On. Chiara Gemma: Giornata UE vittime sul lavoro
Abbiamo intervistato l’On. Chiara Gemma, Relatrice della risoluzione del Parlamento europeo sull’istituzione dell’8 agosto come Giornata europea in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro e per la protezione e la dignità dei lavoratori, alla cui approvazione all’Europarlamento abbiamo dedicato nelle scorse settimane un nostro articolo.
Chiara Gemma Deputata al Parlamento europeo e docente universitaria è impegnata nelle politiche europee per la disabilità, l’inclusione sociale, il lavoro, la sicurezza e il diritto all’istruzione. È Professore ordinario presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, con una lunga esperienza nel campo dell’educazione, della pedagogia e delle politiche sociali. In qualità di relatrice della risoluzione del Parlamento europeo sulla necessità di ridurre i decessi correlati al lavoro, ha promosso l’istituzione dell’8 agosto quale Giornata europea in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro e per la tutela della dignità dei lavoratori. In ambito europeo lavora per rafforzare politiche inclusive che mettano al centro la persona, sostenendo l’integrazione tra sistemi educativi, mercato del lavoro e servizi di supporto, con un’attenzione specifica alle persone con disabilità, ai giovani e alle categorie più vulnerabili.
Onorevole Gemma, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che propone l’istituzione dell’8 agosto come Giornata europea dedicata alle vittime degli incidenti sul lavoro. Perché era importante scegliere proprio la data della tragedia di Marcinelle? Quale significato assume oggi quella memoria per l’Europa?
L’8 agosto non è una data qualunque: rappresenta una delle pagine più dolorose della storia europea del lavoro. La tragedia di Marcinelle, nella quale persero la vita 262 minatori, di cui 136 italiani, è diventata il simbolo del sacrificio di migliaia di lavoratori che hanno contribuito con il proprio impegno alla crescita dell’Europa. Scegliere questa data significa trasformare una memoria nazionale in una memoria europea condivisa. Non è un esercizio di commemorazione, ma un impegno affinché tragedie simili non si ripetano più. Ricordare significa assumersi una responsabilità collettiva verso chi ogni giorno entra sul posto di lavoro con il diritto di tornare a casa sano e salvo.
Lei è stata la relatrice della risoluzione. Come nasce questa iniziativa e quale percorso politico e istituzionale ha portato il Parlamento europeo ad approvarla con un consenso così ampio?
L’iniziativa nasce dalla volontà di dare finalmente un riconoscimento europeo alla tragedia di Marcinelle, trasformando una memoria che appartiene profondamente alla storia italiana e belga in un patrimonio comune di tutta l’Europa. Come relatrice ho lavorato affinché il Parlamento europeo non si limitasse a commemorare un evento del passato, ma affermasse un principio politico chiaro: la memoria delle vittime del lavoro deve diventare uno strumento permanente di responsabilità e di prevenzione. L’istituzione dell’8 agosto come Giornata europea dedicata alle vittime degli incidenti sul lavoro va proprio in questa direzione: fare di Marcinelle il simbolo di tutte le vittime del lavoro in Europa. Il consenso così ampio dimostra che questo messaggio è stato condiviso trasversalmente. Al di là delle appartenenze politiche, il Parlamento europeo ha riconosciuto che la tutela della vita e della dignità dei lavoratori è un valore comune sul quale è possibile costruire un’Europa più consapevole e più vicina ai suoi cittadini.
Essere relatrice significa anche trovare un punto di equilibrio tra gruppi politici con sensibilità diverse. Quali sono state le principali difficoltà nel costruire un testo condiviso e quale compromesso ritiene sia stato decisivo per arrivare all’approvazione?
Non abbiamo incontrato particolari difficoltà nel costruire un testo condiviso, perché fin dall’inizio tutti i gruppi politici hanno riconosciuto l’importanza dell’iniziativa. Il lavoro si è fondato sull’ascolto, sul confronto e sulla ricerca costante di soluzioni condivise, in un clima di grande collaborazione. Più che un singolo compromesso, è stato decisivo il lavoro svolto sull’intero testo. Tutti i gruppi politici hanno contribuito alla definizione dei testi di compromesso, consentendoci di costruire una risoluzione solida, equilibrata e ampiamente condivisa, capace di coniugare il valore della memoria con la promozione della prevenzione, della sicurezza e della dignità del lavoro. È questo approccio che ha reso possibile un consenso così ampio.
La proposta ha raccolto una larga maggioranza. Ha percepito fin dall’inizio che la sicurezza sul lavoro sarebbe riuscita a superare le tradizionali divisioni politiche oppure è stato necessario un intenso lavoro di mediazione?
