Partiti, in crisi e pur necessari

Oggi c’è un problema singolare: la compresenza di una crisi dei partiti e di una loro necessità. Mentre in Europa i partiti si sono difesi e rinnovati e si vive un generale consenso dei cittadini nei confronti dello Stato democratico, viceversa in Italia i partiti sono stati travolti anche per la fragilità dello Stato democratico, che ha radici antiche nella storia del nostro paese e che, oggi più che mai, esalta in negativo lo scollamento tra politica e cittadini. I partiti si sono rinchiusi nei palazzi e hanno smarrito quel carattere “anfibio” che gli permetteva di avere necessariamente la testa nello Stato e il corpo nella società. La stessa con la quale hanno progressivamente perso ogni contatto.

Indubbiamente non possiamo parlare di responsabilità univoche dei partiti. E’ bene ricordare che, senza rappresentanza dei partiti, pezzi di società perdono voce e crescono le diseguaglianze a favore di quei ceti e poteri ricchi, in grado di autorappresentarsi. È chiaro che i partiti non possono più avere la pretesa del monopolio della rappresentanza, sarebbe una pretesa sciocca.

Il problema non sta nel monopolio dei partiti, ma nell’evitare la loro subalternità, promuovendo anche un nuovo processo di selezione della classe dirigente e strumenti propri di analisi della società.

©Futuro Europa®

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