I brasiliani scendono nelle strade

In questi giorni in Brasile accadono con grande frequenza fatti di grande significato politico. Di fronte alla grande eco che ha suscitato il “panelaço”, la protesta sonora fatta battendo le pentole, contro la Presidente Dilma mentre parlava in TV, a cui erano succedute altre proteste a San Paolo il mercoledì successivo, sempre contro Dilma, il PT, il partito di Dilma e di Lula, ha deciso di reagire. Così il venerdì successivo le strade di molte capitali degli stati del paese hanno rivisto il vecchio Partito dei Lavoratori insieme ai movimenti sociali, quali il vecchio MST (Movimento dei Senza Terra), e ai vecchi alleati, come il Partito Comunista del Brasile, rioccupare e protestare come nel passato, questa volta difendendo Dilma e la Petrobras, dicendo no alla austerità contro i lavoratori. In alcuni casi con solo 500 partecipanti, in altri con alcune migliaia, comunque il PT ha dimostrato forza e combattività.

Bene, ma tutto questo è stato cancellato da quanto verificatosi nelle domenica successiva. Convocata via internet, solo all’ultimo minuto una parte dell’opposizione si è unita, una marcia di milioni di persone ha occupato letteralmente il Brasile. A San Paolo le fonti della polizia militare parlano di più di un milione di persone, più di quante manifestavano negli anni ’80 per chiedere il ritorno alla democrazia. Le richieste andavano dalla lotta alla corruzione, alla richiesta di impeachment di Dilma, all’allontanamento dal potere del PT, a qualche richiesta, alcune volte contestata, di intervento dei militari. Certamente classi medie, ma sempre milioni di persone. A Brasilia Dilma ha fatto subito una riunione con i suoi collaboratori per valutare i fatti e decidere cosa fare. Così sono andati in conferenza stampa il ministro della Giustizia Cardozo e il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica Rossetto. Con toni calmi e prudenti, i due hanno elogiato la manifestazione, segno di democrazia e degna di essere ascoltata dal Governo, ma, mentre i due parlavano, nel paese si è scatenato un nuovo “panelaço”, i brasiliani hanno cominciato di nuovo a battere le pentole in segno di dissenso. Unanimi i commentatori nell’osservare come Dilma, a soli due mesi dal suo insediamento, si trovi in grande difficoltà.

L’impeachment non è possibile, i giuristi ricordano che ci vogliono denunce specifiche e un voto dei due terzi della Camera dei Deputati, ma la marcia e gli altri avvenimenti mostrano un isolamento crescente della Presidente. Molti osservano la scarsa presenza politica di Lula, molti osservano anche come Lula non smentisca più le diversità di opinioni tra i due. Il grande alleato, il PMDB, pur avendo grandi figure sotto inchiesta della magistratura, esce rafforzato dalla crisi di credibilità di Dilma. Proprio in questi giorni l’inchiesta lava jato – Petrobras ha colpito di nuovo il PT con la richiesta di inquisire l’ex segretario amministrativo del partito.

Dilma e il Governo hanno reagito alla crisi adottando una linea morbida e chiedendo responsabilità; Dilma ha riconosciuto alcuni errori e ha promesso una seria legge anti corruzione e una seria riforma politica e della legge elettorale. I sondaggi danno al 23% i brasiliani che giudicano il suo governo buono e regolare.

©Futuro Europa®

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