Cronache dai Palazzi

Gli impegni con Bruxelles saranno mantenuti. La carta jolly che il Governo Renzi mette sul tavolo delle trattative con l’Ue è quella delle riforme strutturali; sarà attuata una “terapia d’urto”. La scossa dovrà servire per agganciare la ripresa, creare occupazione, favorire la crescita. Il Piano nazionale di riforme (Pnr) che il Governo italiano presenterà all’Unione europea allegato al Def entro il 30 aprile prevede di rispettare le regole di bilancio ma l’obiettivo primario è mettere gli individui al centro: “Il Governo fin dal suo insediamento, ha messo le persone, i lavoratori, i cittadini al centro”, si legge nella bozza del Pnr. La “terapia d’urto” evocata consiste nell’applicare precisi tagli alla spesa pubblica; mettere in pratica riforme del mercato del lavoro e del fisco; favorire opportune privatizzazioni e la mobilità dei dipendenti pubblici; semplificare la burocrazia; contrastare la povertà. Altri nodi da sciogliere sono: il rientro dei capitali, la riforma della giustizia amministrativa, la riforma del catasto e il riordino dei servizi pubblici locali.

La Commissione europea, a sua volta, approva le misure economiche messe in campo a Roma e, in particolare, “accoglie con favore l’impegno a finanziare la riduzione delle tasse per i lavoratori con salario basso interamente con tagli alla spesa”. Rimane però fermo il monito “conti in ordine, e subito”. Secondo la Ue, al più presto “L’Italia deve portare il bilancio in pareggio in termini strutturali, per mettere il suo elevatissimo debito pubblico su una traiettoria discendente”. Sarà nel 2016, assicura Palazzo Chigi, che il deficit strutturale verrà azzerato.

Nel Documento di Economia e Finanza viene ribadito che “l’urgenza e l’ambizione delle azioni di riforma che il Governo intende attuare sono senza precedenti” e il premier Matteo Renzi esclude la necessità di “una correzione di bilancio” nel 2014. “La nostra previsione di crescita dello 0.8% è molto cauta: – sottolinea Renzi – ci aspettiamo sorprese positive, non negative, nel corso dell’anno”. Nel mirino anche 5 miliardi di fondi europei che l’Italia rischia di perdere a causa del “gravissimo ritardo” nel loro utilizzo, come avverte il sottosegretario Delrio.

La Commissione Ue “valuterà attentamente” in quanto “deve verificare se gli sforzi strutturali sono in linea con gli impegni e gli obiettivi nel rispetto del patto di Stabilità e crescita”. La realizzazione di un efficace “programma di riforme strutturali” è di fondamentale importanza per sostenere la crescita incipiente e l’occupazione potenziale. Nell’Italia delle commissioni senza fine e della burocrazia dilagante la vera sfida consiste nel mettere a punto delle risoluzioni concrete che siano in grado di rimediare alla delusione degli italiani stremati dalla crisi.

A proposito di tempi di realizzazione, nella bozza del Pnr il Governo Renzi ribadisce però che “è necessario uno spazio per permettere alle riforme di dispiegare i loro effetti di medio-lungo periodo, attenuando eventuali impatti negativi di breve, e per permettere il pieno sviluppo dei fondi strutturali per gli investimenti e la Garanzia Giovani”. Fatto salvo l’impegno di “mantenere il disavanzo sotto il 3%”, e la regola del pareggio di bilancio, l’Italia chiede quindi più flessibilità nel percorso di riduzione del debito che nel breve periodo sarà favorito dal gettito delle privatizzazioni (10-12 miliardi all’anno fino al 2017) al netto dei debiti della Pubblica amministrazione, che il Pnr conferma di voler smaltire fin dal 2014. Secondo le previsioni nell’arco dei tre anni successivi la riduzione del debito risulterà “di entità più pronunciata, pari a 3 punti percentuali nel 2018”.

Secondo il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, i tagli saranno strutturali come gli interventi sul cuneo fiscale e sul lavoro. “I risultati saranno visibili tra 2-3 anni”, specifica il ministro. All’aumento dello 0,8% del Pil previsto per il 2014, secondo le previsioni si aggiungerà “un altro progresso dello 0.4%” nel 2015, fino a raggiungere un incremento complessivo del 50%.

