Il suicidio della Sinistra

C’è una specie di irresistibile fatalità nel modo in cui la Sinistra italiana, da quella moderata e riformista a quella radicale e utopica, si sta scientemente suicidando.

La colpa è un po’ di tutti. Renzi, sull’onda dei clamorosi successi alle Primarie e nelle Elezioni europee, si è creduto padrone assoluto del PD e ha provocato risse e persino scissioni di cui ora paga il prezzo. Ma l’ammucchiata dei D’Alema, Bersani, Grasso e via dicendo, ha una responsabilità ancora più grave, perché ha fatto prevalere rancori e livori sul patriottismo di partito e persino sulla logica della sopravvivenza politica. Nel PD, l’ultimo, miserevole, atto suicida, si è consumato con la formazione delle liste elettorali, in cui, a torto o a ragione, la minoranza interna guidata dal Ministro Orlando ha fatto gesti di rottura, anche se poi Orlando ha dichiarato la sua decisione di battersi per il successo del PD.

Successo? I sondaggi lo danno attorno a un triste 20% (non poi tanto strano: si pensi alla sorte dei socialdemocratici in Germania e dei socialisti in Francia e in Austria).  Può darsi che recuperi un poco se presenta programmi credibili e fa una campagna elettorale efficace, ma è del tutto improbabile che rimonti di molti punti. A quest’ora, a poco più di un mese dal voto, Renzi lo sa bene e forse per questo forse ha cercato di blindarsi candidando alle elezioni gente fedele, nella speranza che il gruppo dei parlamentari del PD che arriverà in Parlamento, per quanto ridimensionato, sia compatto e devoto al capo. Magari per prepararsi a una lunga traversata del deserto che lo riporti al potere in un lontano futuro, se non altro per il consueto oscillare del pendolo dell’opinione pubblica e degli errori, delle promesse mancate, delle beghe interne, che il Centrodestra eventualmente vincitore non mancherà di regalarci.

Del resto della Sinistra, coagulata adesso nel LeU, non parliamo nemmeno. È un’accozzaglia di utopici e velleitari. Supereranno il 3%  sottraendo utili voti al PD, ma, sia in caso di maggioranza autonoma del Centrodestra, sia in caso di necessaria coalizione, non conteranno niente, e l’illusione di poter condizionare un PD di governo è fuori della realtà, visto che tutta la Sinistra, anche se miracolosamente unita, resterà minoranza. La sola speranza è di fare da ruota di scorta dei 5 Stelle, se insieme potessero fare maggioranza. Grasso lo ritiene fattibile, la Boldrini è contro. Bersani tentò di ottenere l’appoggio grillino nel 2013 e gli sbatterono le porte in faccia. Forse oggi le cose sono cambiate. Ma Di Maio più Grasso, D’Alema, Bersani, ve li immaginate? Altro che dalemiano “inciucio”!

Ci si può ovviamente chiedere: per chi non è di sinistra (cioè oggi per la maggioranza degli italiani) che importa se la sinistra si autodistrugge? Importa, importa. Il buon funzionamento della democrazia esige un Centrodestra moderato e liberale e un Centrosinistra riformista, ambedue europei e ambedue in grado di alternarsi al governo.

In Italia, l’oscuramento del Centrosinistra non porta automaticamente al successo del Centrodestra, che sarebbe cosa normale e fisiologica, ma al rischio di cadere nelle braccia dell’improvvisazione e del trasformismo grillini, di cui pagheremmo a lungo le conseguenze. E se anche dovesse prevalere il Centrodestra, il rischio è che nel suo seno predominino istanze estremiste, antieuropee e in definitiva illiberali. Come ha ricordato Emma Bonino (povera, coraggiosa combattente di tante cause giuste e nobili) come si può stare con chi, come Salvini, sta con Putin, con Trump e col fascista ungherese Orban?

Insomma, l’autodistruzione della Sinistra democratica porta a una conseguenza paradossale: augurarsi che vinca Berlusconi.

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