Energia sostenibile: Italia e Africa chiamano Europa

‘Italia-Africa lavorano insieme per un futuro di energia sostenibile’: è questo il titolo del Forum interministeriale che si è tenuto alla Farnesina, a Roma, e che ha fatto il punto sulla disponibilità di energia per i paesi africani e sui sistemi di produzione e trasporto per sostenere lo sviluppo del continente africano e non solo. Gli aspetti tecnici del tema Africa ed Energia sono stati affrontati nel seminario tecnico “Dialogue forum with the Private Sector in the off-grid renewable energy market”, con la collaborazione dell’Africa-EU Energy Partnership, di cui l’Italia detiene la co-presidenza;  a seguire si è tenuta la Conferenza Ministeriale “Italy-Africa, working together for a sustainable energy future”, nel corso della quale è stato presentato l’Africa Energy Outlook del “World Energy Outlook”, pubblicato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia. Sullo sfondo dei lavori, le straordinarie potenzialità dell’Africa sulle Rinnovabili e le altrettanto straordinarie potenzialità delle  tecnologie disponibili, in primo luogo quelle sviluppate dalla ricerca e dalle aziende italiane.

In Africa oltre 620 milioni di persone – circa due terzi della popolazione totale – vivono senza energia elettrica. Ancora di più, circa 730 milioni, sono le persone costrette rinunciare ai vantaggi sulla sicurezza offerti dalla disponibilità di energia elettrica e quindi, ad esempio, a cucinare con sistemi pericolosi ed inefficienti. Nel continente africano l’uso di biomasse solide, soprattutto legna da ardere e carbone, supera per quantità quello di tutti gli altri combustibili adoperati . Secondo l’Africa Energy Outlook le fonti energetiche dell’area sarebbero più che sufficienti a supplire ai bisogni della popolazione. Il 30% dei giacimenti di petrolio e gas scoperti nel mondo negli scorsi 5 anni si trova infatti in Africa: Nigeria, Sudafrica e Angola li potrebbero sfruttare, secondo gli esperti. Ma c’è di più: per geografia, conformazione orografica e notevole insolazione, il continente ha straordinarie potenzialità per lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabile, in particolare quelle che sfruttano l’energia del sole, dell’acqua e del vento..

Per questo l’Africa è un mercato in crescita per la vendita di elettricità: a spiegarlo è stato non a caso, nel suo intervento al Forum, l’AD e Direttore generale di Enel Francesco Starace, già a capo di Enel Green Power ed esperto valutatore di occasioni e opportunità di sviluppo delle fonti rinnovabili. Per Starace il continente è un’area dove “la popolazione cresce, e per l’azienda è un dato importante nell’ottica di “una crescita sostenibile che può essere il più grande motore di cambiamento tecnologico del nostro tempo”. I problemi sono tanti, ha spiegato Starace, come “raggiungere territori lontani con costi sostenibili. Per raggiungere chi non ha elettricità servono “soluzioni tecniche robuste e poco costose. Presto ci arriveremo, ma chiediamoci quale impatto avranno. Ad esempio, perché queste tecnologie non potrebbero essere usate in Europa, da dove partiamo?”. Insomma, ha concluso Starace, “in Africa si realizza un’incubazione: portiamo tecnologie per trovare un’innovazione da usare poi in tutto il mondo”. Parole capaci di sollecitare l’immaginazione di chi, dall’Italia e dall’Europa appunto, si occupa di produzione di energia rinnovabile e che aspetta solo il ‘via’ della volontà politica, Italiana ed europea, che per ora non è arrivato.

La mancanza di un vero calcio d’inizio sulla produzione di energia rinnovabile in Africa, nonostante le opportunità, pesa sulla storia delle politiche energetiche europee, ma nel corso della Conferenza il Commissario europeo allo Sviluppo, Piebalgs, ha voluto spendere parole virtuose come “non c’è sviluppo senza energia”: nessun paese “può aspettarsi di godere di una crescita economica sostenuta e sostenibile senza un accesso affidabile all’energia”. L’energia, ha detto Piebalgs, “è necessaria per sviluppare l’agricoltura sostenibile, per fornire l’accesso all’acqua pulita e l’assistenza sanitaria di base. Crea nuove opportunità di lavoro e contribuisce allo sradicamento della povertà”. Per questo l’Europa “è impegnata ad aiutare l’Africa ad aumentare l’accesso all’energia e a sostenere la sua transizione verso un futuro migliore”. Solo lavorando insieme “possiamo generare soluzioni durature per il futuro energetico del continente africano”. Sulla stessa linea il direttore esecutivo dell’Aie, Maria Van Der Hoeven, per la quale “non c’è crescita economica senza energia”. Le fonti energetiche africane, ha aggiunto, “sono sufficienti per il continente ma sono distribuite in maniera non omogenea e non sono sviluppate bene. Abbiamo bisogno di fare di più, serve un accesso moderno e stabile all’energia; ogni singola economia avanzata deve avere accesso all’energia”.

Parole sante, che non sanano però il nulla di fatto fino ad ora dell’Europa dis-unita di fronte alle opportunità ambientali e tecnologiche di Africa da una parte e  Italia ed Europa stessa dall’altra: come il Solare Termodinamico a Concetrazione (CSP), sviluppato in Italia da ENEA, realizzato dalle aziende italiane aderenti ad ANEST e da quelle tedesche impegnate nel progetto Desertec e applicato non in Africa (Desertec, che doveva applicare il CSP in Africa per l’Africa stessa e per l’Europa, è stato fermato dalla Primavera Araba ed ha chiuso i battenti proprio in questi giorni) ma in Oriente e nei Paesi Arabi per il proprio esclusivo fabbisogno. Un nulla di fatto dovuto anche ai retroscena delle diverse strategie di politica estera dei Paesi europei sull’Africa, e allo scoppio della Primavera Araba, appunto. Oltre alla tecnologia, l’Italia è in grado di fornire all’Europa e al Mondo gli strumenti per lo sfruttamento ‘in loco’ dell’energia prodotta in Africa ed il ‘cavo’ di trasporto dell’energia eccedente dall’Africa verso Europa e oltre: “L’Italia – ha ricordato infatti il viceministro De Vincenti nel suo intervento alla Conferenza Interministeriale – è un ponte naturale tra l’Europa e l’Africa – e  – siamo impegnati al massimo per lo sviluppo del continente”. “Nel mondo – ha aggiunto De Vincenti – circa un miliardo di persone non ha accesso all’elettricità e una gran parte di queste sta in Africa, un continente ricco di risorse e di potenzialità”. Per questo, ha quindi concluso De Vincenti, l’Italia e l’Europa “sono pronte a mettere a disposizione le proprie competenze e capacità maturate nel campo delle nuove tecnologie energetiche”. Ma, come su tanti altri scenari e tavoli di gioco, quello che serve, e che continua a mancare, è l’Unione Europea: un’unione vera; e, soprattutto, libera. E quindi, ancora una volta, non solo economica ma in primo luogo politica.

©Futuro Europa®

[NdR – L’autore cura un Blog dedicato ai temi trattati nei suoi articoli]

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