Cronache dai Palazzi

Nuove regole europee per una “AI responsabile”, dalle quali deriverà molto probabilmente un nuovo criterio di cittadinanza che deve necessariamente tener conto delle prospettive globali del web.

Il Parlamento europeo ha approvato per l’appunto la prima legge al mondo sull’Intelligenza Artificiale: l’AI Act. L’obiettivo è “proteggere i diritti fondamentali e la democrazia dell’Intelligenza Artificiale ad alto rischio, stimolando al contempo l’innovazione”. È il primo documento al mondo che definisce delle norme vincolanti per lo sviluppo di questa tecnologia e si applicherà a tutti i 27 Paesi membri dell’Unione europea. Previsti quattro livelli di rischio dell’AI: inaccettabile, alto, limitato e minimo. Sotto osservazione in particolare le scelte tecniche ed etiche strettamente legate ai sistemi di Intelligenza Artificiale, che dovranno comunque permettere l’intervento umano e ovviamente garantire la sicurezza informatica. In questo contesto si richiede trasparenza sul funzionamento degli algoritmi, unico requisito trasversale previsto anche per i sistemi a rischio limitato. Per i sistemi a rischio minimo non è invece previsto alcun obbligo legale.

Nuove regole per garantire il rispetto di alcuni principi cardine, primo fra tutti evitare ogni forma di ritorsione dei giganti della tecnologia sui consumatori. Regole più stringenti a causa dell’incremento della velocità tecnologia nella società contemporanea e dei rischi che ne conseguono. Tra i sistemi corrispondenti ad un “rischio inaccettabile” ci son ad esempio i sistemi di social scoring, gli strumenti di polizia predittiva, i sistemi di riconoscimento delle emozioni in ambito lavorativo o scolastico. Vietati anche i sistemi che possono sfruttare caratteristiche vulnerabili di un individuo: l’età, una disabilità, una specifica situazione sociale.

I giganti della Rete hanno accumulato una mole cospicua di dati ma, grazie al GDPR sulla privacy in precedenza e alle nuove regole odierne, non potranno più pescare “a strascico” dal web, in maniera indiscriminata, carpendo informazioni senza il consenso (o quasi) come è accaduto per anni attraverso sistemi pervasivi fondati sull’Intelligenza Artificiale. Infrastrutture tecnologiche e regole devono andare di pari passo; nel contempo governi e imprese sono chiamati a rispettare tali regole.

“Giornata storica” per la plenaria di Strasburgo che ha approvato il regolamento sull’AI con 523 voti a favore, 46 contrari e 49 astenuti. Sono le prime regole sull’uso dell’Intelligenza Artificiale che determinano un nuovo standard globale dato che, ad esempio, per quanto riguarda l’atto di Biden negli Stati Uniti (100 pagine e 20 mila parole) viene scritto nero su bianco che gli attori dell’AI hanno il dovere di informare l’amministrazione ma non compare alcun obbligo. Le nuove norme europee, invece, prevedono delle sanzioni anche piuttosto rilevanti per coloro che non le rispettano: sanzioni fino a 35 milioni di euro o fino al 7 per cento dei ricavi annuali della società responsabile.

Dopo l’introduzione del Regolamento generale per la protezione dei dati (GDPR), il Digital Markets Act (DMA) e il Digital Services Act (DSA) nei confronti dei big del web – documenti studiati anche fuori dall’Unione – l’Ue si conferma punto di riferimento per quanto riguarda la regolazione dell’economia digitale. “Le nuove norme costituiranno un modello per un’Intelligenza Artificiale affidabile in tutto il mondo”, ha affermato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

“Stiamo regolamentando il meno possibile, ma quanto necessario!”, ha dichiarato il commissario europeo per il Mercato interno e i servizi Thierry Breton. “Siamo riusciti a mettere gli esseri umani e i valori europei al centro dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale” ha invece affermato Brando Benifei, il deputato europeo, capodelegazione Pd a Strasburgo, che ha portato avanti il negoziato sull’AI Act tra Parlamento europeo, Consiglio (gli Stati) e la Commissione Ue.

