Salini (NCD): ridefinire le politiche agricole in Europa

Quarantunenne della provincia cremonese, una laurea in Giurisprudenza nell’Ateneo di Milano, dove è stato anche membro del Senato Accademico e poi Presidente della Conferenza degli Studenti e componente del Comitato Regionale di Coordinamento delle Università lombarde. Dopo la laurea in Diritto Costituzionale si dedica alla politica nello staff del presidente della Giunta regionale lombarda,  fino a divenire Presidente della provincia di Cremona, eletto al primo turno come indipendente in una coalizione di centro-destra. Parliamo di Massimiliano Salini, che Futuro Europa ha intervistato nella sua veste di Candidato alle Europee per la Lista NCD-UDC-PPE nella Circoscrizione Nord Ovest.

Il suo slogan per queste elezioni  è “Riprendiamoci l’Europa”. Nel suo programma troviamo la reinterpretazione delle regole attinenti il fiscal compact, una diversa applicazione dell’austerity, la valorizzazione delle imprese manifatturiere europee e della specificità della nostra agricoltura. A questo aggiunge una maggiore integrazione ed armonizzazione dei modelli sistemici dei vari stati membri per arrivare ad una uniformità che porti ad una Europa unita e politicamente forte.

Considerando anche l’indotto generato, l’agroalimentare arriva a rappresentare il 13,9% del PIL italiano, un peso tra l’altro in tendenziale crescita dal 2008. Eppure la remunerazione ai produttori si attesta ad un misero 3%. Come ritiene si possa migliorare l’attuale situazione?

Il nostro intervento in Europa è orientato proprio verso una nuova definizione delle politiche agricole europee volta a migliorare tutto il comparto agroalimentare italiano. La formulazione attuale, ad esempio, tende a premiare prevalentemente i grandi proprietari terrieri rispetto ai piccoli produttori e in molti casi i veri beneficiari sono gli stessi proprietari terrieri: la regina d’Inghilterra riceve diversi milioni dalla PAC, così come numerose imprese multinazionali! Inoltre, in base alle prime simulazioni, la nuova politica comunitaria colpisce pesantemente l’agricoltura intensiva – che è un nostro specifico patrimonio – e la zootecnia da latte in particolare. Dobbiamo fare in modo che l’Europa si orienti verso un’integrazione dei diversi modelli, tenendo conto delle caratteristiche geografiche e demografiche dei diversi Paesi.

La filiera agro-alimentare  risente di un costo del trasporto su gomma delle merci  decisamente superiore a Spagna, Francia e Germania; questo rende le nostre imprese poco competitive sul mercato globale e le costringe a cercare sbocchi sui mercati esteri. In quale direzione operare per ridare competitività e slancio alla produzione italiana?

Bisogna in primo luogo rivedere tutta la politica dei costi di trasporto cercando di ottimizzare gli spostamenti e questo è possibile solo attraverso un consistente sviluppo delle infrastrutture locali. Molti progetti sono già stati avviati sia a livello stradale come la Pedemontana, la Brebemi, la TEM, sia ferroviario come la Tav Torino-Lione, ma bisogna portarli a termine e svilupparne altri verso un’integrazione totale del trasposto terrestre, marittimo e aereo. 

Come superare i problemi creati dal fatto di avere una moneta unica e 18 bilanci nazionali?

I problemi si superano attraverso la creazione di una politica fiscale comunitaria in grado di ridistribuire correttamente le risorse economiche tra i Paesi in surplus e quelli in disavanzo, creando così un equilibrio tra gli Stati membri ed evitando situazioni drammatiche come accaduto in Grecia. La creazione di un’unione fiscale offrirebbe sostegno reciproco agli Stati dell’Unione e ridurrebbe la volatilità dei redditi nazionali all’interno dell’intera regione monetaria: maggiore stabilità e omogeneità fra le economie nazionali.

I mercati a Km. zero come si possono inserire nel mercato agro-alimentare italiano? Su questa tipologia non esiste nemmeno una legge nazionale, ma solo regolamenti locali.

Il mercato a km. zero ha una quota ancora molto piccola per far sentire la sua voce. Indubbiamente è necessario svilupparlo con intelligenza, ma al momento l’Italia deve intervenire per contrastare alcune norme dell’Unione Europea in merito all’eliminazione delle etichette su alcuni prodotti come pasta, caffè  e molti altri, nonché per valorizzare la qualità della filiera agroalimentare italiana.

©Futuro Europa®

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