Cronache dai Palazzi

La manovra di Bilancio 2023 è legge. Dopo aver ottenuto la fiducia dell’Aula di Palazzo Madama il testo è stato firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Una manovra definita da più parti “prudente”, che rispetta i conti basandosi su un budget di risorse piuttosto contenuto.

“Mi fido dei miei alleati al governo” ha affermato la premier Meloni. Al di là di “un legittimo dibattito” vi è “un clima positivo” all’interno della maggioranza. È stata realizzata “una manovra politica” e “contano i fatti”. Vi è la “volontà di lavorare bene e di mantenere le scadenze e gli impegni”.

In sintesi, si tratta di una manovra che ha ricalcato ciò che era stato messo nero su bianco dal governo Draghi, riflettendo in questo modo una buona dose di continuità, rispettando i criteri dettati dalla Commissione europea e rassicurando i mercati finanziari. Tutte le misure sono oggettivamente penalizzate dal decorso della guerra in Ucraina; il caro energia e l’aumento dei costi delle materie prime sono gli effetti più evidenti.

In questo tempo di crisi “ci sono molte insidie” ma anche “molte occasioni” ha affermato la premier Giorgia Meloni durante la conferenza stampa di fine anno, rivendicando le scelte “di destra” in 70 giorni di governo.

Sono comunque ancora molte le cose da fare, ad esempio importanti riforme: Fisco, Burocrazia, Giustizia, Presidenzialismo. “Nei prossimi mesi lavoreremo per mettere a punto una riforma della Giustizia”, ha ribadito Meloni, secondo capisaldi già noti e storici del centrodestra, tra cui la “separazione delle carriere” ed altri. Una giustizia più efficace e più efficiente sarebbe funzionale al sistema delle imprese e anche alla realizzazione del Pnrr.

Il semipresidenzialismo rappresenta un’altra “priorità” dell’attuale esecutivo. “Mi do come obiettivo riformare le istituzioni di questa Nazione durante questa legislatura”, ha affermato Meloni, in quanto favorirebbe una maggiore “stabilità” e “governi che siano frutto di indicazioni popolari chiare”; potrebbero essere questi “due principi capaci di restituire efficienza al nostro sistema”. Il semipresidenzialismo alla francese potrebbe essere “il modello sul quale storicamente c’è la maggiore convergenza” per realizzare “una riforma il più possibile condivisa trattandosi di materia che riguarda le regole del gioco”. Si tratta di una riforma che Meloni afferma di voler lasciare come “eredità” della propria “esperienza” di governo. L’obiettivo è realizzare “istituzioni più veloci, più efficaci, più attente ai bisogni dei cittadini e più stabili”.

Per quanto riguarda il Covid, il presidente del Consiglio ha sottolineato la prontezza del governo e del ministero della Salute nel disporre il tampone per tutti coloro che provengono dalla Cina, una misura che dovrebbe però essere condivisa dall’intera Unione europea, per cui l’Italia ha scritto a Bruxelles. “Ci aspettiamo che l’Ue voglia operare in questo senso. Abbiamo bisogno di capire se quello che sta arrivando è coperto dai vaccini o no”. La Commissione europea pur avendo convocato il Comitato per la sicurezza sanitaria, per valutare “una decisione coordinata”, non ha per ora proclamato alcuna misura, in quanto qualsiasi provvedimento deve essere vagliato e approvato da tutti gli Stati membri. Si raccomanda comunque una “sorveglianza attiva” e in sostanza occorre non abbassare la guardia.

La premier Meloni ha ribadito l’importanza dei “controlli” più che un modello fondato sulla coercizione che anche in Cina non sembra aver dato dei buoni risultati. In sostanza occorre lavorare sulla “responsabilità dei cittadini piuttosto che sulla coercizione” delle libertà, fermo restando che la situazione oggi in Italia è “abbastanza sotto controllo” e si continua a “monitorare minuto per minuto”. In questo contesto Giorgia Meloni ha menzionato un eventuale “osservatorio” sul Covid e ha ricordato “la campagna del governo che invita alla vaccinazione soprattutto gli anziani e le categorie fragili che sono i soggetti più a rischio”.

