Esteri

Crisi degli alloggi, focus Spagna

Spagna – Il settore immobiliare è ormai uno spazio sociale agonistico che produce come risultato un continuo calvario per milioni di persone che non possono esercitare il sacro diritto di proprietà, vista la massimizzazione del rendimento, trasformato oggi in pura “attività finanziaria”.

I costi degli immobili continuano ad aumentare e non sono direttamente proporzionali agli stipendi dei cittadini che rimangono sempre gli stessi. Ormai sembriamo tutti far parte di una società nella quale il cittadino è considerato come “cliente” invece che “cittadino” abitante della città.

La maggior parte delle abitazioni che vengono messe in vendita sono consacrate alla speculazione da parte di grandi investitori e gruppi immobiliari che rendono ancora più inaccessibile l’affitto (per non parlare dell’acquisto). Il plusvalore urbano, dunque, continua ad esistere essendo causa di un forte malessere. Oggi, infatti, il 70% dei giovani spagnoli non può permettersi nemmeno di pagare l’affitto ed ha innumerevoli difficoltà per arrivare a fine mese, senza contare ovviamente le utenze e le altre spese.

La gentrificazione è il risultato di questo fenomeno, nel quale si scontrano gli interessi di due gruppi molto diversi: le classi sociali più povere e l’industria immobiliare. I cittadini di classe più bassa che abitano questi quartieri vengono inevitabilmente espulsi da essi che, essendo diventati il luogo di interesse delle aziende immobiliari, una volta acquistati gli immobili li rivalutano e li rivendono a prezzi stratosferici. Questo risulta un fenomeno estremamente drammatico per le classi più povere che perdono le loro reti ed infrastrutture sociali sulle quali si basano gran parte dell’organizzazione della vita quotidiana. Questi legami vengono dissolti quando ci si sposta da una zona all’altra della città.

Quello che spesso viene dimenticato è il significato intrinseco dell’alloggio, soprattutto per le classi meno abbienti poiché luogo di intimità, integrità e protezione. L’abitazione non é, dunque, considerabile come una “merce normale” ma una necessità di base alla quale non si può rinunciare, come invece succede con altri beni di consumo.

Alcuni studiosi tedeschi hanno definito questo fenomeno come “the new urban colonialism”, in cui il governo, invece di essere garante della riproduzione sociale e favorire un’infrastruttura sociale (alloggi a prezzi accessibili) ha invece come obiettivo quello di creare condizioni favorevoli per il mercato immobiliare.

Sembra proprio il caso della Spagna, che attualmente si trova in una vera e propria “tempesta politica” e che non promette buone notizie sul tema del diritto all’abitazione. Sono ormai numerosi i tentativi del primo Ministro Pedro Sánchez di far approvare il PGE (Presupuesto general de Estado) ossia il “bilancio generale dello Stato” che però non sembra includere tra i temi principali la questione dell’alloggio e del problema del rincaro degli affitti.

Inoltre, Sánchez dichiara apertamente in un’intervista con la giornalista Pepa Bueno, che le priorità del paese al momento sono altre. Accendendo così il malcontento di Podemos (Partito di estrema sinistra fondato da Pablo Iglesias) che è stato già messo più volte in disparte dall’attuale coalizione di governo.

Ione Belarra, segretaria generale di Podemos, ha insistito che, se il governo vuole l’appoggio del suo partito, dovrà necessariamente intervenire riguardo il prezzo dell’abitazione ed impedire il riarmo della corruzione immobiliare. Ed accusa Sánchez di non mettere a fuoco il problema dell’alloggio e di avvicinarsi sempre di più alla mentalità conservatrice ed imprenditoriale del partito popolare, dimenticando che oggi uno spagnolo su quattro paga l’affitto.

In questo senso la situazione immobiliare non sembra essere presa molto in considerazione dalla classe politica spagnola, soprattutto da quella che risiede ai “vertici”, eppure, di possibili soluzioni ce ne sarebbero, e diverse. In molti parlano della necessità di stimolare l’attività economica. Ma come? Sicuramente abbassando il costo degli affitti ed aumentando così la capacità finanziaria e di potere d’acquisto delle famiglie spagnole, che avrebbero la possibilità di destinare questo consumo a beni e servizi, incentivando così anche altri settori dell’economia nazionale.

É, inoltre, possibile ridurre il prezzo delle abitazioni con una serie di misure adeguate che includono: rendere disponibili le abitazioni vuote, applicare controlli sui prezzi nelle zone “soggette a tensione”, rivedere lacune normative relative all’affitto delle stanze (stagionali e turistiche) e come soluzione più strutturale, infine, arrivare a costruire un grande “ventaglio pubblico di affitti accessibili”.

Un altro fattore importante è la partecipazione attiva dei cittadini. La responsabilità dell’amministrazione pubblica rispetto a infrastrutture sociali e servizi pubblici non deve essere gestita in modo centrale ed autoritario, ma in modo complementare insieme ad un controllo democratico diretto da parte dei cittadini. Essi stessi strati del tessuto sociale e cittadino.  Non mancano quindi idee rispetto a come sarebbe una politica abitativa migliore, ma mancano volontà politiche per implementarla.

In conclusione, un pezzo tratto da un manifesto scritto da un gruppo di artisti e cittadini attivisti di Amburgo nel 2009 (Not in your name, Marke Hamburg! Manifest) spiega esattamente cosa la città dovrebbe essere per essere davvero un “bene comune”: Una città non è un brand, nemmeno è un’azienda. Una città è una comunità, e oggi giorno nelle città, la questione sociale è anche una questione di lotta territoriale. Si tratta di conquistare e difendere i luoghi nei quali vale la pena vivere, abbiamo tutti diritto alla “città”.

©Futuro Europa® Riproduzione autorizzata citando la fonte. Eventuali immagini utilizzate sono tratte da Internet e valutate di pubblico dominio: per segnalarne l’eventuale uso improprio scrivere alla Redazione

Condividi
precedente

La casa di famiglia (Film, 2017)

successivo

Francia, debito e deficit fuori controllo?

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *