Outdoor 2013 – Urban Art Festival

La quarta edizione del romano Outdoor: Urban Art Festival (6-14 settembre), dal titolo What a Wonderful City, si è ormai conclusa, ora però si può davvero beneficiare del percorso ultimato e durato 4 anni. Artisti del panorama provenienti da tutto il mondo hanno portato il loro apporto in una kermesse divenuta sempre più ibrida, senza mai perdere il focus.

Gli artisti intervenuti sono il francese Rero, l’americana Martha Cooper e gli italiani Niccolò Berretta e Luca Di Maggio. I nomi menzionati non hanno fanno altro che aggiungersi a quelli dei loro predecessori, come L’ATLAS, J B Rock, Herbert Baglione, Kid Acne, Agostino Iacurci, Momo, Zedz, Borondo e Sam3. I quartieri interessati sono Ostiense e Garbatella (questa volta niente San Paolo).

I graffiti hanno tratto beneficio dall’incontro con la fotografia e il cinema. L’intenzione è rimasta quella di voler lasciare una traccia il più possibile permanente attraverso la street art, la più adatta a seguire i cambiamenti urbani e creativi. Si è trattato di un vero e proprio processo giunto al proprio compimento, nella speranza che questo termine sia solo d’impulso per una degna continuazione.

Nufactory ha seguito il percorso, anche dal punto della campagna pubblicitaria, lavorando magistralmente con i diversi enti cittadini e quest anno con la curatrice Antonella di Lullo. Questo rocchetto si è così svolto per le vie della capitale, al fine di riqualificarle, e ha rivelato opere site specific ed eccezionalmente legali.

La partecipazione e il coinvolgimento del pubblico sono diventati vitali, soprattutto per il crowdfunding degli artisti Sten & Lex (fino al 15 0ttobre), il primo caso in Italia di lavoro di arte urbana per la comunità. Chissà che il popolo davvero lo voglia vedere realizzato e che quindi si raggiunga la soglia dei 10 000 euro richiesti. Per loro, i pionieri in Italia della tecnica stencil, significherebbe ritornare a lavorare, con forme geometriche astratte, su un muro di Garbatella, dove avevano eseguito nell’edizione 2010 un’opera andata distrutta.

È come se la città abbia rigettato un corpo estraneo, un organo non compatibile, proprio come fa un organismo. Della giungla urbana fanno ora parte i minimali, concettuali e a tratti pubblicitari slogan di Rero: caratteri Verdana sbarrati sono privati di ogni significazione intellegibile e costringono l’osservatore a seguire il principio WYSIWYG, What You See Is What You Get.

Al Teatro Palladium le innumerevoli linee di Luca Di Maggio in Moving Forward (fino a fine gennaio 2014) hanno dato vita ai suoi personaggi a volte poco distinti, per i quali non manca mai il contatto con la natura. Le tinte impiegate sono blu, cobalto, giallo ocra, rosso e derivati, nero e fluo. Si è venuto ancora una volta a delineare l’immaginario dell’artista, i suoi diari, tra visioni di quiete e in preda al tormento, in balia dei flutti emozionali del subconscio.

Inaugurazioni, appuntamenti e presentazioni hanno toccato il centro città. Martha Cooper, la più celebre fotografa vivente di street art dalla fine degli anni ’70 a oggi, è stata la protagonista della retrospettiva Street Signs presso Palazzo Incontro. Nessuno meglio di lei conosce il fenomeno nato a New York e può dimostrare l’importanza documentaria che la fotografia ha avuto in questo fenomeno da subalterni.

Niccolò Berretta alle Officine Fotografiche alla Stazione Termini ha aderito all’evento con la mostra Stazione Termini (2009-2013).  Un reportage sulla Stazione Termini ha testimoniato il passaggio, la momentanea presenza o la residenza di briciole di umanità. Con tanto di apporto video, più di 200 scatti, raffiguranti persone in posa, hanno dunque rispecchiato la realtà della più trafficata stazione ferroviaria d’Italia e la metafora della vita, racchiusa in un progetto non ancora concluso.

©Futuro Europa®

Condividi
precedente

Letta futuro Segretario del PD?

successivo

L’8 settembre del Cavaliere

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *