Cronache dai Palazzi

Terminata la sospensione del Patto di Stabilità a causa della crisi pandemica, con un indebitamento netto che nel 2023 per l’Italia è stato pari al 7,2% del Pil, la procedura Ue sembra essere stata inevitabile. “È scontato che la Commissione europea raccomanderà al Consiglio di aprire una procedura per disavanzo eccessivo nei confronti del nostro come di diversi altri Paesi”, ha sottolineato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, in audizione nelle Commissioni Bilancio di Camera e Senato. L’apertura della procedura, ha chiarito Giorgetti, non era una novità: “Era prevista nel Def (Documento di economia e finanza) dell’anno scorso”; tra l’altro non riguarderà solo il nostro Paese ma anche la Francia e una decina di altri Stati membri che hanno superato il tetto del 3% del deficit.

L’apertura della suddetta procedura non comporterebbe alcuna conseguenza immediata o tantomeno deleteria; viene ribadito il fatto che fosse inevitabile e, per di più, la palla passerà per forza di cose alla Commissione europea successiva a quella attuale in scadenza e, inoltre, dopo le elezioni europee di giugno.

Anche il Def, che Giorgetti ha annunciato sarà presentato entro “la prima decina di aprile”, sarà un documento di transizione “più leggero del solito”. La riforma del Patto di Stabilità, il cui iter all’interno delle istituzioni europee dovrebbe concludersi a metà maggio, comporterà inoltre un cambiamento dei documenti di riferimento e delle rispettive scadenze. Determinante sarà il “Piano fiscale strutturale di medio termine” che i singoli Paesi di solito devono presentare entro il 30 aprile ma per il 2024 la scadenza è il 20 settembre. Il Piano ha un orizzonte quinquennale e il parametro fondamentale sul quale si faranno delle opportune valutazioni a proposito di politiche di bilancio nazionali sarà “il tasso annuale di crescita della spesa primaria netta”. Escluse alcune voci come oneri su interessi, investimenti finanziati con fondi Ue, le spese contro la disoccupazione.

In ogni modo sarà necessario un attento monitoraggio della spesa e una “scrupolosa compilazione delle relazioni tecniche” che dovrà accompagnare i singoli provvedimenti. Tra le manovre da attuare vi è la sostituzione dei crediti d’imposta – messi in campo dai singoli governi per sostenere l’economia – “con tipologie di intervento più controllabili, come i contributi”. Le garanzie pubbliche sui prestiti nei vari settori produttivi in espansione hanno provocato un buco di 300 miliardi di euro a carico dello Stato anche se “ad oggi, ci sono coperture adeguate, bisognerà tornare ad un percorso ordinario”.

A livello politico le opposizioni hanno avanzato il proprio stato di preoccupazione per l’apertura della procedura di infrazione difendendo tra l’altro il Ragioniere generale dello Stato Biagio Mazzotta sul quale grava anche il buco causato dal Superbonus. Sul fronte dell’occupazione si registrano 351mila posti di lavoro in più a febbraio, rispetto ad un anno fa, e quindi la quota degli occupati sembra raggiungere il record di 23,7 milioni con un tasso di occupazione salito al 61,9%. Secondo Eurostat, infine, il tasso di inflazione medio europeo a marzo scende al 2,4%.

Su un altro piano vi è la riforma costituzionale che introduce l’elezione diretta del premier rispetto alla quale le opposizioni sono contrarie in quanto risultano ridotti i poteri del Capo dello Stato. Nel testo della riforma non compare un nuovo sistema elettorale ma c’è l’ipotesi del ballottaggio tra i candidati premier. Commentando la riforma costituzionale la premier Meloni afferma che “non è contraria” all’elezione diretta del Capo dello Stato e per quanto riguarda la legge elettorale si definisce “laica sul ballottaggio”.

In definitiva ricorso al ballottaggio, legge elettorale e soglia per ottenere un premio in seggi sono temi circondati da un alone di incertezza e di confusione; vi sono divisioni di pensiero all’interno della maggioranza in primo luogo riguardo al ballottaggio, in quanto ai ballottaggi andrebbero “numeri molto bassi”. Nel Paese sono stati inoltre lanciati i “Comitati civici per il premierato”, un’iniziativa che ha radici in Fratelli d’Italia con l’obiettivo di far conoscere la riforma e molto probabilmente in vista di un referendum che possa sostenere la proposta del governo Meloni. In sostanza, la discussione in Parlamento e comitati referendari in embrione cammineranno di pari passo. L’Autonomia differenziata è invece, come sempre, un argomento molto caro al Carroccio e Forza Italia vorrebbe premere l’acceleratore sulla riforma della Giustizia.

Le necessità del Paese sono anche altre, occorre gestire la parte economica che vuol dire anche costruire un futuro più sostenibile su vari fronti. In sostanza sostenibilità ambientale vuol dire anche sostenibilità economica e la ricerca è lo strumento essenziale per progredire. In questo contesto orientato dalla scienza e improntato sulla necessità di un dialogo fra scienza e politica all’insegna dell’etica, la premier Meloni ha partecipato all’evento dal titolo “La “Scienza al centro dello Stato” organizzato dalla Italian Scientists Association (Isa) che ha riunito oltre 500 tra Top Scientists e professori universitari che hanno presentato ai politici il ‘Manifesto della Scienza’.