La sicurezza sul lavoro è uno dei temi sui quali esistono naturalmente ampi spazi di convergenza, ma questo non significa che il consenso sia stato automatico. È stato necessario un importante lavoro di confronto con tutti i gruppi politici, ascoltando proposte e osservazioni. Il risultato dimostra che il Parlamento europeo, quando mette al centro l’interesse dei cittadini, è capace di superare le divisioni politiche.
Durante l’iter parlamentare il testo ha subito modifiche? C’è un emendamento o un passaggio che considera particolarmente significativo perché ha rafforzato la portata della risoluzione?
Come accade in ogni procedimento parlamentare, e in particolare in questo, il testo è stato arricchito dal contributo dei diversi gruppi politici. Più che un singolo emendamento, considero importante il rafforzamento del messaggio complessivo: la sicurezza non deve essere affrontata soltanto come un insieme di obblighi normativi, ma come una responsabilità condivisa che coinvolge istituzioni, imprese, lavoratori, parti sociali e sistema educativo. È questa la prospettiva che rende la risoluzione uno strumento capace di guardare al futuro.
Nel suo intervento ha affermato che “la memoria deve tradursi in responsabilità”. Come si può evitare che questa Giornata europea diventi una semplice ricorrenza commemorativa e trasformarla invece in uno strumento concreto di prevenzione?
Una giornata europea ha senso soltanto se produce effetti concreti. Mi auguro che non solo in occorrenza dell’8 agosto, ma ogni giorno diventi un’occasione per promuovere formazione, campagne di sensibilizzazione, confronto tra istituzioni e parti sociali, diffusione delle buone pratiche e maggiore attenzione ai nuovi rischi. La memoria serve proprio a questo: ricordare il passato per migliorare il presente e costruire un futuro più sicuro.
La risoluzione richiama l’obiettivo “Vision Zero”, cioè zero vittime sul lavoro. È un traguardo realmente raggiungibile oppure rappresenta soprattutto una bussola politica e culturale per l’Europa?
Vision Zero rappresenta prima di tutto un principio guida. Sappiamo che eliminare completamente ogni rischio è estremamente difficile, ma proprio per questo dobbiamo perseguire un miglioramento continuo. Ogni incidente evitato significa una vita salvata, una famiglia preservata, un costo umano e sociale evitato. L’obiettivo deve essere quello di non considerare mai le morti sul lavoro come un prezzo inevitabile dello sviluppo economico.
I dati sugli incidenti mortali e non mortali restano molto preoccupanti. Secondo lei oggi il problema principale è la carenza di norme, la loro applicazione oppure la cultura della sicurezza che ancora manca in molti ambienti di lavoro? Fra i settori più a rischio risultano l’edilizia, trasporti, industria manifatturiera e agricoltura. C’è un settore che la preoccupa in modo particolare, magari per un aumento recente degli incidenti?
Gli Stati membri dispongono già di un quadro normativo molto articolato. Oggi la sfida principale è rendere le norme realmente efficaci attraverso una corretta applicazione, una formazione continua e una diffusa cultura della prevenzione. Particolare attenzione meritano i settori tradizionalmente più esposti, come edilizia e agricoltura, ma anche quelli che stanno cambiando rapidamente sotto la spinta dell’innovazione tecnologica e delle nuove forme di organizzazione del lavoro, penso ad esempio alle professioni ad alta specializzazione tecnologica e alle discipline STEM, che richiedono competenze sempre più avanzate e una costante attenzione anche ai nuovi profili di rischio. La prevenzione deve tenere conto dell’evoluzione del mercato del lavoro e attenuare tutte le forme di vulnerabilità cui i lavoratori sono esposti.
Tra gli aspetti più innovativi della risoluzione c’è l’attenzione ai nuovi rischi: intelligenza artificiale, gestione algoritmica del lavoro, piattaforme digitali e cambiamenti climatici. Quali sono, a suo avviso, le sfide più urgenti che l’Europa dovrà affrontare nei prossimi anni?
L’innovazione offre grandi opportunità, ma richiede anche nuove responsabilità. L’intelligenza artificiale e gli strumenti digitali possono migliorare la prevenzione, individuare tempestivamente situazioni di rischio e rendere più efficiente l’organizzazione del lavoro. Tuttavia, va ricordato che sono e devono sempre restare strumenti al servizio della persona. Vanno inoltre affrontati con maggiore attenzione gli effetti dei cambiamenti climatici, in particolare per chi lavora all’aperto, e adattate le misure di prevenzione alle nuove modalità di lavoro senza frenare innovazione e competitività.