A proposito di “risorse” il governo continuerà a lavorare “sulla base di quello che accade”, a partire dai provvedimenti energetici “che costano mediamente 5 miliardi di euro al mese”, ma anche “su famiglia, giovani e natalità”, oltre che “sulla nuova occupazione e sulle imprese” che vuol dire “sulla capacità di produrre nuova ricchezza”. La tassazione, in particolare, tiene conto dei figli a carico. Si tratta di una “scelta politica, di visione”, ha ribadito Meloni, anche se, purtroppo, “quando si lavora in ristrettezze economiche bisogna avere il coraggio di fare delle scelte”. Il sunto potrebbe essere “più assumi meno paghi” L’obiettivo è mettere in pratica una “tassazione che incentivi di più chi si mette gioco e crea ricchezza”, come anche la tassa piatta sugli autonomi, o la tassa piatta incrementale. È stata inoltre dimezzata “la tassazione sui premi di produttività”. Andrebbe incentivato il “meccanismo premiale”: una tassazione che premi chi si mette in gioco con meccanismi premiali per l’appunto. Ed ancora una “tassazione che tenga conto della composizione del nucleo familiare”. Il sostegno alla genitorialità rappresenta “una priorità” ed è essenziale anche per la “tenuta del welfare”.

Il lavoro, nello specifico, è legato alla crescita e occorre, prima di tutto, “mettere le persone nelle condizioni di assumere”. Ciò avviene “quando l’economia è libera di operare” e nel caso in cui il governo e la politica “fanno del loro meglio per favorire chi crea ricchezza e chi crea lavoro”. Per la premier Meloni negli ultimi anni non è stato proprio così in Italia, in quanto la politica ha rappresentato “un limite” più che uno “stimolo alla creazione della ricchezza”. In particolare “non è lo Stato che genera lavoro, lo Stato può creare le condizioni per favorire chi genera lavoro perché il lavoro lo creano le aziende con la loro capacità”. Il governo si sta muovendo “per “togliere cavilli” e “vincoli” che possono ostacolare la capacità produttiva, per incrementare il taglio del costo del lavoro. Per ora, con le ridotte risorse a disposizione, non si è potuto fare di più. Sono stati dati però dei “segnali” sulla tassazione come la “decontribuzione totale per chi assume a tempo indeterminato” nel caso di nuova occupazione o nel caso di trasformazione di un contratto a tempo determinato in un contratto a tempo indeterminato, in particolare a proposito di donne, giovani e percettori di Reddito di cittadinanza. Il mercato del lavoro, inoltre, è mutato ed è in continuo cambiamento, quindi occorre essere meno rigidi. Il tema dei voucher, ad esempio, mira a fronteggiare il problema del lavoro “sommerso”, come nel caso dei lavori stagionali, un sistema che di certo “va combattuto” ponendo delle “condizioni”, per cui “meglio normarlo invece che rischiare che quel lavoro sia fatto in nero”. Un’altra necessità è investire le giuste risorse per formare coloro che sono alla ricerca di un lavoro, ad esempio utilizzando al meglio le risorse del Fondo sociale europeo, e creando il giusto turn over tra domanda e offerta, tra coloro che sono senza un lavoro e Centri dell’impiego.

Per quanto riguarda l’attualizzazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza è stata riattivata la cosiddetta “Cabina di regia”, anche per creare le dovute sinergie con gli enti locali e varie realtà sul territorio, in quanto non si tratta di un compito esclusivo del governo. “Ora ovviamente si entra nella parte difficile del Piano”, ha sottolineato il presidente del Consiglio. Fino ad oggi ci si è occupati di “programmazione e riforme” mentre ora occorre fare, passare dalla “carta” ai fatti: “Gli obiettivi devono diventare cantieri” e ci sono oggettivamente delle “difficoltà” dovute in primo luogo al caro energia e all’aumento del costo delle materie prime. Il Piano è stato scritto prima del conflitto in Ucraina e andrebbe riformulato, ritarato. Uno “strumento molto interessante” è il Repower EU che andrebbe integrato con il Pnrr, ad esempio “per lavorare sul tema dell’aumento dei costi delle materie prime”. “Abbiamo oltre cento miliardi di euro di investimenti in opere pubbliche nel Pnrr” e un altro obiettivo fondamentale è “semplificare”. Occorre saper spendere per realizzare le opere pubbliche, cercando di combattere una vecchia difficoltà del nostro Paese. In questo contesto la premier ha definito “fondamentale” la riforma del Codice degli appalti per far sì che le risorse possano “effettivamente essere spese” ponendosi delle “priorità strategiche”.

