La Tate Modern si espande

Londra – Il progetto dello studio svizzero Herzog & Meuron da 260 milioni di sterline, ormai completato dal punto di vista strutturale, vedrà la sua inaugurazione pubblica il 17 giugno 2016. Il 60% di superficie in più rispetto alla struttura già in funzione, per ulteriori 21mila metri quadrati, che promettono di fare leva non tanto sulla quantità, quanto sulla varietà di media e la diversità in termini di tipologie di esperienze derivanti.

Nicholas Serota, l’indefesso direttore Tate sin dal 1988, pronuncia lo slogan dell’iniziativa: “Art changes, so do we.” (ossia: “L’arte cambia, altrettanto facciamo noi.”) Negli ultimi 15 anni – e ne compie esattamente 15 la Tate Modern, aperta nel 2000 – l’arte ha vissuto grandi cambiamenti, tanto che si pensa a nuove modalità per condividere ed esporre la collezione, attraverso una varietà degli stessi spazi. Basti pensare che dalle 86 installazioni di larga scala iniziali, si è arrivati alle 300.

La Tate Modern – il museo del suo genere più visitato al mondo, la seconda attrazione turistica del Regno Unito, con i suoi 5,7 milioni di visitatori nel periodo 2014/2015 – si espande per proporsi come il modello per il museo d’Arte Moderna e Contemporanea del futuro. Ma come sarà il museo del futuro? Come mantenere alto il livello d’attenzione dei visitatori? Più spazi didattici e sociali per lo stesso pubblico che cambia. Questo centro per l’educazione di massa, assomiglierà sempre più a un “laboratorio di idee”, un “Gesamtkunstwerk”, un “luogo d’intossicazione”.

Chris Dercon, il direttore della Tate Modern dal 2011 in auge fino al 2017, considera il nuovo carattere in formazione delle istituzioni d’arte, sempre più simili a piattaforme che danno vita a interazioni umane uniche. “L’apprendimento diverrà un’attività artistica d per sé.”; e ancora: “Il museo diverrà un luogo per l’esercizio mentale e umano, esplorando la performance come sfera pubblica.” Il visitatore sarà, dunque, invitato a partecipare attivamente in riferimento all’arte presentata. Nuove connessioni globali e dialoghi, anche nella dimensione online richiederanno conoscenza, soggettività ed empatia agli “utenti culturali”.

Herzog & de Meuron sono stati nuovamente chiamati in causa dopo la conversione della centrale termoelettrica di Bankside costruita negli anni ’50 e in funzione fino agli anni ’70. Alle spalle dell’iconico edificio con ciminiera affacciato sulla riva sud del Tamigi a noi tutti noto, ne sta ora per essere ultimato uno curvilineo a forma di cono di mattoni rossi asimmetrico, attraversato da un motivo di finestre che ne seguono i movimenti.

L’esistente Boiler House a sei piani verrà completata dai 10 piani della nuova Switch House, e a essa connessa attraverso un ponte aereo. La nuova costruzione consterà di: due piani per la didattica e progetti comunitari, quattro di gallerie espositive, più un ristorante, un bar, un negozio. Una nuova piazza preparerà all’entrata sul lato sud est, mentre all’ultimo piano una terrazza offrirà una vista a 360° sulla Capitale.

La Turbine Hall, in cui ricordiamo grandi installazioni, rimarrà il cuore pulsante. A essa si aggiungeranno gli spazi circolari delle Tanks. Lì dove un tempo veniva immagazzinato l’olio, oggi alle fondamenta del nuovo edificio, performance, video e sound art, e installazioni troveranno la loro specifica dimora, oltre che distribuite in giro per il resto delle mostre.

Si punterà a una visione ben più internazionale dello sviluppo dell’Arte Moderna fino a quella corrente. Verrà incrementata la presenza d’arte proveniente dall’America Latina, dal Medio Oriente, dalla Russia, dall’Asia, e dall’Africa, come del resto anche dall’Europa e dal Nord America. In occasione dell’inaugurazione, l’allestimento verrà completamente rinnovato, con 250 artisti provenienti da 50 Paesi. Anticipazioni? Ci si concentrerà sulla condivisione delle idee tra gli artisti di diverse nazioni, e si cercherà di rappresentare la trasformazione della pratica artistica nel corso del secolo scorso, dallo studio all’interattività e ai progetti digitali e sociali in tutto il mondo.

La trasformazione locale di Bermondsey è avvenuta, e ci si avvia verso una gentrificazione sempre più violenta. Tra il 200 e il 2013, Southwark, il borgo in cui è situato Bermondsey, il mercato del mattone è in media aumentato del 163%, contro il 94% nel resto di Londra. Dall’apertura della Tate Modern, il numero di 3mila residenti è raddoppiato e quello dei lavoratori impiegati nell’area è saltato da 6mila a 60mila. Il direttore Tate per la Rigenerazione e la Comunità Donald Hyslop stima che l’impatto economico del Museo è da registrare in “migliaia di milioni di sterline nel computo dell’economia londinese”.

Oggi solo il 40% dei finanziamenti della Tate proviene dal Dipartimento per la Cultura, i Media e lo Sport, invece il rimanente 60% è autogenerato, tra ingressi, Tate Enterprises, sponsorship, e donazioni. E Tate è una grande famiglia, tra Tate Modern, Tate Britain, Tate Liverpool, e Tate St Ives. I visitatori certo sono destinati ad aumentare, ma d’altro canto i soldini che serviranno per condurre degnamente e tenere aperta la baracca Tate Modern saranno davvero tanti. Più mostre blockbuster in arrivo, ma ci si augura anche maggior diversificazione e specializzazione.

©Futuro Europa®

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