Controvento, Rapporto 2024

È stata presentata a fine febbraio, in diretta streaming, la quinta edizione dell’Osservatorio Controvento: le aziende che guidano il Paese, curato da Nomisma in collaborazione con CRIF e CRIBIS. Nel corso degli anni, il gruppo di imprese Controvento, le aziende del settore manifatturiero italiano, capaci di crescere sfidando la corrente e superando gli ostacoli del mercato di oggi, si è rafforzato, in maniera molto più marcata rispetto alla performance fatta segnare dal settore manifatturiero del Paese. Per altro, in un contesto di mercato particolarmente complesso e incerto, si rileva un effetto traino da parte delle imprese Controvento nei confronti delle altre imprese, con la costante crescita del numero delle aziende eccellenti. L’Osservatorio Controvento è nato con l’obiettivo di identificare le imprese manifatturiere nazionali capaci di performance straordinarie anche nell’attuale economia italiana dello “zero-virgola”. Ogni anno vengono selezionate quelle aziende della manifattura che sono riuscite a superare determinati livelli di crescita su ricavi e margini.

Le imprese che formano il gruppo Controvento nell’ultima rilevazione sono costituite per il 54% dei casi da “Debuttanti”, a conferma del fatto che ogni anno si registra un ricambio importante tra le ‘new entry’, per il 37% da “Veterane”, presenti almeno in un’altra occasione in Controvento, per il 6% da “Super-Veterane” e per il 3% da imprese “Star”, caratterizzate da performance eccezionali continuativamente nel tempo e per questo da sempre state presenti in Controvento. Si tratta di imprese cresciute oltre la media e che di anno in anno si migliorano esponenzialmente e in misura maggiore rispetto alle performance della manifattura italiana. Tra le aziende che invece hanno fatto il loro ingresso per la prima volta tra le eccellenze nel 2022 come “debuttanti” figurano, tanto per citarne alcune, le acciaierie Arvedi e Beltrame, il gruppo della moda Prada e le moto targate Ducati. Per rintracciare il comparto farmaceutico occorre scendere in quinta posizione, con un contributo del 9,2% rispetto al 13,3% registrato nel 2021, quando il settore si posizionava sul gradino più alto del podio beneficiando anche della pandemia. Se si guarda ai ricavi (sempre escludendo il tabacco), vincono invece il legno e il sughero (23,1% del fatturato complessivo controvento) e il packaging (21,6%), spinto soprattutto dalla forza della stella Ima.

Dall’analisi aggregata sui bilanci 2022 emerge come il 6,5% delle aziende italiane riesca a garantire parametri di competitività tali da farle rientrare nelle imprese Controvento. Le imprese con performance altamente sopra la media si distinguono per alcuni parametri particolarmente indicativi, come la crescita dei ricavi, la marginalità e la creazione di valore aggiunto. Complessivamente queste imprese generano il 9,4% dei ricavi, il 21,1% dell’EBITDA, il 14,2% del valore aggiunto complessivo della manifattura italiana. La continuità dell’analisi quinquennale permette di individuare alcune caratteristiche peculiari che contraddistinguono il gruppo di imprese Controvento. Negli ultimi 5 anni la quota di queste imprese oscilla tra il 6,5% e il 7,2%, con un ricambio annuo pari al 50% del totale. Nel 2022 i ricavi complessivi delle aziende che navigano Controvento valgono 101,3 miliardi di euro, pari al 9,4% del totale. Negli ultimi 5 anni le performance più positive riguardano maggiormente le micro e piccole imprese, con un EBITDA in crescita rispettivamente del +295% e del +234. Considerando i ricavi prodotti tra il 2017 e il 2022, quelli delle imprese Controvento sono cresciuti del 96%, mentre il resto delle imprese è complessivamente cresciuto del 39%. Emerge che quelle con oltre 500 dipendenti crescono in maniera più contenuta (+81% relativamente ai ricavi), mentre le grandi (con 250-499 dipendenti) mostrano performance migliori di tutti i cluster, con un eloquente +129%.

