Cronache dai Palazzi
Ottenere maggiore flessibilità da Bruxelles a causa del peso dell’inflazione. È questo il fulcro della lettera inviata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. La richiesta di Palazzo Chigi è in sostanza il via libera della Ue allo scostamento di bilancio, in primo luogo a causa del peso dell’inflazione che grava sui conti dei cittadini italiani, e in vista di un eventuale rialzo dei tassi della Bce.
L’azione della maggioranza ruota attorno al Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) approvato in Cdm, che ha stabilito uno scostamento di bilancio a proposito di energia e Difesa. “La priorità è contenere l’impatto dell’aumento dei costi su famiglie e imprese, sostenendo al contempo la competitività del sistema produttivo”. Le soluzioni ipotizzate e proposte alle istituzioni europee mirano a riequilibrare la flessibilità richiesta alla Commissione prediligendo il settore dell’energia più della spesa militare e introducendo sconti o addirittura la gratuità per i mezzi pubblici a favore di studenti e pensionati.
“È ovvio che se l’Ue ha fatto tutte le stime su un’inflazione che era programmata e oggi l’inflazione è più alta, noi dobbiamo considerare che quei conti sono completamente diversi”, afferma la premier Giorgia Meloni. Si tratta comunque di “un problema che hanno tutti gli Stati membri” e in sostanza “non si può non tenere in considerazione questo cambio totale dei conti che non dipende dalle scelte” dei governi bensì “dalla situazione contingente”. In pratica Palazzo Chigi sottolinea lo “spazio limitato”, delimitato dalle attuali regole sulla spesa che non permettono di aiutare famiglie e imprese “senza ricorrere a misure restrittive”. La proposta presentata a Bruxelles è “utilizzare almeno una parte delle entrate supplementari” per “mitigare l’aumento dei costi energetici in modo temporaneo e mirato”.
La prossima Manovra finanziaria, l’ultima del governo Meloni in un contesto contrassegnato dalla crisi energetica, sarà una Manovra “seria”, in sostanza “prudente ma non restrittiva” ha annunciato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sottolineando il “contesto complesso” per cui “è difficile fare previsioni”. Giorgetti parla inoltre di “target difficili da mantenere: la spesa nominale comprende un tasso di inflazione che è stato programmato” tre anni fa dalla Commissione, in sostanza l’1,8% previsto in un recente passato è “molto inferiore” alla realtà. Nel momento attuale l’Italia è intorno al 4,2%, al di sopra della media europea che corrisponde al 3,8%. In definitiva per l’Italia si prevede uno scostamento di 29 miliardi, in percentuale 0,3% per energia e 0,3% per difesa. La “clausola di salvaguardia nazionale” inizialmente limitata alle spese per la Difesa è poi stata allargata a quelle per l’energia. Il deficit, invece, per ora fissato al 2,9% del Pil nel 2026 dovrebbe scendere nel 2027, ma solo di uno zero virgola (2,8%).
A proposito di inflazione “l’esempio più rilevante sono le pensioni, legate ai prezzi al consumo”, scrive Giorgia Meloni a Bruxelles, come lo sono anche gli stipendi. Nel caso del nostro Paese “l’insieme della spesa direttamente colpita da un’inflazione significativamente superiore alle proiezioni equivale al 20,4% del Pil”.
“Siamo consapevoli del rischio di modificare regole fiscali introdotte da poco, che perseguono un obiettivo che tutti condividiamo”, sottolinea Giorgia Meloni nella sua lettera alla Commissione Ue e non nega gli “impegni dell’Italia” rispetto alla procedura di infrazione. La Commissione, a sua volta, replica che le osservazioni di Roma confluiranno in un documento programmatico che verrà discusso nel corso del prossimo Consiglio europeo del 14-15 ottobre. Per il governo italiano si tratta di “una questione urgente che non può più essere rinviata”. Prima del Consiglio europeo di metà mese se ne discuterà anche nel prossimo gruppo Ecofin del 9 ottobre. Nei mesi precedenti Bruxelles aveva chiarito di aver “già concesso maggiore flessibilità agli Stati” ma ci si riferiva alle spese per l’energia e non all’inflazione, sulla quale Giorgia Meloni ha focalizzato le sue osservazioni. Nello specifico il governo italiano chiede circa 14 miliardi di flessibilità nel 2027 e altri 14 miliardi nel 2028.
Manovra e flessibilità, quindi, sulla linea della prudenza. Il Documento programmatico di bilancio che verrà trasmesso in Parlamento e, successivamente, inviato alla Commissione europea (per un parere) e all’Eurogruppo entro il mese di ottobre, contiene le indicazioni per impostare i contenuti della Legge di Bilancio per il 2027 alla luce delle stime macroeconomiche e di finanza pubblica per il prossimo triennio, tenendo conto dell’andamento dell’economia.
