UE: inquinamento atmosferico, tutto rinviato ad ottobre

Come sottolineato dalla Commissaria Europea per le Azioni sul Clima Connie Hedegaard, nel suo semestre di presidenza l’Italia avrà un ruolo di primo piano nel rappresentare di fronte al mondo la volontà dell’Europa di combattere il Global warming, incentivare le energie rinnovabili e  prevenire le catastrofi ambientali.  Ma, complice la crisi ucraina, Matteo Renzi più che sui problemi delle rinnovabili è piuttosto concentrato su quelli dei fossili e sulla fornitura di gas dalla Russia o dagli Stati Uniti via terra o via mare. Il premier italiano appare, per giunta, poco sostenuto dal Consiglio Europeo: per via del clima di fine legislatura, ma anche delle divisioni fra i ventotto Stati membri, il Consiglio non ha infatti condiviso il Libro Bianco della Commissione sulla strategia energetico-ambientale ed ha rimandato ogni decisione ad ottobre, dopo il Summit dei Paesi Onu convocato dal Segretario Generale Ban Ki Moon per settembre a New York e appena prima della Conferenza mondiale sul Clima che si terrà a Lima a dicembre. Una posizione europea unitaria e solida non si avrà a New York ma solo in extremis a Lima: sempre che, almeno ad ottobre, il nuovo Consiglio riesca a superare le annose divisioni provocate dalle diverse strategie energetiche dei tanti Paesi membri e a conferire alla Presidenza italiana un mandato forte e condiviso.

E così, nel prossimo confronto mondiale per la riduzione del Global Worming e delle catastrofi ambientali, il fronte che si batte per le energie rinnovabili e l’economia pulita rischia di non poter sfruttare appieno la sua principale forza d’attacco: la vecchia Europa, impegnata a imporre regole ambientali stringenti alle proprie imprese e cittadini ma anche in questo campo incapace di dire la sua sullo scenario internazionale. Ben altro peso hanno in questo momento, sui tavoli e le scrivanie della politica estera europea, i vecchi e nuovi dossier sulle pipelines tra il Baltico e il Mar Nero e tra l’Africa ed il Medio Oriente e sulle nuove rotte transoceaniche per il trasporto dei gas. Questioni sulle quali proprio l’Italia, geograficamente collocata come principale hub di forniture energetiche per l’Europa, potrebbe avere un ruolo autorevole: non solo sulle rotte di importazione, ma anche sul tipo di energia da importare, che potrebbe essere  ‘pulita’ se si tirasse fuori dai cassetti un progetto italo-spagnolo realizzabilissimo e in Nordafrica e Medioriente venissero realizzati consistenti impianti di ‘solare a concentrazione’, collegati con minima dispersione all’Europa grazie ad elettrodotti realizzati con superconduttori. Ma, a causa della crisi ucraina, l’attenzione è tornata sul gas e i combustibili tradizionali e alla fin fine, la Presidenza italiana dell’Europa rischierà di occuparsi solo di ‘fossili’.

Un inconveniente che cade proprio alla vigilia delle elezioni europee e minaccia di avere un certo peso sulla popolarità dell’Istituzione, perché la notizia della non-scelta europea sulle Rinnovabili ha coinciso con altre due: quella dell’aumento vertiginoso dell’inquinamento atmosferico in Europa e quella sulla forte domanda di politiche energetiche ecocompatibili da parte dei cittadini. L’Agenzia europea per l’Ambiente (EEA) infatti ha fatto sapere che nell’ultimo mese in una vasta area dell’Europa occidentale si è registrato un livello preoccupante di inquinanti nell’atmosfera. In un’area pari a tre quarti della Francia la concentrazione di PM10 è stata superiore a 50 microgrammi per metro cubo. In alcune aree della Francia la concentrazione ha superato addirittura i 100 microgrammi. Inquinamento a livelli di guardia anche in Germania ed in Belgio dove, come in Francia, le autorità locali hanno adottato misure straordinarie per ridurre i livelli di polveri sottili.

Il fatto è che i cittadini sono perfettamente consapevoli dei problemi e delle soluzioni, come dimostra un recente sondaggio Eurobarometro secondo il quale il 90 per cento degli Europei considera il cambiamento climatico un problema grave, l’80 per cento è convinto che gli interventi per la salvaguardia del clima possano avere degli effetti positivi sulla ripresa economica ed il 70 per cento ritiene che la riduzione delle importazioni di combustibili fossili da paesi esterni all’UE possa apportare vantaggi economici. Insomma, quelli sulla percezione dell’importanza della gestione dell’ambiente da parte dei cittadini sono dati che confermano tendenze in atto che sono importanti e presentano caratteri ormai strutturali: tendenze con le quali dovranno seriamente confrontarsi i programmi elettorali dei partiti e dei candidati alle prossime elezioni europee.

©Futuro Europa®

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