Il tetto all’uso del contante

Al momento non esiste un unico limite a livello europeo all’utilizzo del denaro contante nelle transazioni: abbiamo infatti Paesi come Germania ed Austria che non hanno limiti e Paesi come Francia e Spagna che hanno limiti piuttosto contenuti, ossia mille euro a transazione. Per quanto riguarda il nostro Paese, la Legge di Bilancio attualmente all’esame del Parlamento ha innalzato il tetto ai pagamenti in contanti dai mille euro – come previsto a partire dal 1° gennaio 2023 – a cinquemila euro, per ciascuna transazione.

Proprio in questi giorni, il Consiglio europeo, nell’ambito della definizione di un nuovo pacchetto antiriciclaggio ha individuato in diecimila euro il tetto massimo a livello europeo all’uso del contante. Va evidenziato che questo limite è stato ritenuto congruo per combattere il fenomeno del riciclaggio e il finanziamento del terrorismo, dopodiché ciascuno Stato è libero di abbassare questa soglia in funzione antievasione.

Detto questo, l’innalzamento del limite all’uso del contante, dal punto di vista economico, è una misura di natura espansiva, rendendo più fluide e meno vincolate le transazioni commerciali: si tende a stimolare i consumi e quindi a spingere l’economia.

I danni collaterali. Posto che la “partita” contro l’evasione fiscale non si vince sul fronte del tetto ai contanti; tuttavia, appare molto ottimistico affermare che – specie in Italia – non esiste correlazione tra aumento dei pagamenti in contanti ed evasione fiscale; rapporto oltretutto evidenziato da un solido studio della Banca d’Italia.

Possiamo quindi dire che in medio stat virtus: probabilmente la soglia fissata dal Governo è un buon compromesso tra necessità di sostenere l’economia e necessità di non abbassare la guardia sul fronte della lotta a riciclaggio ed economia sommersa per almeno due motivi: il limite di cinquemila euro non è di entità tale da apparire agli occhi di quei soggetti impegnati nella lotta al riciclaggio – banche, assicurazioni, notai – come un segnale di disimpegno da parte dello Stato. Inoltre, posta l’esistenza della correlazione tra aumento dei pagamenti in contanti ed evasione fiscale, il limite fissato dal Governo, molto al di sotto di quello fissato dal Consiglio europeo, appare sufficientemente contenuto da non incidere in maniera sostanziale, oltre il fisiologico, su questa correlazione.

Quindi, possiamo concludere che così come ha dimostrato la lezione cinese che la teoria del Covid zero non funziona, anche la teoria del Contante zero non funziona perché tende a generare pesanti danni collaterali a carico dell’economia.

[NdR – Fonte Teleborsa.it che si ringrazia per la collaborazione – Andrea Ferretti è docente al Master in Scienze economiche e bancarie europee LUISS Guido Carli]

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