Brasile, la Camera dei Deputati approva le misure anticrisi

L’agitata seduta della Camera dei Deputati di mercoledì 6 maggio è stata sicuramente una cartina di tornasole della situazione politica del paese tropicale. La riunione è stata preceduta da manifestazioni di dissenso che ci ricordano l’Italia. Dalle tribune riservate al pubblico sono prima piovuti sui deputati falsi biglietti di banca con l’immagine di Lula e di Dilma, poi i sindacalisti hanno fatto “panelaço”, una dimostrazione sonora di dissenso tipica del Sudamerica, battendo una pentola con un mestolo. In votazione vi erano le misure anti crisi prese da mesi dal Governo con decreto legge, in Brasile chiamate “misure provvisorie” (MP).

I giorni che hanno preceduto la votazione sono la fotografia della crisi e delle difficoltà della variegata maggioranza che ha eletto lo scorso ottobre Dilma Rousseff alla presidenza del paese. le misure anticrisi sono essenzialmente tagli alle spese sui sussidi di disoccupazione. È naturale quindi che nel PT, il partito dei lavoratori, partito di Lula e di Dilma, si sia aperta una grave crisi. Nel paese il sindacato della CUT (Centrale Unico dei Lavoratori), da sempre vicino al PT, ha organizzato varie riunioni per protestare contro le misure, fermo restando l’appoggio a Dilma. C’è voluta pertanto una agitata riunione del gruppo PT per convincerlo a votare a favore. D’altro lato, l’altro grande partito alleato, il centrista PMDB, partito del vice presidente Temer, del presidente della Camera Cunha e del presidente del Senato Calheiros, ha preteso una chiara presa di posizione del PT, non volendosi assumere da solo il peso delle misure.

Nei giorni precedenti Temer, che ha il coordinamento politico, aveva fatto annunciare una serie di nomine di secondo livello, chiamiamole con espressione italiana “sottogoverno”, molto ambite da tutti i partiti. Il risultato non è stato entusiasmante, la votazione ha dato 252 voti a favore e 227 contro, con alcune sorprese. Il PT ha dato una prova di serietà, infatti dei 64 deputati PT, 55 hanno votato a favore, uno solo contro. Nel PMDB dei 60 deputati ben 13 hanno votato contro. Ma le maggiori sorprese sono venute da alcuni alleati come il PTD; pur avendo un ministro nel governo Dilma, tutti i suoi 19 deputati hanno votato contro. Un aiuto importante quanto inatteso è venuto da 8 voti dei DEM, partito di opposizione. Molti vedono in questi 8 voti il risultato di un pranzo dei DEM con Michel Temer, coordinatore politico e punto di riferimento per gli incarichi di “sottogoverno”. Ma sarebbe sempre Temer ad aver portato ad un voto a favore partiti come il Partito Verde (PV) e il Partito Socialista Brasiliano (PSB), collocati senza ombra di dubbio all’opposizione.

Ma il sollievo per il Governo e per Dilma è stato di breve durata, pur essendoci minori difficoltà nei gruppi del PT e del PMDB, ci sarà da risolvere il problema del presidente del Senato Renan Calheiros, sono quotidiane le sue critiche alle misure anticrisi. Sorprendentemente mercoledì 13 il Governo riesce a far approvare la seconda parte delle misure, quella riguardante la reversibilità delle pensioni per morte, ma la gioia del Governo e di Dilma si spegne nella stessa giornata: una parte della maggioranza si unisce alla minoranza per far approvare un cambiamento di quello che viene chiamato il “fattore previdenza” che  raddoppia quasi le pensioni, aprendo una voragine nei conti dell’ente pensionistico brasiliano. Vedremo se il ministro dell’economia Levy continuerà a dire, come ha fatto pochi giorni fa a Londra, che i tagli metteranno a posto l’economia brasiliana e che la crisi è temporanea. Il FMI ha previsto un punto in meno per il 2015 del PIL brasiliano, uno in più per quello del 2016. Su tutto grava l’incognita del Senato che si dovrà esprimere su tutti i tagli e sul nuovo “fattore delle pensioni. Nessuno osa avanzare alcun tipo di previsione.

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