Muore il giudice che voleva arrestare la Presidente Kirchner

Argentina – Il 2015 avrebbe dovuto essere l’anno segnato dallo scontro per la successione alla Presidenta, come dicono gli argentini, Cristina Kirchner al suo ultimo mandato, non potendosi ricandidare per la proibizione costituzionale di un terzo mandato. Non sarà così, il 18 gennaio una morte sconvolge violentemente l’Argentina e apre una vicenda dai contorni oscuri ed imprevedibili. Nel suo appartamento nell’elegante quartiere di Porto Madero a Buenos Aires viene trovato morto il giudice Albert Nisman, un foro in testa e accanto una piccola calibro 22.

Il giudice era salito agli onori della cronaca quattro giorni prima con una denuncia clamorosa. In un lungo documento, il giudice accusava la presidente Cristina Kirchner, il suo ministro degli esteri, un deputato e due esponenti peronisti di aver manovrato per allontanare i sospetti sugli iraniani come autori dell’attentato alla mutua ebraica del 1994. In cambio l’Iran avrebbe fornito all’Argentina quel prezioso petrolio di cui il paese ha tanto bisogno. Ben 85 morti e 300 feriti fu lo spaventoso bilancio di quel tragico attentato, due anni prima ve ne era stato un altro all’ambasciata d’Israele. Dopo anni di indagini, la giustizia argentina incolpa dirigenti di alto livello dell’Iran, vengono emessi mandati di cattura internazionale verso l’ex ministro degli esteri Velayati, l’ex capo delle guardie rivoluzionarie Mohsen Rezai, l’ex ministro della difesa Vahidi, il segretario dell’ambasciata Asghari e l’ex ambasciatore iraniano in Argentina Soleiman Pour.

Ad oggi tutti liberi, perché Teheran si è sempre rifiutata di arrestarli. Nonostante le proteste della forte comunità ebraica, la più grande dell’America Latina, l’anno scorso viene firmato un accordo per la creazione di una commissione mista tra Argentina e Iran per indagare sulla vicenda. Il giudice incaricato di indagare sulla morte di Nisman, in un primo momento dichiara trattarsi di suicidio, poi ritratta e apre così una vicenda dai contorni ogni giorno più oscuri e complessi. La Kirchner prima si allinea alla tesi del suicidio, poi cambia e accusa settori dei servizi segreti di aver usato la morte del giudice per congiurare contro di lei.

Nel paese, con echi internazionali, si aprono dure polemiche acuite dalle prossime elezioni presidenziali di ottobre, ad aggravare la situazione, il noto giornale d’opposizione Clarin pubblica la notizia che, in casa di Nisman, è stata trovata la bozza della richiesta d’arresto per la Kirchner e per gli altri indiziati. Subito il governo smentisce, il capo di gabinetto della Presidente, in diretta TV, straccia una copia del Clarin, accusandolo di bugie infami. Due giorni dopo, lo stesso giudice delle indagini conferma l’esistenza della bozza di richiesta di arresto. La Presidente non è stata ferma e ha sciolto addirittura i servizi segreti. Ormai tutti i mezzi di informazione e il mondo politico non parlano d’altro che della vicenda Nisman e dei suoi diecimila misteri.

Purtroppo la verità sembra sempre più lontana. Non poteva mancare la fatidica super spia, si tratta di Antonio Jaime Stiuso, da tutti considerato super informato, non solo perché vecchio collaboratore del giudice morto, ma anche perché nei servizi da più di 35 anni. Il governo lo autorizza a rompere il silenzio e a dire tutto quando verrà interrogato. Un’indagine dice che il 60% degli argentini ritiene che la verità sulla morte del giudice Nisman non verrà mai fuori.

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