Per raggiungere gli altri 30 obiettivi dei 55 obiettivi previsti (25 erano stati raggiunti dal governo precedente), e poter quindi ottenere la tranche di 19 miliardi di euro, l’esecutivo attuale ha messo in pratica “la scelta politica di concentrare le competenze del Pnrr sotto la guida di un unico ministero, e di mettere sotto la stessa competenza i Fondi di coesione europei, per evitare sovrapposizioni”.

Per quanto riguarda la spesa in armamenti fissata in sede Nato al 2% del prodotto interno lordo “è un impegno” al quale tutti i Paesi cercano di “tenere fede” e, al di là della “retorica” dei soldi spesi in armi, occorre capire che “la libertà delle nazioni ha un costo”. In sostanza “la capacità di una nazione di investire nella propria Difesa è direttamente proporzionale alla capacità di difendere i propri interessi”. L’Italia terrà fede agli impegni presi continuando a investire in armamenti, per essere “credibile” e per essere in grado di difendere i propri interessi in campo internazionale. Ben venga inoltre una Difesa europea comune, un tema non antitetico agli obiettivi dell’Alleanza Atlantica, in quanto le due realtà potrebbero convivere in maniera disciplinata.

No invece ad una “globalizzazione senza regole”, e no al Mes a causa di “condizioni troppo stringenti”. Si tratta di un “creditore privilegiato”, negativo per l’Italia in quanto “produce problemi significativi di spendibilità dei titoli di stato” e i tassi di interesse impennano. Occorrerebbe lavorare “a qualcosa di diverso, con condizionalità diverse e magari con obiettivi più centrati” ha puntualizzato la premier affermando che si tratta di una materia sulla quale il governo lavorerà nei prossimi giorni.

“Oggi la sfida è darsi degli obiettivi strategici”, ha affermato il presidente del Consiglio ricordando anche l’impegno dell’Italia come “garante” nel processo di ricostruzione della pace a causa del conflitto tra Russia e Ucraina. Una pace che però sia giusta e renda onore al popolo ucraino che ha dimostrato un ammirabile coraggio e una strenua capacità di resistenza. “Spero che la Russia fermi questa inaccettabile guerra di aggressione: sino a quando non accadrà noi non ci fermeremo”, ha sottolineato la premier Meloni ribadendo il sostegno dell’Italia all’Ucraina e preannunciando che si recherà a Kiev prima del 24 febbraio.

Per quanto riguarda la tregua fiscale non si prevede alcun condono ma il governo “chiede a tutti di pagare il dovuto, con una maggiorazione, consentendo una rateazione”. Le uniche stralciate sono le cartelle “vecchie più di 7 anni e inferiori a 1000 euro” in quanto “conviene allo Stato più la loro distruzione”. In pratica un nuovo tipo di dialogo con i contribuenti non vuol dire favorire l’evasione fiscale. Medesimo discorso per le società sportive alle quali verrà concesso di rateizzare con una maggiorazione del 3% ma “non è una norma che regala qualcosa, tutti pagano quello che devono pagare”, ha sottolineato Meloni.

Le intercettazioni, infine, “sono uno strumento straordinario a disposizione della Magistratura, ma ne va limitato l’abuso”. Come “non credo sia giusto in uno Stato di diritto”, ha affermato la premier, il “cortocircuito nel rapporto fra intercettazioni e media”; in molti casi si è trattato di “intercettazioni senza rilevanza penale che sono finite sui quotidiani, solo per interesse politico”.

Coerenza, ottimismo, orgoglio per il nostro Paese sono questi i valori che la premier Meloni auspica di trasferire ai cittadini italiani nel corso della legislatura attraverso l’attività di governo, con la ferma convinzione di dover fare “ciò che è giusto”.

Parole permeate da una “visione” del futuro, un futuro da poter immaginare e progettare, per tutti ma in primo luogo per i giovani. Un futuro in cui, come auspicato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella in diverse occasioni, prevalga il valore di “una pace giusta”, il senso di “comunità”, di “solidarietà”, di “responsabilità”: valori fondanti, “buoni sentimenti che migliorano la società e che non bisogna aver paura di mostrare”, afferma il capo dello Stato, e che sono, ancora una volta, alla base del suo discorso di fine anno, il primo discorso del suo secondo Settennato.

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