La Spagna verso il voto anticipato

Domenica è stata una giornata fondamentale e decisiva per quanto riguarda la politica interna spagnola; era infatti il “28M”, che è l’abbreviazione della data “28 maggio 2023”. Si tratta di un’espressione giornalistica attribuita alla giornata dedicata alle elezioni amministrative, tenutesi in alcune importanti regioni e città spagnole come Madrid, Barcellona, Valencia e Siviglia.

Il 28M sono andati alle urne trentacinque milioni e mezzo di cittadini spagnoli per scegliere il futuro della politica locale per i prossimi 4 anni. I risultati erano già abbastanza evidenti da domenica sera. I numeri parlano chiaro e sembrano lasciare davvero poche speranze al “Sánchismo” (la politica socialista di Pedro Sánchez, attuale Primo ministro), visto che la sinistra ha subito una clamorosa sconfitta su buona parte del territorio iberico.

La sinistra spagnola, nella quale possiamo collocare il Partito Socialista (PSOE) e Podemos hanno affrontato una vera e propria disfatta. Non era un risultato aspettato, nemmeno dal capo del governo Pedro Sánchez, che, come risposta e conseguenza, non ha esitato a convocare le elezioni politiche con largo anticipo. Il Partito Popolare, invece, appartenente alla coalizione della destra spagnola (insieme a Vox) ha conquistato e riconquistato la maggior parte delle città spagnole con un’evidente maggioranza.

Il PP ha dunque, clamorosamente, riconfermato il controllo su Madrid, il cui sindaco è stato rieletto con maggioranza assoluta. Isabel Días Ayuso, presidentessa della Comunità di Madrid, ha ribadito, sicura del risultato del suo partito, che “quello che succede a Madrid è il riflesso di quello che succede in tutta Spagna”.

Il PP ha vinto anche a Siviglia, con grande sorpresa dei socialisti, poiché era una delle poche città dell’Andalusia a non essere governata dal centrodestra. I conservatori hanno inoltre vinto nelle Isole Baleari, in Cantabria, a Murcia e, con grandissima sorpresa, anche a Valencia, dopo ben otto anni di governi di sinistra.

Il PSOE ha mantenuto Asturia, Estremadura, Aragón, Isole Canarie, La Rioja, Navarra e Castiglia-La Mancha. Ma la vittoria in Castiglia-La Mancha è quella che rimane leggermente più ambigua, dato che il candidato del PSOE, che ha vinto con maggioranza assoluta, ha tenuto a ribadire la sua criticità e disaccordo nei confronti del governo di Sánchez.

Barcellona, invece, per via dell’indipendentismo, si smarca da queste fazioni di destra e di sinistra, e prende un’altra piega, passando nelle mani del Partito Democratico Europeo Catalano, partito di sinistra che sostiene l’indipendenza della Catalogna, e che attualmente è ancora in attesa di formare un governo di coalizione poiché non ha conquistato la maggioranza assoluta.

Considerando le statistiche finali, il PP ha ricevuto il 31,50% dei voti ed il PSOE il 28,11%. L’editoriale de quotidiano di centrodestra “El Mundo” ha definito l’avanzata del PP come un vero e proprio tsunami blu (colore del Partito Popolare) che ha colorato di azzurro buona parte della Spagna, lasciando davvero poco spazio al colore rosso, quello da sempre appartenente ai socialisti.

Le conseguenze politiche sono state quasi immediate, l’attuale Capo del governo spagnolo, Pedro Sánchez, ha sciolto le Cortes (il Parlamento spagnolo) e comunicato che le elezioni politiche verranno anticipate a luglio 2023, invece che a novembre come previsto.

La Spagna chiude dunque una campagna elettorale per iniziarne improvvisamente un’altra ancora più intensa, agguerrita e decisiva. Probabilmente Sánchez vuole giocare la carta delle elezioni anticipate per cercare di indebolire una potenziale alleanza tra le forze di destra e di estrema destra e di cercare così di condurre a sé più elettori possibili.

Le elezioni politiche, tra l’altro, si terranno pochi giorni dopo l’inizio del Semestre di presidenza spagnolo del Consiglio dell’Unione Europea previsto da luglio a dicembre, dopo il primo semestre di presidenza svedese.

Possiamo dire che il crollo della sinistra era in un qualche modo prevedibile a causa delle numerose critiche avanzate al governo socialista in questi ultimi mesi e che avrebbero portato necessariamente gli indecisi verso l’unica alternativa in campo, la destra, e quindi il PP.

Ma per il governo non è detta ancora l’ultima parola, perché quella spetta agli elettori. Ne riparleremo a luglio.

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