Rohingya, una comunità fantasma

Birmania – Questa settimana l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha deliberato quella che per la minoranza etnica musulmana dei Rohingya in Birmania forse potrebbe essere finalmente la fine di un incubo e di una persecuzione durata anni. I membri dell’Assemblea hanno, infatti, incitato formalmente il governo birmano a riconoscere la piena cittadinanza del quasi un milione e mezzo di persone facenti parte della comunità Rohingya nel Paese.

Già, forse, perché nonostante il progetto pilota avviato dalle autorità sia già partito e abbia assegnato già un centinaio di “carte d’identità”, i membri di questa comunità vivono ancora emarginati in veri e propri campi profughi sorvegliati a stretto giro da guardie governative. Le autorità locali, di fatto, identificano e categorizzano i membri di queste minoranze come “Bengalesi” provenienti dal vicino Bangladesh e vorrebbero negargli qualsiasi diritto di cittadinanza.

Dall’inizio della transizione da dittatura militare a “democrazia” cominciata nel Paese dal 2011, oltre 280 persone hanno già perso la vita a causa degli scontri violenti provocati dalla maggioranza Buddista, e oltre 140.000 hanno dovuto abbondare le loro case vivendo oggi in condizioni d’apartheid nello stato del Rakhine. I componenti di questa minoranza etnica sono, infatti, stati sottomessi a ogni tipo di abuso, dalla detenzione arbitraria a violenze corporee e sessuali.

La comunità internazionale spera, dunque, che dal 2015 le violazioni dei diritti umani possano terminare grazie a questa risoluzione, che comunque non è vincolante. Molti attivisti, però, segnalano che le violenze non siano per niente diminuite a seguito dell’allentamento delle sanzioni contro il governo birmano da parte di paesi come Stati Untiti e Regno Unito, con i rispettivi leader Obama e Cameron che hanno inoltre visitato il paese dando un segnale d’apertura storico. In attesa di misure concrete da parte del governo di Naypyidaw, molti Rohingya continuano a scappare nelle vicine Thailandia e Malesia in cerca di condizioni di vita migliori. A loro vanno i migliori auguri per il nuovo anno.

©Futuro Europa®

 

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