1937, la strage di Addis Abeba

Addis Abeba-Yekatit 12 (Amharico: የካቲት ፲፪) è la data del calendario Ge’ez che ricorda la strage e l’imprigionamento di etiopi da parte delle forze di occupazione italiane scatenate a seguito del tentato assassinio del Maresciallo Rodolfo Graziani, Viceré dell’Africa Orientale Italiana, avvenuto il 19 febbraio 1937. Yekatit 12 è considerata la peggiore strage nella storia dell’Etiopia, segnando un capitolo oscuro durante il periodo dell’occupazione italiana di cui sembra si voglia cancellare la memoria. Basti in tal senso pensare che i primi atti di distensione avvennero solo nel 1998, con l’allora ministro degli esteri Dini e un viaggio del presidente Scalfaro durante il quale vi fu una esplicita ammissione delle colpe coloniali.

Graziani aveva guidato le forze italiane alla vittoria sugli etiopi durante la Seconda Invasione Italiana dell’Etiopia ed era il governatore supremo dell’Africa Orientale Italiana e, con mano notoriamente dura, stava affrontando crescenti tensioni dovute alla resistenza etiope contro l’occupazione.

In un clima di tensione il 19 febbraio, giorno della Purificazione della Vergine secondo il calendario copto, per celebrare la nascita del primogenito del principe Umberto II di Savoia, erede al trono imperiale, Graziani decise di distribuire cinquemila talleri d’argento ai poveri di Addis Abeba. Mentre notabili e poveri si trovavano in fila per la distribuzione delle monete, una prima granata esplose senza colpire i partecipanti. Ne seguirono altre e una investì in pieno, tra gli altri, Graziani.

Sette morti, tra cui due carabinieri, e cinquanta feriti il bilancio dell’attentato. I due attentatori, Abraham Deboch e Mogus Asghedom, riuscirono a fuggire e si unirono a formazioni partigiane locali e sembra furono in seguito uccisi in circostanze poco chiare.

Graziani, nel tentativo di stroncare ogni opposizione, ma anche verosimilmente mosso da spirito di vendetta, ordinò una violenta rappresaglia in risposta all’attentato contro di lui. Ciò portò a una brutale repressione contro la popolazione etiope, con massacri indiscriminati. Per parte sua, Mussolini colse l’occasione per iniziare un “repulisti” nella regione.

Le testimonianze riportano che le strade di Addis Abeba furono tinte di sangue mentre le forze di occupazione italiane compivano una serie di rappresaglie contro la popolazione civile. Si stima che migliaia di etiopi siano stati uccisi in modo particolarmente violento, con molte altre persone imprigionate in condizioni disumane.

Migliaia di etiopi furono inviati in campi di detenzione dove Graziani aveva ordinato che ricevessero solo il minimo indispensabile di cibo e acqua. Clima, malaria, infezioni e malattie veneree causarono molte vittime, soprattutto tra coloro che erano costretti a lavorare sul canale di irrigazione o nelle piantagioni di banane e canna da zucchero.

Le cronache riferiscono di carabinieri che spararono già sulla folla di mendicanti e poveri riuniti per la distribuzione dell’elemosina e che il segretario federale, Guido Cortese, abbia sparato anche contro un gruppo di dignitari etiopi prima di proclamare: “Per tre giorni vi do carta bianca per distruggere, uccidere e fare ciò che volete agli etiopi”. Venne ascoltato e si scatenò quella che è ricordata ancora la peggior “caccia al nero” di sempre.

Gli italiani, in particolare i civili, uccisero con pugnali e manganelli; cosparsero di benzina le case degli indigeni dandole fuoco. fecero irruzione nelle case dei greci e degli armeni locali linciando i loro servi. Alcuni addirittura posarono sui cadaveri per farsi fotografare. In tre giorni gli italiani uccisero tra i 1.400 e i 30.000 etiopi nella sola Addis Abeba. Ad Addis Abeba esiste un monumento omonimo in memoria delle vittime etiopi dell’aggressione italiana.

Fino all’estate del 1937, l’Etiopia rimase sostanzialmente passiva all’occupazione italiana e le operazioni militari di alcuni ras non incontrarono molto sostegno. Solo nell’agosto del 1937, prendendo di sorpresa le autorità italiane, la rivolta esplose in alcune regioni. Il 5 maggio 1941, l’Imperatore etiope Haile Selassie, che era stato costretto all’esilio durante l’occupazione italiana, fu restaurato al trono grazie alle forze inglesi.

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