Senza Impresa non c’è ripresa

«Le imprese vogliono vivere; martedì scorso a Roma nella centralissima piazza del Popolo, circa 60.000 persone si sono date appuntamento per chiedere a gran voce profondi e veloci risoluzioni di problemi ormai indifferibili. Era piena la piazza: persone normali, lavoratori, bagnini della Toscana, piccoli e medi esercenti del Veneto, imprenditori del Piemonte, rappresentanti di associazioni di genere; gente comune accumunata dall’esasperazione di vedere il lavoro di una vita gettato via a causa della pressione fiscale, della giungla di una burocrazia da fantascienza, da politici sordi e ciechi.

C’era esasperazione ma proposte: c’erano richieste specifiche e non c’era (direi che sarebbe stato “inappropriato”) nessun sindacalista a sbirciare. Loro, una della cause della non ripresa, vecchi e fuori contesto, forse hanno letto qualche agenzia che parlava della manifestazione, al caldo dietro belle scrivanie di mogano in uffici collocati in edifici storici. Loro, il popolo, sventolava bandiere, applaudiva a parole semplici ma dirette: ribadiva che la manifestazione era l’occasione per dare visibilità alle micro, piccole e medie imprese, che, nonostante le difficoltà, continuano a garantire occupazione e stabilità, ma non ricevono adeguata attenzione da parte del mondo politico ed istituzionale. Perché le imprese sono la linfa vitale dell’Italia; gli imprenditori, con il loro lavoro di ogni giorno, garantiscono ai loro operai di poter tornare a casa e guardare negli occhi i propri figli, di pagare le loro spese; garantiscono la loro dignità. Ma questo, quanto durerà ancora?

Le micro, piccole e medie imprese italiane presenti nei settori del commercio, del turismo, dei servizi di mercato e delle imprese del manifatturiero e delle costruzioni sono oltre 4 milioni, impiegano più di 14 milioni di addetti, di cui 9 milioni sono lavoratori dipendenti. Nel 2013 le imprese che hanno chiuso i battenti sono state quasi 372mila, ovvero oltre 1000 al giorno. L’incidenza della tassazione sui profitti raggiunge il 66%, 20 punti in più rispetto alla media europea; il 70% delle Pmi è costretto a sostenere il fardello dell’IMU sugli immobili strumentali di impresa.

Di queste, il 38,5% ha incontrato molte difficoltà nel fronteggiarne il pagamento e oltre il 15% ha per questo rinunciato ad effettuare investimenti innovativi e ad assumere

personale. E potrei aggiungere molto altro ancora. Cosa si aspetta? Ora c’è un nuovo governo all’orizzonte; speriamo in bene, anche se non c’è più tempo nemmeno di sperare.

Senza impresa non c’è ripresa, senza impresa non c’è l’Italia!»

©Futuro Europa®

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