Il Parlamento europeo ha chiesto anche un rafforzamento degli ispettorati del lavoro. Quanto è importante investire nei controlli e quali strumenti ritiene indispensabili affinché siano davvero efficaci in tutti gli Stati membri?
I controlli rappresentano un elemento fondamentale della prevenzione. Servono ispettorati adeguatamente formati, strumenti tecnologici moderni, cooperazione tra autorità nazionali e scambio delle migliori pratiche tra gli Stati membri. Accanto ai controlli resta però essenziale investire nella formazione, perché la sicurezza si costruisce soprattutto prima che avvenga un incidente.
Dopo il voto del Parlamento europeo il percorso istituzionale non è concluso. Quali saranno i prossimi passaggi presso Commissione e Consiglio e quali tempi immagina per arrivare al riconoscimento ufficiale della Giornata europea?
Il voto del Parlamento europeo ha rappresentato un passaggio politico fondamentale e, a distanza di pochi giorni, possiamo già registrare un risultato molto importante. La Commissione europea ha infatti accolto l’invito contenuto nella nostra risoluzione, annunciando la proposta di istituire l’8 agosto come Giornata europea in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro e per la tutela della dignità dei lavoratori. È un segnale concreto che dimostra come il lavoro svolto dal Parlamento europeo abbia contribuito a portare questo tema al centro dell’agenda europea. Ora è fondamentale che anche il Consiglio sostenga questa iniziativa, affinché l’8 agosto possa diventare ufficialmente una Giornata europea condivisa. Sarebbe il completamento di un percorso istituzionale che abbiamo fortemente voluto e un importante passo avanti nella promozione della cultura della sicurezza e della prevenzione nei luoghi di lavoro. Sono fiduciosa che il Governo italiano continuerà a sostenere con convinzione questo percorso anche nella prossima fase del negoziato in Consiglio.
L’Italia, con la tragedia di Marcinelle e con tante altre pagine dolorose della propria storia industriale, ha un legame particolare con questo tema. Ritiene che il nostro Paese possa svolgere un ruolo guida nella promozione della cultura della sicurezza sul lavoro a livello europeo? La ministra Calderone ha annunciato l’intenzione di portare il tema al Consiglio UE. Che tipo di sostegno si aspetta dal governo italiano per accelerare il percorso della risoluzione?
L’Italia ha una responsabilità storica e morale particolare, ma anche l’opportunità di svolgere un ruolo positivo a livello europeo. Accolgo con favore l’impegno annunciato dalla ministra Calderone. È un segnale importante che dimostra come il Governo italiano condivida pienamente l’obiettivo perseguito dal Parlamento europeo. Un forte sostegno dell’Italia in sede di Consiglio potrà contribuire ad accelerare il percorso istituzionale della proposta. Credo che su questo tema Parlamento europeo, Governo e Stati membri debbano lavorare insieme, perché la sicurezza dei lavoratori non conosce confini.
Che messaggio desidera rivolgere ai giovani che stanno entrando oggi nel mondo del lavoro, affinché considerino la sicurezza non un obbligo burocratico ma un diritto fondamentale e un valore irrinunciabile?
Vorrei dire ai giovani di non considerare mai la sicurezza come un semplice adempimento formale. La sicurezza è un diritto fondamentale della persona e una componente essenziale della dignità del lavoro. Nessun obiettivo produttivo può giustificare il sacrificio della salute o della vita. La cultura della prevenzione si costruisce fin dall’inizio del percorso lavorativo, attraverso formazione, consapevolezza e responsabilità condivisa.
Se tra dieci anni dovesse guardare a questa iniziativa, quale risultato concreto le farebbe dire che il lavoro svolto come relatrice di questa risoluzione ha davvero contribuito a salvare vite umane e a rafforzare la dignità del lavoro in Europa?
Il risultato più bello sarebbe vedere diminuire in modo significativo il numero degli incidenti mortali e gravi nei luoghi di lavoro. Se questa Giornata europea contribuirà a diffondere una cultura della prevenzione più forte, a migliorare la formazione, a rafforzare la collaborazione tra istituzioni, imprese e lavoratori e a far crescere la consapevolezza che ogni vita ha un valore inestimabile, allora avremo raggiunto il nostro obiettivo. Perché il successo di questa iniziativa non si misurerà dal numero delle commemorazioni organizzate, ma dal numero delle vite che riusciremo a proteggere.
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