Le aziende del Sud volano Controvento, anche se il Nord Est resta l’area guida per le imprese con performance eccellenti. Tra i settori vincenti si segnalano i comparti della cosmetica, della metallurgia e metallo, del legno e sughero e la carta. Prendendo in esame i soli ricavi, i settori che negli ulti 5 anni sono sempre rientrati in Controvento sono il packaging, la cosmetica, i minerali non metalliferi e il metallo. Dall’altra parte, i settori mai entrati nel gruppo delle aziende con performance sopra la media vanno segnalati quelli alimentare, delle apparecchiature elettriche e della stampa. La vitalità del sud risulta anche dall’aumento della percentuale delle imprese Controvento che erano presenti per il 10% nel 2018, ora questa quota è salita al 15% del totale. Aumenta anche l’incidenza del Sud relativamente ai ricavi (il peso è pari al 7% nel 2022 contro il 5% del 2018). La propensione positiva del sud a livello nazionale si rileva dal fatto che solo il 6,5% delle aziende manifatturiere italiane è riuscito a superare le soglie di sbarramento per entrare nel gruppo Controvento, ma per le imprese meridionali la quota sale al 7,1%, pur con un valore assoluto modesto rispetto al totale nazionale. Quasi un terzo delle imprese in Controvento nel Sud del paese appartiene al settore del Metallo, mentre circa una su dieci appartiene al comparto agroalimentare. Il caso più eclatante è quello della Basilicata che risulta la più performante con 26 società presenti che corrispondono all’8,7% delle 298 manifatturiere, a pari merito col Trentino-Alto Adige (8,7%, ossia 108 aziende su 1.236).

Marco Preti, Amministratore Delegato di CRIBIS e Direttore Generale di CRIF ha dichiarato: “Premiamo le eccellenze del settore manifatturiero italiano e confermiamo il nostro impegno al fianco di tutte quelle realtà che ogni giorno affrontano le criticità suggerite dall’attuale scenario economico. Avere una efficace gestione dei processi, investire, trovare nuovi clienti sani, valutare la propria supply chain in ottica sostenibilità e compliance, accedere ad adeguate informazioni commerciali sono solo alcuni degli elementi che possono aiutare le imprese di oggi a vincere queste sfide e a diventare le aziende Controvento di domani“.

Lucio Poma, responsabile scientifico di Nomisma, ha spiegato: “Le star sono imprese cresciute oltre la crescita. Si tratta, nel dettaglio, di 131 società che rappresentano appena il 2,6% del campione complessivo controvento ma che, messe insieme, fatturano 10 miliardi con un ebitda di 3,5 miliardi, che vale ben il 15,1% di tutto il gruppo delle migliori. Sono 2.778 le aziende debuttanti che, al contrario, sono entrate per la prima volta nel gruppo di testa nel 2022, con un giro d’affari da quasi 47 miliardi e con un ebitda di 9,4 miliardi, ossia il 40,4% del margine operativo lordo complessivo delle prime della classe. Le veterane hanno invece navigato controvento per due volte: sono 1.927, con un fatturato di 38 miliardi e con un ebitda di 8,8 miliardi, che pesa per il 37,5% tra le eccellenze. Tra loro ci sono, per esempio, le auto Ferrari, la Padana tubi e profilati acciaio e aziende del lusso come Bottega Veneta (Kering), Loro Piana (Lvmh) e Brunello Cucinelli. Dall’analisi dei bilanci delle star, emergono performance strepitose, avvalorate anche dall’analisi finanziaria di Crif Rating Agency, secondo cui quanto più si sale nella piramide di controvento, tanto più le imprese hanno valori molto migliori delle altre in termini di patrimonializzazione, investimento, ESG (ambiente, sociale e buon governo). Sono aziende grandi tra le grandi, che ogni anno si migliorano esponenzialmente e in misura maggiore rispetto all’andamento della manifattura italiana. Basti pensare che, se i ricavi medi delle aziende debuttanti in controvento sono di 16,8 milioni con un ebitda che incide per il 20,2%, per le star il fatturato medio sale a 76,1 milioni con un margine al 35,4 per cento. Numeri che le proiettano tra le stelle del firmamento della manifattura italiana. Se nel 2018 il 10% delle imprese controvento era localizzato nel sud del Paese, questa quota è salita al 15% nel 2022. Nello stesso arco temporale, è aumentata nel gruppo controvento anche l’incidenza del sud relativa ai ricavi e al numero dei dipendenti. Nel 2022 il sud dimostra inoltre di avere una maggiore propensione a essere controvento rispetto al resto del Paese, trainato dai settori metallifero e dell’agroindustria. Nel dettaglio, quasi un terzo delle imprese controvento del sud afferisce al settore del metallo, mentre circa una su dieci appartiene al ramo alimentare. In sintesi, più della metà delle realtà industriali del meridione opera nell’agroindustria, nel metallo e nel settore dei minerali non metalliferi. La Basilicata è al primo posto anche per fatturato, col 21,4% dei ricavi su 1.324 milioni a viaggiare controvento. Nel 2018 l’1% del fatturato generato dalla manifattura della Basilicata era entrato in controvento, mentre quest’anno l’incidenza è schizzata al 21 per cento. Nel territorio lucano, sono l’industria del legno e il comparto dei minerali non metalliferi a fare la voce grossa: un’impresa su cinque di questi due settori è in controvento, malgrado la scarsa significatività statistica della regione, dotata di un esiguo numero di aziende le cui performance, esasperate in positivo o in negativo, non sono del tutto rappresentative della situazione economica del territorio”.

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