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Presso il Convention Center “La Nuvola” di Roma si sono tenuti il 19 e 20 febbraio gli Stati Generali dei Piccoli Comuni, due giornate di confronto dedicate alla capacità amministrativa e alle sfide quotidiane dei Comuni di minore dimensione demografica. Un’occasione per dare voce ai territori, condividere esperienze e contribuire all’elaborazione di proposte concrete da rappresentare alle amministrazioni centrali, costruendo insieme nuove soluzioni per il rafforzamento istituzionale.

Gli Stati Generali si svolgono in occasione dell’evento conclusivo di P.I.C.C.O.L.I. (Piani di Intervento per le Competenze, la Capacità Organizzativa e l’Innovazione Locale), il progetto promosso dal Dipartimento della Funzione Pubblica e attuato da ANCI l’Associazione dei Comuni Italiani, che ha costruito nel tempo un modello di accompagnamento strutturato e capillare, coinvolgendo oltre 1.500 enti su tutto il territorio nazionale.

Attraverso supporto specialistico, affiancamento operativo e strumenti digitali di apprendimento, il progetto ha prodotto risultati concreti e misurabili: modelli e soluzioni su appalti pubblici, gestione del personale, bilancio e reclutamento, fino a esperienze avanzate di cooperazione territoriale e di accesso ai fondi europei.

Il programma dell’evento prevedeva due giornate di lavoro: nel pomeriggio del 19 febbraio si sono tenute quattro sessioni tematiche parallele con il coinvolgimento di sindaci, funzionari e stakeholder sui nodi strategici dell’amministrazione dei piccoli Comuni: il personale, le gestioni associate, il bilancio e la gestione finanziaria, i bisogni delle persone che vivono nei territori, con l’obiettivo di elaborare proposte operative da portare all’attenzione delle Istituzioni.

La mattina del 20 febbraio si è svolta la sessione plenaria, un momento di sintesi e confronto istituzionale, in cui le proposte emerse sono state discusse alla presenza dei vertici di ANCI, del Dipartimento della Funzione Pubblica, di Wanda Ferro sottosegretario al ministero dell’Interno e di Tommaso Foti ministro per gli Affari Europei, il PNRR e le Politiche di coesione. Le conclusioni sono state affidate a Gaetano Manfredi presidente Anci e sindaco di Napoli e Paolo Zangrillo ministro per la Pubblica amministrazione.

Nell’ambito degli Stati Generali dei piccoli Comuni si è svolto il laboratorio “Le persone che vivono nei piccoli Comuni: esigenze e prospettive”, aperto da Francesco Morra, presidente facente funzione di ANCI Campania e sindaco di Pellezzano. I lavori sono stati coordinati da Francesco Minchillo, task manager del progetto P.I.C.C.O.L.I., con relazione introduttiva a cura di Lara Panfili, responsabile della Direzione strategica ANCI.

Secondo il dossier Anci oltre il 57% dei residenti nei piccoli Comuni vive in realtà con meno di 3.000 abitanti; più di 1 milione di persone risiede in Comuni sotto i 1.000 abitanti, dove le condizioni di fragilità demografica e organizzativa risultano più accentuate. Il peso dei piccoli Comuni varia significativamente da regione a regione: in Valle d’Aosta il 73 per cento della popolazione vive in piccoli centri, in Molise il 51,9%, in Trentino-Alto Adige il 40,9 per cento. In termini assoluti, Lombardia e Piemonte concentrano insieme oltre 3,3 milioni di residenti nei piccoli Comuni. All’opposto, l’incidenza è più contenuta in Puglia (5,6 per cento), Toscana (7,4), Lazio ed Emilia-Romagna (7,6).

Fragilità non uniforme: oltre 1,4 milioni esposti a rischi elevati. La condizione di “piccolo Comune” non coincide automaticamente con quella di fragilità, ma i dati mostrano criticità rilevanti. Sono 867 i piccoli Comuni (15,7 per cento del totale) classificati con livelli massimi o molto alti di fragilità secondo l’Indice di Fragilità Comunale Istat. In questi territori vivono oltre 1,4 milioni di persone, con una concentrazione significativa nel Mezzogiorno e in alcune aree del Centro Italia. Sul piano territoriale, i piccoli Comuni presentano una quota media di superficie a rischio frane pari al 10,3 per cento, oltre il doppio rispetto ai Comuni di dimensione maggiore. Anche l’accessibilità ai servizi essenziali – sanità, istruzione, mobilità – rappresenta uno dei principali fattori distintivi, legato alla distanza dai poli di offerta e alla dispersione insediativa.

Capitale naturale e responsabilità ambientale. Accanto alle fragilità, emergono elementi di forza strutturale. Nei piccoli Comuni: il consumo di suolo è nettamente più basso (6,6 per cento contro una media nazionale del 10 per cento); la quota di aree protette è più elevata (18,5 per cento); si concentra circa il 47 per cento della potenza nazionale installata da fonti rinnovabili (34.721 MW su 74.303 MW); è custodito il 93 per cento delle specialità alimentari tipiche italiane. I piccoli Comuni rappresentano dunque una componente decisiva del capitale naturale ed energetico del Paese.

Demografia e capitale umano: le criticità strutturali. Sul fronte demografico, l’indice di dipendenza è elevato (69,9 per cento), segno di un forte invecchiamento e di una ridotta base attiva. Più marcata è la debolezza del capitale umano: il 36,9 per cento della popolazione tra 25 e 64 anni possiede un titolo di studio non superiore alla scuola media, quota più alta rispetto ai Comuni maggiori. Il tasso di occupazione (65,6 per cento) è tuttavia in linea con la media nazionale. Anche sul piano migratorio il quadro è articolato: l’incidenza delle migrazioni nette nei piccoli Comuni è lievemente positiva (+1,1 per mille), e in quasi un piccolo Comune su due il saldo migratorio interno è positivo. Nel 38,7% dei casi il saldo totale della popolazione risulta positivo, a dimostrazione che lo spopolamento non è un destino inevitabile né uniforme.

Sistema produttivo: non meno imprese, ma più fragili. La densità delle unità locali di industria e servizi è allineata a quella delle altre fasce dimensionali. La fragilità emerge invece nella qualità del tessuto produttivo: nei piccoli Comuni è più alta la quota di addetti impiegati in unità a bassa produttività (11,2 per cento), segno di imprese mediamente più piccole, meno innovative e con minore capacità di generare valore.

Benessere percepito: relazioni e qualità della vita come fattori di tenuta. Nonostante le criticità strutturali, i livelli di soddisfazione per la vita nei piccoli Comuni risultano in linea o superiori alla media nazionale per relazioni familiari e amicali, lavoro, tempo libero e vita complessiva. Fragilità strutturali e benessere percepito convivono negli stessi territori. È questa la questione centrale per le politiche pubbliche: rafforzare ciò che già funziona – coesione sociale, qualità ambientale, attrattività – e intervenire sulle debolezze strutturali, a partire da accessibilità ai servizi, capitale umano e capacità amministrativa.

Le conclusioni. I piccoli Comuni non sono una periferia del sistema Paese, ma una sua componente strategica. Le politiche nazionali devono riconoscerne il peso demografico, territoriale ed energetico, assumendoli come leva per uno sviluppo equilibrato e sostenibile dell’Italia.

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