McBetter (Film, 2018)

Ogni tanto mi capita di fare piacevoli incontri nell’asfittico panorama italiano, quasi sempre frugando nel sommerso, nel mondo underground, cosa che non accade quando vado a vedere (contro voglia) produzioni pubblicizzate, spesso ispirate a romanzi di successo scritti dai soliti noti.

La mia ultima scoperta è Mattia De Pascali, pugliese di Gallipoli, regista nato il mio stesso giorno (28 novembre) ma ventisei anni dopo (1986), laureato in cinema, televisione e produzione multimediale, critico cinematografico per Point Blank, autore di numerosi corti, al debutto nel lungometraggio con McBetter, convincente horror grottesco. Un film girato con un budget modesto secondo la lezione di Joe D’Amato, dove il regista è anche sceneggiatore e produttore. Usa il genere per denunciare il sistema capitalistico dei fast-food, mettendo in scena l’assassinio dell’imprenditore della carne, quel McBetter che ricorda McDonald, da parte del futuro genero e della figlia, al culmine di uno scontro generazionale. Malcom è il giovane ricercatore universitario che segue i consigli di una maga televisiva (dice a tutti le stesse cose ma lo capiremo solo alla fine), decide di credere nel suo progetto fino in fondo e tenta di convincere il re della carne ad allevare insetti per uso alimentare. La reazione del suocero da ilare diventa violenta, scatenando la sete di vendetta della giovane coppia, aiutata da una belva (un piccolo cane abbandonato divenuto famelico) che si aggira libera nel giardino della villa. Non diciamo altro a livello di trama per non fare anticipazioni su un prodotto interessante che sta per uscire sul mercato Home Video e che fa della suspense una delle sue armi migliori.

Tutto si sviluppa all’interno di una villa isolata delle campagne pugliesi, con riferimenti inevitabili a Dieci piccoli indiani di Agatha Christie e a Shining di Stephen King, patrimonio comune a ogni cultore di thriller e horror. Il regista confida: “Non so dire se McBetter sia un horror, è meglio lasciare che sia il pubblico a decidere. La mia idea iniziale era quella di un beast-movie a cui si sono sommati, fino a prevalere, i conflitti umani. La bestia è divenuta quasi una presenza metafisica, lasciando agli evoluti bipedi il compito di autodistruggersi”.

Il regista ambienta il racconto in Italia, in un non luogo del Sud, ma usa nomi anglofoni per criticare meglio il sistema capitalistico, decidendo di far scimmiottare ai protagonisti il modello americano anche nei comportamenti (McBetter usa spesso la parola  fottuto).  Il film è girato in digitale, senza grandi capitali ma con molte idee, come il cinema italiano d’una volta, quello che ancora oggi amo andare a rivedere; buona la direzione degli attori, professionali e convincenti, pur con qualche dialogo da rivedere; fotografia intensa e immagini di periferia degradata che in dissolvenza aprono a una campagna pugliese inondata di sole; regia solida, movimenti di macchina adeguati, soggettive e dissolvenze ispirate, grande cura della suspense che resta uno dei punti forti della pellicola; effetti speciali artigianali curati e convincenti. Abbiamo rivisto in alcune sequenze il gusto per il grottesco tanto a caro al Pupi Avati di Tutti defunti tranne i morti, ma anche il piacere del macabro di un Joe D’Amato alle prese con gli sbudellamenti di Antropophagus e il timore della bestia in agguato in Porno Holocaust e in Rosso sangue. Alcune sequenze sono da palati forti: il ragazzo che mangia gli insetti, la bestia che divora alcuni protagonisti del dramma, le interiora che debordano da un corpo massacrato. Incipit e finale sono molto intensi, notevoli le sequenze girate in una macelleria, con quarti di bue pendenti dai ganci e grondanti sangue ma anche insetti ripresi in primo piano.

Mattia De Pascali ha talento, il suo debutto è sotto il segno dell’horror (grottesco) ma potrebbe fare di tutto nel cinema italiano, se ancora esistessero produttori a caccia di talenti.

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Regia, Soggetto, Sceneggiatura, Produzione: Mattia De Pascali. Musiche: MNTRN (Valentino Galati). Montaggio: Michelle Tamada. Fotografia: Islam Mohamed. Aiuto Regia: Giulio Ciancamerla. Assistente Regia: Alessandro Stajano. Segretario di Edizione: Jonathan Imperiale. Organizzatore Generale: Lucio Massa. Elettricista: Silvia Cappello. Fonico: Valentino Galati. Effetti Speciali: David Bracci, Cristina Panarese. Scenografia: Arianna Alfarano. Trucco: Georgia De Carlo, Sofia Volpe. Titoli di Testa: Daniele Ostuni. Post Produzione Audio: Serena Mancarella. Durata: 75’. Genere: Horror Grottesco. Riprese: Digitale. Camera. Panasonic DMC- GH4. Ambientazione: Lecce. Riprese: Aprile 2017. Interpreti: Andrea Cananiello (Malcom), Srena Toma (Melanie), Nik manzi (Joe McBetter), Donatella Reverchon (Patricia), Oscar Stajano (Little Joe), Iole Romano (Dolores), Gabriella Luperto (Maga Patrizia), Federico Solinisko Jr. (Ernesto), Packito (Tictictic), Angelo Longo (Joe Mcbetter, voce).

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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