Il 9 dicembre scorso, dopo circa 38 ore di negoziato, Parlamento, Consiglio e Commissione Ue avevano raggiunto un’intesa provvisoria; tra le trattative più ardue quelle sull’uso dell’AI per scopi di polizia. Con il nuovo AI Act l’Ue ha integralmente collegato il concetto di Intelligenza Artificiale ai valori fondamentali che rappresentano la base della società contemporanea. “Siamo orgogliosi per un atto che coniuga leadership, innovazione e rispetto dei diritti fondamentali”, ha sottolineato la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola.

Sviluppatori e operatori dell’Intelligenza Artificiale dovranno in sostanza rispettare degli obblighi chiari e rispondere a specifici requisiti per ciò che concerne gli usi specifici dell’AI in primo luogo considerando i possibili rischi e il livello d’impatto. Limitato anche l’uso dei sistemi di identificazione biometrica da parte delle forze dell’ordine e introdotte norme per contrastare eventuali forme di manipolazione e di sfruttamento delle fragilità degli utenti. Immagini, contenuti audio e video artificiali o manipolati (i cosiddetti “deepfake”) dovranno essere etichettati in maniera esplicita; si prevedono inoltre obblighi precisi per quanto riguarda gli usi dell’Intelligenza Artificiale nei processi democratici, ad esempio i sistemi usati per influenzare le elezioni. I consumatori potranno aver diritto a presentare reclami o a ricevere spiegazioni a proposito di certi processi. Il regolamento deve ora superare la verifica dei giuristi-linguisti e dovrà essere approvato all’interno dell’attuale legislatura. Per ora deve ancora essere approvato dal Consiglio. Entro giugno l’AI Act dovrà essere pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Ue per entrare in vigore dopo venti giorni anche se l’applicazione delle norme avverrà in maniera graduale. L’AI Act sarà infatti pienamente effettivo solo dopo 24 mesi, quindi nel 2026, ma i sistemi ritenuti a rischio “inaccettabile” dovranno essere vietati entro sei mesi dall’entrata in vigore.

Il commissario europeo Breton ha sottolineato che “durante tutto il processo” di negoziato le istituzioni europee hanno “resistito agli interessi particolari e alle lobby che chiedevano di escludere i modelli di AI di grandi dimensioni dal regolamento. Il risultato è un regolamento equilibrato basato sul rischio e a prova di futuro”. A questo punto è “fondamentale – ha affermato Benifei – l’attuazione insieme al rispetto volontario da parte di aziende e istituzioni, che dovranno applicare la legge gradualmente”. Per ciò che concerne i tempi vi è inoltre “una tabella di marcia sull’obbligatorietà. Si inizierà con i divieti perché vogliamo chiarire che alcuni casi sono proibiti e non saranno consentiti in Europa. Il divieto scatterà entro la fine di quest’anno, il resto seguirà”.

Secondo le nuove norme sono ritenute corrispondenti ad un rischio “inaccettabile” le applicazioni come i sistemi di categorizzazione biometrica che si riferiscono a dati personali sensibili, come ad esempio il credo religioso, l’orientamento politico o sessuale; oppure i sistemi che possono sfruttare caratteristiche vulnerabili di un individuo: l’età, una forma di disabilità, una particolare condizione sociale. Sarà vietata anche l’estrapolazione di immagini facciali da Internet o dai sistemi di telecamere a circuito chiuso per creare banche dati di riconoscimento facciale; i sistemi di riconoscimento delle emozioni sul luogo di lavoro e nelle scuole; ed ancora le pratiche di polizia predittiva. Le forze dell’ordine potranno comunque fare ricorso al riconoscimento biometrico da remoto in tempo reale per la ricerca di una persona scomparsa o per la prevenzione di un attacco terroristico.

Secondo le ultime stime disponibili, nel 2022 l’Intelligenza Artificiale ha generato un mercato pari ad un valore di 136 miliardi di dollari e sarebbero ben 180 milioni gli utenti che in tutto il mondo utilizzano ChatGpt.

