Esteri

Dazi USA: ed ora?

Nel ripercorrere il primo anno della seconda presidenza Trump è evidente che lo strumento dei dazi lo ha usato come fosse un coltellino svizzero. Utile in vari casi, per vari scopi in qualsiasi situazione. In politica estera gli ha soprattutto permesso di discriminare tra quelli che giudicava “buoni” e “cattivi” per spingere questi ultimi a sottostare al diktat americano (per esempio lo ha fatto con l’India, per interrompere gli acquisti di petrolio russo, e forse favorire quello americano, col Brasile per scoraggiare una condanna contro il suo amico Bolsonaro).

Intanto, sotto il profilo interno, il pauroso deficit pubblico americano è stato mitigato con le tasse sui prodotti importati. Alla fine, con i soldi del contribuente americano, visto che già solo nel caso delle imprese italiane risulterebbe che esse si sono sobbarcate solo il 10% dell’onere. Lo smacco è duro per la Casa Bianca, col rischio grave delle pretese di risarcimenti di consumatori e importatori americani.

Così la Corte Suprema ha dato un segnale forte con cui sanziona il corso sbagliato intrapreso dal Presidente ben prima dell’appuntamento elettorale di medio termine. Trump, fedele a sé stesso, ha reagito in modo disordinato annunciando, su altre basi, nuovi dazi. Ha confermato che per lui è impossibile prescinderne, ma non si tratta più di quella misura emergenziale applicabile in caso di una minaccia alla sicurezza nazionale.

Con gli annunciati nuovi dazi il rapporto con i paesi che voleva sanzionare cambia paradigma. Fondamentalmente perché entro cinque mesi devono essere confermati dal Congresso – rendendone aleatoria la durata – e poi non sono modulabili a seconda dell’interlocutore e delle categorie di prodotti.

Per questo l’Europa ha reagito con tanta prudenza: Trump non tira più di fioretto, ma brandisce una motosega come se avesse gli occhi chiusi. Va da sé che l’accordo raggiunto con von der Leyen a luglio si trova in un limbo. Il problema è con cosa potrà essere sostituito e con quale potere negoziale l’amministrazione americana potrebbe riaprire il negoziato.

Sottoponendo tutti a un dazio del 15%, Trump potrebbe aver stimolato una coalizione che se fosse veramente unita e vocale avrebbe buoni argomenti per smontare questa sua ultima decisone.

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