Arte e Follia. Antonio Ligabue e Pietro Ghizzardi

Questo è l’anno dell’Expo che nella sua veste ufficiale svolge il ruolo fondamentale di attrazione turistica, tante sono le iniziative aperte al pubblico che si servono di questo evento come specchietto per le allodole. Tra le tante mostre ed eventi organizzati alle pendici di Expo troviamo un’interessante mostra curata da Vittorio Sgarbi dedicata ad Antonio Ligabue e Pietro Ghizzardi.

Arte e Follia. Antonio Ligabue, Pietro Ghizzardi, questo il nome dell’esposizione a loro dedicata, che si inaugurerà il 29 Maggio e durerà fino al 31 Ottobre, presso il Labirinto di Franco Maria Ricci a Fontanellato nella provincia di Parma.

Il Labirinto di Franco Maria Ricci apre al pubblico per la prima volta con questa mostra, organizzata da Augusto Agosta Tota, che si compone di 30 capolavori di Antonio Ligabue e 50 di Pietro Ghizzardi, di cui 9 inediti (tra i quali Cesira del 1968; Romantica del 1961; Clarissa del 1970). A completare l’esposizione sarà un catalogo edito da Franco Maria Ricci con testi di Vittorio Sgarbi, Marzio Dall’Acqua, Pascal Bonafoux e Gianfranco Marchesi.

La mostra non coglie solo il vento favorevole di Expo, ma celebra i cinquant’anni della morte di Ligabue e anticipa i trent’anni delle morte di Ghizzardi; occasione tale da godere dell’inaugurazione, quasi contemporanea, di altre due mostre dedicate al genio e alla follia dei due artisti. Presso lo Spazio Eataly dell’Expo è stata organizzata la mostra I tesori d’Italia dedicata alla rappresentanza artistica di ogni regione italiana che, dal 15 Maggio al 31 Ottobre, ospiterà un’opera di Ligabue per l’Emilia Romagna e un’opera di Ghizzardi per la Lombardia. Altra importante e corposa esposizione è Il Museo della Follia organizzata a Mantova presso Palazzo della Ragione, dal 19 Maggio al 22 Novembre. Qui si potranno ammirare 190 opere di Antonio Ligabue, di cui 12 dipinti e 2 disegni inediti provenienti da collezioni private; mentre saranno 37 le opere di Pietro Ghizzardi esposte per la prima volta in assoluto.

Due Artisti che hanno in comune le stesse origini, che hanno dovuto affrontare le stesse difficoltà; entrambi autodidatti e fuori dagli schemi classici del Novecento, nelle loro opere hanno lasciato traccia tangibile della costante ricerca di se stessi e di un modo per poter comunicare all’esterno le loro passioni selvagge e inquietanti.

Antonio Ligabue, nato nel 1899, visse un’infanzia travagliata entrando e uscendo dai manicomi ma con una innata passione per l’arte che lo avvicinò dapprima al Mazzacurati e poi allo scultore Mozzali. Passò la maggior parte della sua vita come vagabondo, ma senza smettere di dipingere elementi e personaggi della natura, la fama lo raggiunse nel ’48 quando critici e galleristi si interessarono alle sue opere. Nonostante il suo temperamento lo portasse a stare a debita distanza dalla vita mondana e il suo lato oscuro recasse timore nell’ambiente dell’arte, le sue opere e il suo genio selvaggio lo fecero apprezzare al vasto pubblico.   Un estro capace di stravolgere i propri incubi con visioni colorate e trasformare le verdi e anonime distese della Pianura Padana in giungle affollate di fiere selvatiche. Ligabue non fu solo pittore, ma anche disegnatore e scultore, i sui disegni, anche se riprendono gli stessi soggetti dei dipinti, sono da ritenersi collegati ad una fase preparatoria alla scultura, soprattutto per la calcata delimitazione degli spazi e delle masse corporee. Sempre guidato dall’istinto e forse anche dall’influenza del Mozzali si avvicina alla scultura; le sue opere sono frutto della lavorazione della creta del Po, solo poche sono sopravvissute a causa della fragilità della materia usata, che privata della cottura necessaria al suo indurimento, l’ha resa vulnerabile al passare del tempo.

Pietro Ghizzardi, nato nel 1906 in una frazione contadina della provincia di Mantova, si accosta per la prima volta all’arte all’età di cinque anni, usando il carbone del camino come matita e muri e pavimenti come tele. Di umili origini frequentò saltuariamente le scuole fino alla terza media, la sua arte dei primi anni ricorda molto le prime testimonianze pittoriche degli uomini delle caverne e molte di queste purtroppo sono andate perdute. Nel momento in cui inizia a dipingere su tela, volti e personaggi della sua vita, appende i suoi lavori alla finestra o sul portico di casa affinché i passanti possano ammirarli. Privo di mezzi, solo la sua tenacia e la sua autostima lo spinsero a continuare a dipingere ciò che provava e sentiva, con l’ausilio di oli e erbe recuperati in natura, finché nel 1961 giunse il primo riconoscimento ufficiale alla mostra d’arte di Città di Guastalla dove le sue opere risultarono le più apprezzate. Oggi a Santa Croce di Boretto la nipote Nives ha costituito la casa-museo in suo onore.

©Futuro Europa®

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