“La cultura scientifica è fondamentale e crescente come importanza. L’Intelligenza Artificiale dimostra che è in continua crescita”, ha a sua volta affermato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che in settimana ha ricevuto al Quirinale un gruppo di youtuber, protagonisti dell’iniziativa “La Costituzione in Shorts”.

“La nostra Costituzione è giovane”, ha sottolineato il Capo dello Stato rivolgendosi ai 12 creator digitali saliti al Colle per incontrare il presidente, e ognuno dei quali racconta un articolo della nostra Carta costituzionale in un video (uno short per l’appunto) da divulgare attraverso la Rete.

“Vorrei far avvertire ai giovani l’importanza della Carta”, ha affermato Mattarella proclamando l’estrema attualità della nostra Costituzione e definendola “una cassetta degli attrezzi per la democrazia, ma è anche qualcosa di più grande. È uno scrigno che contiene e tutela i nostri diritti e le nostre libertà”. Alla domanda se occorre o meno svecchiarla la risposta è decisa: “La Costituzione è in realtà estremamente giovane perché è stata fatta con tanta saggezza da avere norme che si adattano a condizioni anche imprevedibili. Ci sono condizioni create nel corso di decenni, allora appunto non prevedibili, ma quelle norme hanno un’elasticità e una duttilità che si riferisce anche a fattispecie diverse”. Per questo motivo la Costituzione “è materia per giovani più che per vecchi”, ha ribadito il presidente Mattarella auspicando che leggere la Costituzione “diventi un trend”, un fatto ‘virale’ si direbbe nel mondo del web, come molto probabilmente diventeranno gli short dedicati alla Costituzione data la capacità divulgativa dei social dei creatori digitali (non influencer) saliti al Colle.

“I diritti sono un po’ come è in natura: vanno coltivati per evitare che appassiscano, e non possiamo permettere che appassisca la democrazia”, ha ammonito il capo dello Stato sottolineando la “responsabilità” di tutti coloro che diffondono contenuti in Rete imprimendo delle conseguenze sul futuro di tutti i cittadini, dai più piccoli ai più adulti. A chi gli chiede quale sia il suo articolo preferito il presidente Mattarella risponde l’articolo 1 della Costituzione, in quanto “riassuntivo dell’intero testo” e assolutamente cruciale: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione” (Art. 1). “L’Italia è una. Non una somma di repubbliche, e neanche una federazione di repubbliche”, sottolinea il presidente.

Come affermarono i Padri costituenti, l’Italia “è una Repubblica caratterizzata da libertà ed eguaglianza, una democrazia, non soltanto sotto l’aspetto formale, organizzativo, ma anche sotto i profili sociale ed economico”. L’Italia è inoltre “fondata sul lavoro, non sul privilegio, non sul lavoro altrui”, un principio che richiede anche “un impegno comune”, che evoca “una richiesta di impegnarsi insieme, di solidarietà”.

La “sovranità popolare” è infine un elemento essenziale della Repubblica, è “il fondamento della democrazia e si sviluppa in tutti gli articoli del testo della Costituzione”. La sovranità popolare, ha puntualizzato il presidente Mattarella, “fu definita da un Costituente, durante un dibattito, come una sovranità irrinunziabile, nel senso che il popolo, a cui è attribuita, deve esercitarla per mantenere, consolidare e sviluppare la democrazia”. In questo contesto il capo dello Stato auspica che “torni a crescere la partecipazione al voto nelle elezioni. Perché quello, tra i tanti, più di ogni altro, è il momento in cui il cittadino diventa protagonista, esercita appunto la sovranità”.

“La Costituzione in Shorts” rappresenta di certo un esempio virtuoso di uso intelligente della tecnologia e dei mezzi tecnologici, che sfrutta le enormi potenzialità della Rete per divulgare conoscenza, cultura e democrazia, in un mondo pervaso dall’Intelligenza Artificiale e, per certi versi, inficiato e manipolato dai sistemi AI.

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