Cronache dai Palazzi

Ricordare la fine della Seconda Guerra Mondiale e la liberazione da un conflitto sanguinario, ottanti anni dopo lo sbarco in Normandia, in un’epoca, la nostra, assediata da altrettanti conflitti sanguinosi pur se all’interno di aree più ristrette.

Diciannove Paesi “riuniti” ad Omaha Beach per il D-Day, “nella ricorrenza dell’ottantesimo anniversario dello sbarco in Normandia per commemorare il sacrificio di tutti coloro che hanno liberato l’Europa dall’oppressione, ricordiamo gli ideali e i principi per cui essi hanno combattuto”, si legge nella dichiarazione congiunta. “A ottanta anni di distanza, tali ideali continuano a guidare ogni nostra azione, in quanto rappresentano gli elementi fondanti della pace e della sicurezza globale. Sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite e difesi dagli alleati della NATO fin dalla firma del Trattato di Washington, 75 anni fa, questi principi sono nuovamente sotto attacco diretto nel continente europeo”, sottolineano i Paesi che si sono riuniti a Omaha Beach aggiungendo: “Dinanzi ad una guerra di aggressione illegittima, i nostri Paesi riaffermano la loro adesione congiunta a questi valori fondamentali”.

Tra i valori vi è “l’integrità territoriale degli Stati sovrani” in quanto “i confini non possono essere modificati con la forza”. Escludere “l’uso della forza come mezzo per risolvere le controversie” è la base di tutto. I Paesi della Nato ribadiscono il carattere prettamente ‘difensivo’ dell’Alleanza e dei vari partneriati che “non pongono alcuna forma di minaccia alla sicurezza di un altro Stato”. In quanto il “fine collettivo” consiste nel “salvaguardare e preservare la pace”.

Alla base della relazione tra i vari Paesi vi è inoltre la necessità di rispettare “la libertà di tutti gli Stati di scegliere le proprie relazioni in materia di sicurezza e il loro diritto di far parte o meno di alleanze”. Vuol dire rispettare la “sovranità nazionale” di ogni Stato e il proprio “desiderio di sicurezza e stabilità”.

Il rispetto si estende ai “diritti umani” e alle “libertà fondamentali” tra cui “la libertà di pensiero, coscienza, religione o credo, per tutti indistintamente”. È inoltre un “diritto di tutti i popoli” poter “definire liberamente il proprio status politico in virtù del diritto all’autodeterminazione, in conformità con il diritto internazionale”.

L’impegno “per la pace e la sicurezza”. Nel contempo è forte la “determinazione a sostenere l’Ucraina nella sua autodifesa della guerra di aggressione russa – per tutto il tempo che sarà necessario – e a ripristinare la pace in Europa”.

I conflitti attivi in questo periodo storico, come non accadeva da tempo, hanno riportato in auge la questione concreta della pace, “ci viene tragicamente ricordato che la pace non è eterna e che la sua sicurezza non è scontata”. In questo contesto “gli sforzi volti a rafforzare la nostra difesa comune e la nostra azione di deterrenza sono quanto mai necessari”. I diciannove Paesi hanno ribadito così “la centralità della NATO per la sicurezza europea e l’importanza di una difesa europea più solida e capace in grado di contribuire positivamente alla sicurezza globale e transatlantica”. Con la consapevolezza “che c’è ancora molto da fare”.

Ottanta anni fa lo sbarco in Normandia dei soldati alleati fu solo il primo grande passo di un “lungo ed eroico cammino verso la vittoria”. Ciò che fu “una vittoria della libertà e di tutti i principi che ci sono cari, che costituiscono le fondamenta stesse del nostro ordine globale e che oggi sono nuovamente minacciati”. È un “dovere storico” difendere e proteggere la pace e gli ideali ad essa collegati tra cui “un ambiente informativo digitale aperto, sicuro e protetto” affinché “tutte le persone” possano accedere “a notizie e informazioni attendibili”. In quest’ottica risulta fondamentale “la tutela di un settore giornalistico e mediatico libero, indipendente e pluralistico”.

Si tratta di “principi universali” che spaziano su più fronti e che affondano le radici in diverse dimensioni della vita umana in una maniera alquanto pragmatica, in quanto la pace oltre ad essere un ideale profondo e anche un valore fondamentale da applicare in tutti i campi dell’esistenza. Di conseguenza anche favorire “scambi economici pacifici” e “la cooperazione internazionale al fine di promuovere la sicurezza e la prosperità in Europa e nel mondo” risultano essere obiettivi volti a costruire la pace, che risulta essere un “impegno collettivo” da rinnovare costantemente, pietra miliare dell’alleanza tra Europa e Stati Uniti fin dalla Seconda guerra mondiale. Pace dal latino “pactum”, ossia “patto”.

Un clima di pace e di pacificazione è oggi altresì necessario, prima di tutto per uscire dall’impasse dei conflitti in corso ma, ad un livello meno problematico, anche per favorire lo sviluppo della democrazia e l’espressione delle libertà in Paesi che magari non vivono un contesto di guerra sul campo ma sono tartassati da crisi economiche, sociali, politiche o di altro genere. Un clima di pace ad ampio raggio, quindi, sul piano sociale e politico, essenziale anche all’interno della nostra Europa debilitata da una guerra alle porte, fermo restando il fondamentale diritto del popolo ucraino a difendersi e resistere.

Un’Unione europea che si avvicina al rinnovo del proprio Parlamento, paladina di giustizia, di democrazia, di libertà, e quindi di pace, fin dalle sue origini. Nel mondo articolato in cui viviamo gli ideali si infiltrano e permeano sempre più la vita delle persone. Una vita che, in quanto soggetta a cambiamenti continui, necessita di istituzioni altrettanto duttili ma, nello stesso tempo, ferme nei propri principi. Tutte le Istituzioni devono essere in grado di rispondere con prontezza ai tempi che cambiano. In quest’ottica non saranno poche le sfide che sarà chiamato ad affrontare il nuovo Parlamento europeo.

Il sacrificio di milioni di uomini durante la Seconda guerra mondiale ha portato alla pace oggi garantita anche dall’Unione europea ma la pace oltre che un forte ideale è un grande impegno, un lavoro continuo e mai compiuto. I 19 Paesi (tra cui l’Italia rappresentata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella) che si sono riuniti ad Omaha Beach hanno per l’appunto firmato una dichiarazione congiunta per riaffermare l’adesione “ai valori fondamentali di chi liberò L’Europa 80 anni fa”. Un’Europa forte nei propri principi è, nello specifico, l’antidoto alle crisi globali, il fattore essenziale per far fronte al riassetto geopolitico, alle nuove sfide a carico della tecnologia, e di conseguenza della società, sfide che devono essere necessariamente supportate per realizzare il cambiamento e il progresso; un cambiamento costruttivo che dia corpo alle nuove prospettive della realtà sempre più varie e futuristiche, consapevoli dell’essenzialità della persona umana e del fatto che gli interessi comuni vengono sempre prima degli interessi di parte. Infine, per quanto riguarda l’esercizio dei diritti e il nostro essere ‘cittadini’, il voto è un diritto che andrebbe onorato.

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