L’8 settembre del Cavaliere

Probabilmente le uniche due cose che accomunano Silvio Berlusconi e Benito Mussolini sono la durata politica del potere e la pletora di questuanti, arruffoni, ras e depredatori di cui sono stai contornati. Per il resto non vedo molte similitudini, primo perché difficilmente vedremo Berlusconi contornato da chi, pur essendo consci della fine. andò a cercare la bella morte per l’onore d’Italia; secondo perché, a quanto pare, non sono molti i ministri che lo seguirebbero verso la Valtellina facendosi fucilare a Dongo; terzo perché tutto si può dire di Mussolini, nel bene e nel male a seconda degli orientamenti politici, tranne che sia stato connivente con la mafia, evasore di tasse, profittatore economico. Tutti, ma proprio tutti, infatti, concordano con la famosa frase “quando morì non gli uscì nemmeno un centesimo dalle tasche”, come a dire che non aveva minimamente approfittato del suo ruolo. Ma soprattutto va ricordato che Mussolini in 20 anni, al di là della guerra, aveva letteralmente rifondato l’Italia dandogli risultati economici e sociali talmente innovativi da essere presa ad esempio anche dagli Usa e dalla Gran Bretagna lasciando un’eredità imponente all’Italia repubblicana.

Lo stesso non si può certo dire del tentennato di Berlusconi che, con il suo folle gesto, forse dettato dalla troppa e ripetuta lettura di “Elogio della follia” di Erasmo da Rotterdam, di richiamare i propri ministri ha definitivamente affossato l’Italia spingendola ancor più giù. Una sorta di “muoia Sansone con tutti i filistei”. Ostaggio non di falchi ma di pitonesse che un tempo avevano provato a fare anche le eroine della destra sociale non riuscendoci minimamente, la nuova Forza Italia sembra morire prima di nascere. Chissà se in queste ore il Cavaliere stia rivedendo ossessivamente la mirabile pellicola del film, interpretato magistralmente da Alberto Sordi, “Tutti a casa”. Dovrebbe vederla attentamente per comprendere che con il suo gesto molto savoiardo e badogliano e, soprattutto, mal consigliato ha lasciato il suo partito Pdl/Fi in braghe di tela, abbandonato a sé stesso in balia della paura, del tradimento, della fuga: un vero 8 settembre. Non ne bastava uno che ha lasciato un’ombra di infamia sull’intera nazione cacciando l’Italia e gli italiani tutti nel dantesco girone degli ignavi e dei pavidi. No, ce ne voleva un altro che potrebbe avere conseguenze disastrose al pari di quello del 1943.

Uno scatto d’orgoglio? Avrebbe dovuto averlo all’inizio. Dichiarare di sostenere il governo Letta per senso di responsabilità politica e democratica è stata una ipocrisia inaudita. Il calcolo fatto da Berlusconi è tutto, invece, in questa crisi di governo voluta per non esser riuscito ad ottenere quello che voleva: una sentenza a lui favorevole! Al di là delle considerazioni personali sulla giustizia che ognuno di noi ha e deve avere, al di là dei dubbi sulla correttezza della magistratura, anzi di una certa magistratura, non si può mandare a picco una intera nazione solo perché si pensa di essere diverso dagli altri 56 milioni di italiani che quando vengono condannati in via definitiva scontano la pena o gioiscono della vittoria giudiziaria.

Siamo tutti uguali oppure c’è qualcuno che non lo è? E ovviamente non parlo solo di Berlusconi. Si parla tanto di scollamento tra Palazzo e cittadinanza, bene qui lo vediamo in tutto il suo effetto disastroso. Abbiamo un Parlamento immobile, incapace di decidere e gestire, abbiamo una parte degli italiani che manda in Parlamento una pletora di pseudo rappresentanti politici che non conoscono nemmeno la Costituzione e seguono pecorescamente un altro pseudo leader che è l’altra faccia della stessa medaglia della partitocrazia e dei politici alla Berlusconi. Qui c’è tutto da rifondare e non da rottamare. C’è bisogno del nuovo ma del nuovo vero, concreto, reale,che conosca e sappia muoversi senza rimanere imbrigliato in un sistema incancrenito che si autorigenera ad ogni colpo quasi mortale divenendo, per assurdo, ancora più forte.

Deve essere un percorso però veloce da fare, non possiamo più aspettare. Improvvisamente la corsa all’autodistruzione ha ripreso vigore e forza. Niente più compromessi di sorta, niente più pigmalioni o tutor. Bisogna guardare al passato per capire il presente e soprattutto per creare il futuro. Guardare al passato per prendere ciò che di buono ha prodotto ma soprattutto per non commettere gli stessi errori. Dimostrare di aver imparato la lezione, altrimenti saremo inevitabilmente fagocitati da una crisi etero diretta da poteri forti , banche e schiacciati dalla macchina europea che, si badi bene, il prossimo anno a partire da gennaio vedrà la campagna elettorale muoversi come uno schiacciasassi portando con sé un fattore di non poco conto che molti non sanno e altri fanno finta di non sapere: da luglio a dicembre, cioè in quel frangente di interregno tra il vecchio e il nuovo Parlamento e quindi Commissione Ue, ci sarà la Presidenza dell’Italia. Si tratta del momento più delicato e difficile della gestione dell’intera Unione Europea e mi chiedo con quale faccia ci presenteremo a Bruxelles e a Strasburgo. Gli altri Stati membri già tremano all’idea. C’è da domandarsi come possiamo guidare l’Europa se non siamo in grado di guidare noi stessi? Altro che 8 settembre, caro Cavaliere.

©Futuro Europa®

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