UE, nuove procedure d’infrazione contro l’Italia
Il contenzioso tra Roma e Bruxelles continua a crescere. Secondo l’ultimo monitoraggio del Dipartimento per gli Affari Europei, aggiornato a fine gennaio 2026, le procedure di infrazione aperte contro l’Italia sono salite a 75, rispetto alle 69 registrate negli ultimi mesi del 2025. Un nuovo record che conferma le difficoltà strutturali del Paese nel recepire le direttive comunitarie e nell’applicare correttamente il diritto dell’Unione. Nel dettaglio, 59 procedure riguardano violazioni dirette delle norme UE, mentre 16 sono legate al mancato recepimento delle direttive entro i termini previsti.
Le procedure di infrazione sono lo strumento con cui la Commissione europea verifica il rispetto degli obblighi comunitari da parte degli Stati membri. Il procedimento si apre con una lettera di messa in mora. Se la risposta non è ritenuta soddisfacente, Bruxelles invia un parere motivato e può infine deferire lo Stato alla Corte di giustizia dell’Unione europea, che ha il potere di imporre sanzioni pecuniarie. L’ultimo aumento è legato al pacchetto di decisioni adottato dalla Commissione il 30 gennaio scorso. In quell’occasione sono state inviate all’Italia sei nuove lettere di costituzione in mora. I settori coinvolti sono ambiente, qualità dell’aria, servizi portuali, diritti sociali, pensioni e trasporti intelligenti.
Sul fronte ambientale, Bruxelles contesta il mancato recepimento corretto della Direttiva quadro sulle acque, con rilievi sulla gestione delle concessioni per l’estrazione idrica e sulla sicurezza delle dighe. In materia di qualità dell’aria, una nuova procedura riguarda il rispetto degli obiettivi di riduzione delle emissioni previsti dalla Direttiva NEC, con particolare attenzione alla Pianura Padana. Nei porti, la Commissione chiede maggiore trasparenza finanziaria e l’applicazione rigorosa del regolamento UE 2017/352. Altri rilievi riguardano il trasferimento dei capitali pensionistici dall’INPS al regime della BCE e i ritardi nell’implementazione dei sistemi digitali per la mobilità stradale.
L’ambiente resta il settore più critico e pesa per circa un quarto del totale delle procedure attive. Restano aperti contenziosi storici sulle discariche abusive, sulla gestione dei rifiuti in Campania e sui sistemi di depurazione non conformi, soprattutto nel Mezzogiorno. L’Italia è già stata condannata per il superamento sistematico dei limiti di PM10 e NO₂, in particolare nel bacino padano, e dovrà ora adeguarsi a parametri ancora più stringenti entro il 2030.
Anche giustizia e affari interni incidono sul bilancio complessivo, con procedure sui tempi dei processi e sul trattamento dei lavoratori pubblici, come i precari della scuola e i ricercatori universitari. Il costo economico non è marginale. Le infrazioni già giunte a sentenza comportano per l’Italia esborsi milionari ogni semestre. Inoltre, l’accumulo di contenziosi rischia di interferire con l’attuazione del PNRR, che punta proprio a colmare molte delle carenze strutturali contestate da Bruxelles.
Il governo sta lavorando a un nuovo “decreto salva-infrazioni” per chiudere il maggior numero possibile di pendenze prima del prossimo vertice europeo. L’obiettivo è ridurre l’esposizione finanziaria e dimostrare una maggiore capacità di allineamento agli standard comunitari. Ma l’aumento da 69 a 75 procedure in pochi mesi segnala che la strada verso la piena conformità resta in salita.
Tra i dossier più delicati resta quello delle concessioni balneari (procedura n. 2020/4118), legato all’applicazione della Direttiva Bolkestein. Bruxelles considera le spiagge una risorsa scarsa e impone l’assegnazione delle concessioni tramite gare pubbliche. Dopo anni di proroghe, anche il Consiglio di Stato ha stabilito che le estensioni generalizzate sono illegittime. In assenza di una riforma organica su criteri di gara, indennizzi e mappatura delle coste, l’Italia resta esposta al rischio di una condanna con sanzioni commisurate al PIL e alla durata dell’infrazione.
Un altro fronte sensibile è quello del Golden Power, lo strumento che consente allo Stato di intervenire su acquisizioni e fusioni in settori strategici. Le tensioni sono emerse anche in relazione alle iniziative politiche contro Unicredit. Pur riconoscendo la necessità di tutelare gli asset strategici, la Commissione vigila affinché tali poteri non diventino strumenti di protezionismo. Bruxelles chiede che l’intervento pubblico sia proporzionato, prevedibile e basato su criteri oggettivi, nel rispetto della libertà di stabilimento e della libera circolazione dei capitali previste dai Trattati.
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