l’azienda, sottolineato dalla corsa spensierata di madre e figlia verso l’avvenire. Francesca Comencini è molto attenta agli emarginati, ai senza diritti, inserisce nel film come personaggi positivi un suonatore di strada che diventa amico della bambina e alcuni piccoli extracomunitari che solidarizzano con Morgana. La speranza viene anche da loro, da chi possiede meno ed è capace di dare molto. Un film pieno di simboli letterari: la figlia legge Il piccolo principe e Don Chisciotte, due simboli di rivalsa, di lotta per ideali, anche se destinata a soccombere di fronte alla forza di un potere economico devastante. Una storia che è un’insieme di storie prelevate da esistenze reali, drammatizzata per rendere evidente il difficile rapporto tra lavoratore e impresa nel mondo moderno, lontano mille miglia dai modelli paternalisti del secolo scorso. Fotografia intensa di Luca Bigazzi, tecnica di regia sincopata, realista, tra dissolvenze e primi piani, sguardi, espressioni, silenzi e dialoghi ridotti all’essenziale. Francesca Comencini può contare su una sola attrice professionista e una bambina prodigio, gli altri sono dilettanti che interpretano loro stessi, ma dirige tutti con sicurezza e bravura. Il taglio della sceneggiatura è tale da poter tirare fuori da ogni interprete il meglio di quel che può dare.

Mi piace lavorare non è un film didascalico, anche se è scritto per stigmatizzare un problema sociale, ma è cinema vero, sui rapporti familiari e lavorativi. Qualche critico poco accorto e inconsapevole dei problemi nel mondo lavorativo l’ha definito irreale, perché le situazioni che affliggono la protagonista sarebbero eccessive. Niente di più falso. Francesca Comencini realizza una sorta di neorealismo contemporaneo, pedinando l’esistenza di una protagonista afflitta da problemi concreti. Zavattini sarebbe felice di aver lasciato simili eredi.

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Regia: Francesca Comencini. Soggetto e Sceneggiatura. Francesca Comencini, Daniele Ranieri. Fotografia. Luca Bigazzi. Interpreti: Nicoletta Braschi (Anna), Camille Dugay Comencini (Morgana), Marina Buoncristiani (Marina), Roberta Celea (Roberta), Assunta Cestaro (sindacalista). Durata: 89’. Genere. Drammatico, Sociale. Premi:Festival di Berlino 2004 – Selezione Panorama. Nastri d’argento 2005 – miglior soggetto.

©Futuro Europa®

 [NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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