“Sono assolutamente convinta che sia necessario rimettere al centro il dialogo tra uomini e donne di scienza e istituzioni dall’altra, particolarmente per il tempo che stiamo affrontando”, ha affermato la premier Meloni. “L’ambizione della conoscenza, ma anche gli interrogativi sull’uso del potere che da quella conoscenza può derivare, l’angoscia della responsabilità che la scienza porta con sé”, sono temi sollevati dalla premier ribadendo che si tratta di “problemi che lo scienziato non può e non deve affrontare da solo, ma con chi ha la responsabilità delle scelte, la politica”.

La ricerca italiana ha di fronte grandi prospettive, in particolare la “possibilità di produrre in un futuro non così lontano energia pulita e illimitata dal nucleare da fusione”. La premier ha anche ricordato che l’Italia si è candidata a ospitare in Sardegna l’Einstein Telescope, un rilevatore di onde gravitazionali. Sono tutti indicatori di “un nuovo slancio” che però è “possibile solo se scienza e politica tornano a quell’equilibrio che è stato alla base della nostra civiltà”.

È stata anche l’occasione per presentare il ‘Manifesto della Scienza’ redatto dall’Isa, consegnato alla stessa premier e ai due ministri presenti, il ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, e il ministro della Salute Orazio Schillaci.

Salute, sviluppo condiviso, economia circolare, energia sostenibile, alfabetizzazione digitale, attività spaziali, intelligenza artificiale tra etica e innovazione: sono questi i cardini dei sei punti in cui si articola il suddetto ‘Manifesto della Scienza’. Gli obiettivi sono “sostenere la centralità della Scienza e del metodo scientifico” – come ha affermato il presidente dell’Isa Antonio Felice Uricchio – e nello stesso tempo costruire un dibattito che conduca alla “creazione di tavoli tematici” e “l’istituzione di un Ufficio Scientifico e tecnologico che fornisca supporto alla Presidenza del Consiglio in alcuni ambiti strategici”.

In definitiva “non tutto ciò che è tecnicamente possibile è eticamente lecito”. Il rischio è che l’essere umano non sia più al centro. Per Giorgia Meloni il ‘Manifesto della Scienza’ “è un documento estremamente prezioso, contiene moltissimi spunti fondamentali per il lavoro che la politica deve fare” e di tale documento “il governo intende fare tesoro”, ha sottolineato la premier ribadendo l’importanza di divulgare la scienza e l’essenzialità del dialogo fra scienza e politica: “Se da una parte la politica, priva del supporto e della competenza degli scienziati, rischia di cadere in demagogia, dall’altro l’apparato tecnico-scientifico, privo di un ordine politico e di principi etici, rischia di scadere nella tecnocrazia. Per evitare questi rischi, scienza e politica devono essere alleate per perseguire il bene comune”.

L’intelligenza artificiale è di certo uno dei temi fondamentali al centro del dibattito scientifico, tecnologico ed etico: “senza rendercene conto stiamo barattando la nostra libertà con la comodità: potrebbe essere troppo tardi quando ce ne rendiamo conto. Senza adeguati processi politici, per giudicare quei rischi, rischiamo di arrivare troppo tardi”, ha ammonito Meloni, specificando: “Non voglio dire che questa tecnologia sia negativa ma che senza adeguati processi, che sono politici, per giudicare quei rischi rischiamo di arrivare troppo tardi”.

Anche per il ministro Bernini il ‘Manifesto della Scienza’ è uno strumento molto utile per alimentare il dialogo tra politica e ricercatori: “Un’interlocuzione quanto mai necessaria di fronte alle grandi sfide che stiamo affrontando”. Il ministro della Salute Schillaci ha a sua volta ribadito che “il confronto e l’apertura con il mondo scientifico è insostituibile e la scienza può aiutare a superare tante difficoltà e disuguaglianze e può aiutare a migliorare l’assistenza sanitaria”.

Si conclude sabato 6 aprile la visita di Stato in Africa del presidente Sergio Mattarella che, tra il 2 e il 6 aprile, si è recato prima in Costa d’Avorio e poi nella Repubblica del Ghana. Al centro degli incontri istituzionali il Piano Mattei e ovviamente la rivitalizzazione dei rapporti politici e diplomatici tra l’Italia e i Paesi visitati. Incontrando il presidente del Ghana, il Capo dello Stato ha affermato: “L’Italia considera il Ghana come un esempio virtuoso di democrazia, un modello che permette ad altri Paesi l’esempio della democrazia, in un momento nel quale in alcuni Paesi dell’Africa il sistema democratico sembra vacillare”. Inoltre “voglio ribadire l’amicizia che ci lega”, ha detto Mattarella, “che è un’amicizia solida. Insieme noi siamo per il multilateralismo, per un mondo contrassegnato dal dialogo, dal confronto, dalla collaborazione e non dalla contrapposizione. Tanto più in questo periodo di turbolenze e gravi crisi dobbiamo ribadire che la prospettiva dell’umanità non è quella, è il dialogo e la collaborazione tra i Paesi”, ha sottolineato il presidente Mattarella da Accra, seconda tappa della sua visita ufficiale in Africa.

“Possiamo sviluppare molto la collaborazione tra Italia e Ghana e questo è l’obiettivo della mia visita”. In questo contesto il Capo dello Stato ha ribadito l’importanza del Piano Mattei: “La scelta del nome di Mattei per il Piano che il governo italiano ha lanciato non è casuale perché Mattei è stato davvero un amico dell’Africa Occidentale, del continente intero contro ogni forma di sfruttamento coloniale, per una collaborazione sul piano paritario a tutela delle risorse locali e questo è l’obiettivo del Piano Mattei. Il Piano è quindi per una collaborazione secondo le indicazioni e le esigenze definite dai Paesi del continente”. Il rientro in Italia del presidente Mattarella è previsto nella serata di sabato 6 aprile.

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