La Manovra 2027, l’ultima della legislatura, sarà per di più un test inevitabile per misurare la tenuta elettorale dell’attuale maggioranza di centrodestra, prima che i cittadini esprimano il proprio voto nelle urne nelle prossime elezioni politiche attese tra aprile e settembre del prossimo anno. “Io monitoro giorno dopo giorno la situazione. Credo che l’approccio debba essere più prudente”, ribadisce il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti riferendosi alla Manovra con l’intento di contenere le richieste dei suoi alleati di governo intenti a piantare ognuno le proprie bandierine anche in funzione della campagna elettorale. Il vicepremier Antonio Tajani auspica che la manovra “non sia restrittiva”; negli ambienti di Forza Italia si parla inoltre di Irpef, quattordicesime da detassare e di pensioni da potenziare. La Lega condivide a sua volta le misure per fronteggiare il caro carburante e il caro energia ma non molla sulla flat tax. Sullo sfondo “la situazione dei tassi e dell’inflazione” che determina le azioni prudenti del Mef.
“Abbiamo approvato il Documento in un contesto particolarmente complesso, fare previsioni diventa più complicato”, afferma il ministro delle Finanze riferendosi al Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) approvato in Cdm adottando comunque la scelta di procedere con interventi in deficit: “Lo scostamento è quantificato per il 2027 dello 0,3% (del Pil, ndr) per quanto riguarda l’energia e dello 0,3% per quanto riguarda la sicurezza. Analoga previsione per il 2028”. Giorgetti sottolinea inoltre che, a proposito prudenza, il governo ha rinunciato a ulteriori 8 miliardi per le spese militari. Il deficit si attesta attorno al 3% nel triennio 2026/2028 per poi scendere, eventualmente, al 2,3% nel 2029. Il debito tendenzialmente sul 138% potrebbe scendere sotto tale soglia solo nel 2028. Giorgetti sottolinea inoltre che la lettera inviata a Bruxelles “non nasce per chiedere una ulteriore flessibilità” bensì per richiamare “l’attenzione su sentieri di spesa e target dati dai singoli governi tre anni fa, con un tasso d’inflazione previsto profondamente diverso”, ribadisce Giorgetti in linea con la premier. Le opposizioni giudicano la prossima Manovra “modesta e senza idee” e sottolineano: “Quattordici miliardi per armi, mentre gli italiani rinunciano a curarsi”. La maggioranza risponde annunciando nel contempo un piano per la cura della fragilità destinato agli anziani.
Con la Manovra 2027, “moderatamente espansiva”, Palazzo Chigi afferma di voler sostenere anche i giovani potenziando gli stipendi di coloro che iniziano a lavorare, in primo luogo per contenere la fuga verso l’estero dei laureati. In questo contesto lo strumento adottato sarebbe la cosiddetta “start tax”, una tassa piatta del 5% sugli aumenti del reddito da lavoro tra un anno e l’altro per i giovani fino a 35 anni. Nel contempo i datori di lavoro che concedono un aumento di stipendio a questa fascia di dipendenti dovrebbero beneficiare di uno sgravio. Sul tavolo vi è inoltre il cosiddetto ‘Bonus giovani’ ossia l’ipotesi di prorogare l’esonero contributivo per l’assunzione di under 35.
Previsto anche il taglio dell’Irpef per il ceto medio, l’unica misura della Manovra sulla quale convergono tutti i partiti della maggioranza. L’obiettivo è ridurre dal 43% al 33% l’aliquota per i redditi tra 40 e 50 mila euro. La Lega punta nello specifico alla flat tax per gli autonomi fino a 100 mila euro, Forza Italia sulla cedolare secca sull’affitto dei fondi commerciali e Fratelli d’Italia mira a detassare le tredicesime. Idee diverse che insieme registrano un costo elevato in termini di miliardi di euro.
A proposito di miliardi, per poter rivalutare le pensioni adeguandole all’aumento dell’inflazione e quindi al costo della vita, secondo le stime della Ragioneria generale dello Stato, servirebbero più di dieci miliardi contro i 2,6 miliardi spesi nel 2025 e i 5 miliardi nel 2026, sempre a causa di un maggior peso dell’inflazione nel contesto attuale.
Le cifre destinate ai diversi settori devono essere considerate in divenire o comunque da definire; per ora si tratta per l’appunto di linee programmatiche che dopo essere state esposte in Parlamento dovranno superare l’esame delle istituzioni europee per poi tornare in Italia ed essere definitivamente messe nero su bianco. In questo frangente, considerata la coperta molto corta, lo slogan di Palazzo Chigi – in particolare di Meloni e Giorgetti – sembra essere: “Non un euro in più”, lo scostamento di bilancio prevede 14,5 miliardi per l’energia e altrettanti per la Difesa, nulla di più. La Difesa, nello specifico, è stata costretta ad un taglio di 8 miliardi: erano frutto di “impegni che avevo preso”, sembra aver affermato il ministro Crosetto. L’auspicio è di riaverli nel 2028 ma in quella data a Palazzo Chigi ci sarà un altro governo. Sul tavolo anche la data delle urne, non è ancora chiaro se in primavera – nel mese di aprile o a maggio con le amministrative – oppure a settembre 2027 esaurendo così tutta la legislatura. Dopo il Sì alla Legge elettorale si discuterà molto probabilmente anche di un eventuale voto anticipato, tenendo conto delle osservazioni del Colle.
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