La dinamicità del Governo Renzi è apprezzata anche dal Fondo monetario internazionale che comunque ribadisce i rischi di deflazione e attende il giudizio della Bce a proposito delle manovre italiane. “La Bce ha il polso della situazione europea”, ribadisce il direttore del Fmi, Christine Lagarde, “siamo fiduciosi che sia solo una questione di tempo”. La ripresa “resta moderata” ma si auspica che la crescita dia presto i suoi frutti “sostenuta dal consolidamento della domanda interna”.

In questo panorama così incerto sul fronte economico, le riforme sul fronte politico si riveleranno decisive e, molto probabilmente, sarà quello il vero banco di prova per il Governo Renzi. A proposito di riforme, alla minoranza Pd il premier suggerisce di adeguarsi alla maggioranza e per quanto riguarda l’asse con FI Renzi continua a considerarlo un asse portante scindendo nettamente le questioni politiche dalle vicende giudiziarie dell’ex Cavaliere che, assegnato ai servizi sociali, potrà nonostante tutto partecipare alla campagna elettorale per le Europee di maggio. “È un bene che ci sia anche Forza Italia a scrivere le regole del gioco”, afferma Matteo Renzi che sottolinea: “Le questioni della giustizia riguardano la giustizia, per quel che riguarda la politica è fondamentale che si facciano le riforme”.

I due principali nodi da sciogliere sono la legge elettorale – per la quale i forzisti chiedono che sia fatto un sostanziale passo in avanti entro Pasqua – e la riforma del Senato che per il Cavaliere dovrebbe essere “non eleggibile” e “non oneroso”. Dopo la bagarre sollevata dai suoi, Silvio Berlusconi ci tiene a puntualizzare che manterrà gli impegni presi “ma quel testo va rivisto”, afferma a proposito del Senato. I “patti fondanti” non si discutono: “non eleggibilità”, “non onerosità” di Palazzo Madama che “non voterà la fiducia” al Governo. In ballo ci sono anche le funzioni dei senatori che, se “nominati”, per il leader di FI non dovrebbero avere “competenza sulle leggi costituzionali e sull’elezione del Capo dello Stato”.

L’ex Cavaliere mira a mettere a punto tutti i “dettagli” in “un prossimo incontro con il presidente Renzi”, un incontro che il premier in carica non esclude. “Non è previsto” ma se mai l’incontro ci sarà “ve lo facciamo sapere”, conferma Renzi ai giornalisti.

Dopo lunghe settimane spese a scrutare insieme ai suoi avvocati le intenzioni dei magistrati di sorveglianza, forte di una nuova (seppur limitata) “agibilità politica”, Silvio Berlusconi torna sulla scena e di fatto è ancora in gioco. In verità Berlusconi non vorrebbe lasciare a Renzi la paternità delle riforme e dell’instaurazione della Terza Repubblica. L’“abbraccio mortale”, come lo ha definito nel fuorionda il consigliere Toti, o comunque il tiro alla fune tra Renzi e Berlusconi continua, e la corda resiste. Nel frattempo Matteo Renzi ci tiene a puntualizzare che, fatto salvo il rispetto per le “questioni interne” al partito azzurro, non si accettano “ultimatum” da nessuno. “Se loro stanno al gioco delle riforme – afferma il premier – noi ci siamo altrimenti al Senato ce la facciamo”. Per Alfano del Nuovo centrodestra “è la cronaca di un film già visto: prima si dice si alle riforme, poi si lanciano ultimatum e si prova a far cascare il Governo”. Il ministro dell’Interno ribadisce che la squadra dell’esecutivo Renzi va avanti, “lanciati a fare le riforme” per “cambiare il Senato e riformare le istituzioni”. Sarebbe “auspicabile” che tutto ciò avvenisse anche con la collaborazione di Forza Italia ma “non è necessario”, sottolinea Alfano.

Per quanto riguarda le Europee ora i forzisti dovranno rispondere ai democratici sul piano delle candidature al femminile. Nel weekend, come ha annunciato il coordinatore politico Giovanni Toti, si definiranno le liste.

©Futuro Europa®

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